Com'è vivere con degli influencer, raccontato dai loro coinquilini

"Io vedo cosa fa davvero a casa, e penso che il 90 percento di quello che pubblica siano bugie."
26.10.20
com'è vivere con un influencer in casa
Illustrazione: Helen Frost.

Che tu sia all’università o meno, se vivi in affitto in una grande città probabilmente condividi casa con altre persone e, statisticamente, prima o poi ti è toccato o ti toccherà vivere con qualcuno che odi.

Le avvisaglie più tradizionali del fatto che hai un pessimo coinquilino includono comportamenti passivo-aggressivi sui gruppi di WhatsApp, bollette non pagate, dubstep a tutto volume e cibo lasciato a marcire in frigo. Ma nel 2020, c’è un nuovo tipo di coinquilino con cui si rischia di finire ai ferri corti: l’influencer. E da quanto dicono le testimonianze, è un contratto 4+4 di pura agonia.

Le continue consegne di pacchi, i servizi fotografici forzati, e le storie recitate su Instagram sono solo la punta dell’iceberg. Con l’assottigliarsi dei confini tra social media e vita reale, i coinquilini devono vedersela con il dietro le quinte della fama da social—ed è dura.

Abbiamo parlato con cinque di loro, per scoprire com’è la vita con un influencer.

‘È IN CASA A CUCINARSI LA CENA, MENTRE LE SUE STORIE DI INSTAGRAM LO RITRAGGONO AL RISTORANTE IN GRECIA’

Non lo conoscevo prima, ho visto un annuncio per una casa in affitto e non ho capito subito che facesse l’influencer. Quando mi sono trasferito, ho pensato: ‘Uao, ha un gran fisico e una pelle perfetta.’ Quando ho scoperto la verità, è diventato tutto più chiaro. Ha poco più di 30 anni, qualche centinaio di migliaia di follower e fa il life coach. Ma non ha molto senso perché i suoi genitori gli pagano ancora l’affitto e lui non ha un lavoro vero e proprio. Una volta che mi è passato l’entusiasmo per tutti gli omaggi (cibo e bevande provenienti da vari eventi e aziende con cui lavorava), ho iniziato a vedere le cose come stavano davvero.

Ha messaggi positivi sparsi per tutta casa. Ogni mattina mette la sua canzone motivazionale—un brano Christian rock—a tutto volume e fa impazzire il resto della casa. Pubblica foto su Instagram in cui si trova in hotel di lusso e tagga il luogo come ‘casa dolce casa’. O magari una sera è a casa, che cucina la cena, ma le sue storie su Instagram lo ritraggono al ristorante in Grecia. Non ho dubbi che sia andato davvero in Grecia, ma c’è stato per una vacanza di una settimana, non a fare festa per mesi come penseresti dal suo Instagram.

Penso che il 90 percento di quello che pubblica siano bugie. Se lo segui sui social, pensi che sia un tizio benestante che viaggia in continuazione e vive in una bella casa, ma è una versione della realtà assolutamente esagerata.

È dura vivere con qualcuno quando non ti sembra degno di molta fiducia. Persino le sue foto—è diverso in ognuna, perché le modifica tantissimo. — Theo, 28, Londra

‘HA FATTO UN CROWDFUNDING PER PAGARE L’AFFITTO E LE BOLLETTE’

Vivevamo insieme nel 2013/2014, e il panorama degli influencer non era lo stesso di oggi. Avevamo amici in comune, così ho pensato che sarebbe stato divertente vivere insieme, ma è stato il periodo peggiore della mia vita. Aveva i capelli tinti di verde, che richiedevano tantissima manutenzione, e ogni superficie dell’appartamento era coperta di schizzi colorati. Pulivo le pareti ogni giorno, terrorizzata di perdere i soldi della caparra. In pratica faceva la modella su Instagram, ma i suoi fan non vedevano lo schifo di camera sua. Hai presente quando una boccetta dal contenuto non meglio identificato si spacca nella tua trousse e il resto delle cose finisce ricoperto da una melma appiccicosa? Ecco, in camera sua era tutto così.

