Cultura

Foto che mostrano l'atmosfera sospesa e fragile di Venezia

"Era Mare" è il libro fotografico che racconta l'alta marea straordinaria che ha colpito la Laguna nel novembre 2019. I fondi raccolti serviranno per aiutare le realtà commerciali colpite.

di Vincenzo Ligresti
20 dicembre 2019, 11:12am

Tutte le foto di Matteo de Mayda.

Nella notte tra il 12 e il 13 novembre 2019, a Venezia la marea ha raggiunto 187 cm sul medio mare. Secondo le stime, tra strade e piani terra allagati, l'acqua grande ha sommerso circa l'80 percento del capoluogo veneto.

Dal 1923 al 2000 a Venezia si sono verificati dieci casi di marea eccezionale—ovvero maggiore di 140 centimetri sul medio mare; ma dal 2001 al 2019 i casi si sono intensificati, arrivando già a 12. Secondo quanto riporta un paper pubblicato su Oceanography nel 2016, l'accelerazione di questi fenomeni deriva da "fattori astronomici (maree) e metereologici (le tempeste improvvise) [...] così come dell’uso fatto dall’uomo della regione costiera" e dalla crisi climatica in atto.

A documentare l'ultima acqua grande di Venezia c'era anche il fotografo Matteo de Mayda, rappresentato dall’Agenzia Contrasto e impegnato in progetti di carattere sociale. Dai suoi scatti "sospesi" e distanti dal sensazionalismo è partito il progetto Era Mare, un libro nato con il supporto dello studio bruno (Andrea Codolo e Giacomo Covacich) e i testi della curatrice Francesca Seravalle. La particolarità del libricino è che, se piegato a metà, mostra (o meglio nasconde) la parte sommersa della città, e che i suoi proventi verranno devoluti all’associazione culturale Do.Ve, per aiutare le realtà commerciali veneziane duramente colpite.

Per sapere un po' di più del progetto, del futuro di Venezia e di etica fotografica, ho contattato il fotografo Matteo.

VICE: Ciao Matteo. Te che eri lì, come descriveresti quello che è successo il 12 novembre scorso?
Matteo de Mayda: L’alta marea del 12 novembre era stata annunciata, quella che non si conosceva ancora era l’entità che avrebbe avuto. Avevo [appena] letto una ricerca dell'organizzazione non profit americana Climate Central sul fatto che Venezia finirà sott’acqua entro il 2050 a causa del cambiamento climatico. Così quella mattina sono arrivato a Venezia immaginando di essere nel 2050 e di fotografare una città dove l’acqua alta era la normalità, non un evento straordinario.

Poi la sera la marea è salita inaspettatamente a 187 cm, il dato più alto dall'alluvione del 1966. I canali di Venezia sembravano un fiume in piena, gli amici continuavano a condividere quello che stavano vivendo, sembrava l’apocalisse. Ma penso che tutto il mondo abbia quelle immagini impresse nella testa.

Com’è nato il progetto? E la scelta del titolo?
In quei giorni sott’acqua mi sentivo spesso con Francesca Seravalle tramite i direct di Instagram, lei pubblicava un sacco di stories di quello che stava succedendo a Venezia e per me è diventata una specie di bussola per capire dove andare a fotografare. Quando le ho parlato di una prima idea del libro che stavo realizzando con lo studio bruno lei ha detto subito che il titolo doveva essere evocativo, ma non drammatico, e che doveva spiegare la rottura dell’equilibrio ambientale avvenuta da quel giorno in cui il mare si mangiò la laguna.

Secondo lei Era Mare indicava un cambiamento radicale, una nuova realtà ambientale che i Veneziani e la Laguna Veneziana avrebbero affrontato dal 12 novembre in poi. Nel sistema laguna in cui l’acqua è salmastra, mista di dolce e salata, l’incremento del gradiente di salinità può comportare dei danni molto forti e più resistenti di quelli di acqua dolce.

Vedendo il libricino tagliato a metà, e pensando che l’immagine di Venezia è sempre riflessa nell’acqua, quindi doppia, Francesca ha pensato di trovare un titolo che esaltasse questo aspetto speculare—ed ecco che Era mare si è dimostrato il titolo più azzeccato, anche perché aveva in sé una certa fluidità musicale che le ricordava un’onda.

C’è qualche storia dei soggetti fotografati che ti ha colpito particolarmente?
Non ho mai visto sconforto nei veneziani. Semmai, anche sdrammatizzando con la loro tipica ironia, una forza incredibile. Ma se devo essere più specifico, mi ha colpito un gesto piccolo ed estremamente potente, la tacca “187” che tutti i negozianti hanno segnato sulle pareti delle loro attività. Quei 187 cm che la marea ha raggiunto la notte tra il 12 e il 13 novembre 2019.

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Le foto, se mi passi il termine, sono molto “delicate.” Come mai questa scelta?
In genere non amo le immagini sensazionalistiche, credo sia importante raccontare, ma cercando di farlo con un’etica. Come diceva il fotografo Ando Gilardi, “Le peggiori infamie fotografiche si commettono in nome del 'diritto all’informazione'." Con gli altri autori del progetto siamo sempre stati d’accordo nell’evitare la cronaca d’assalto dei danni in rispetto alle persone colpite, per raccontare l’atmosfera sospesa e fragile di Venezia, della sua laguna e dei Veneziani.

Molte delle foto che abbiamo visto dopo il 12 novembre, al contrario, mostravano soprattutto turisti, in alcuni casi per sottolinearne la noncuranza. Nel caso in cui lo volessero, cosa potrebbero fare i turisti e i non veneziani per aiutare attivamente la città? Del resto, sono ormai anche loro parte del "sistema Venezia."
Da una parte c’è stato l’aiuto immediato che si poteva portare come quello spontaneo di “Venice Calls,” un gruppo di 1500 ragazzi accorsi a Venezia per portare soccorso gratuito ai cittadini in difficoltà.

Rispetto al post-acqua alta esiste una mancanza di informazione diffusa: si calcola che circa il 45 percento delle prenotazioni per il periodo di Natale e Capodanno siano state cancellate dai turisti spaventati, anche se ora la situazione è tornata alla normalità. Penso che ora un piccolo e significativo gesto di sostegno a Venezia sia evitare i catastrofismi e contribuire a risollevare la città facendole visita. Una visita che sia immersione nella città e non turismo mordi e fuggi sicuramente aiuterebbe a capire la natura straordinaria di Venezia.

Di cosa si occupa l’associazione culturale a cui devolverete l’intero incasso?
L’associazione culturale Do.Ve è una rete di attività commerciali e privati impegnati nella tutela e valorizzazione di un’estesa area del sestiere di Dorsoduro. L’associazione si impegna ad usare i fondi raccolti per aiutare queste realtà a rialzarsi.

Per effettuare una donazione e ricevere una copia di Era Mare, passa dal sito del progetto.

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