Aveva circa 250.000 follower. Instagram le permetteva di coltivare una relazione con i suoi fan, anziché essere uno strumento di marketing. Non aveva un’entrata fissa, per cui faceva delle liste dei desideri su Amazon e i suoi fan le compravano quello che le serviva—aveva creato anche una lista di regali per la casa nuova quando ci siamo trasferite lì. Ma nessuna di quelle cose aveva una vera utilità pratica, come un’asse per stirare o una lavatrice. Lei cercava sempre di mandarmi a ritirare i pacchi al posto suo—parliamo di 10 o 20 consegne alla settimana.

Le donazioni sono aumentate di botto quando ha avuto un incidente mentre stava filmando un video per YouTube e ha fatto un crowdfunding per pagare l’affitto e le bollette. Non sapeva assolutamente gestire i soldi e non aveva un conto adatto, per cui dovevo usare il mio PayPal per far entrare le donazioni dei suoi ‘fan’. Le ho anche scritto un curriculum, una volta. Gestire la sua vita e i suoi soldi era diventato un secondo lavoro per me. — Evie-May, 26, Londra

‘RACCONTAVA LA SUA “VITA DA SBALLO” SU INSTAGRAM, QUANDO IN REALTÀ STAVA CHIUSA IN CAMERA’

Frequentavo l’accademia di belle arti e vivevo con un gruppo di gente a caso tutta sui 20 anni, e la ragazza con la stanza vicino alla mia era un’influencer con 20.000 follower su Instagram. Era un incubo vivere con lei, ma mi dispiaceva anche molto per la sua situazione.

Faceva un mucchio di like sui social e raccontava la sua ‘vita da sballo,’ ma non sembrava mai socializzare davvero con nessuno, né in casa né all’università, fatta eccezione per qualche occasionale appuntamento su Tinder.

Sembrava proprio sola e mi ha fatto considerare sotto un nuovo sguardo il modo in cui percepisco le persone sulla base dei loro feed social. C’era un distacco drammatico con ciò che raccontava—in realtà stava chiusa in camera quasi tutto il tempo.— Eshan, 28, Londra

‘LA COSA CHE MI HA STUPITO DI PIÙ È QUANTE VOLTE DICESSE NO AI BRAND’

La mia esperienza è decisamente positiva. La mia coinquilina ed io siamo molto amiche. È una micro-influencer, attività che tratta come secondo lavoro. Parliamo molto di Instagram e, specialmente durante la quarantena, ero io a scattare molte delle sue foto e a farle da confidente. Lo vedo come un modo pratico per fare un po’ di soldi e dare una spinta alla sua carriera, diverso da quelli che si fanno sponsorizzare da qualche brand di vestiti—non è così con lei, almeno per ora.

Penso che la cosa che mi ha stupito di più vivendo con un influencer è quante volte l’ho vista dire no a qualche brand, perché pensavo che gli influencer lavorassero con qualsiasi brand. Non possiamo negare che questo lavoro esista, perché gli influencer sono persone reali che guadagnano soldi reali. Ovviamente non tutti hanno esperienze positive, ma io non sono contraria per principio a chiunque faccia questo lavoro e vivere con la mia coinquilina mi ha fatto capire che c’è molto più di quello che sembra sotto. — Millie, 24, London

‘SE PUBBLICA UNA FOTO… NON POSSIAMO FARE NIENTE ALTRO PER IL PAIO D’ORE SUCCESSIVO’

Mia sorella è un’influencer part-time e io sono profondamente contraria alla cosa perché è tutto basato sul fast fashion.

Si è fatta rifare i denti gratis, qualcuno le ha offerto il filler alle labbra gratis, ma quello non l’ha accettato. A meno che una cosa che riceve non le piaccia davvero tanto, in genere vende tutto. JD Sports le manda 800 sterline di scarpe ogni mese—trova un paio nuovo, si fa una foto, le mette su Depop e le vende per un centinaio di sterline. Regala anche tante cose alle persone che conosciamo. È molto generosa.

È come se i social media si riversassero nella sua vita fisica. Quando facciamo piani per uscire, le vanno bene se può tirare fuori almeno una foto da quella giornata—non sempre, ma almeno un paio di volte a settimana è così. Per cui si alza, si trucca, si mette un vestito da Instagram e le extension ai capelli per ‘lavoro’. Persino quando va a cena con il suo ragazzo deve sempre pianificare con un po’ di anticipo.

Non ha condizionato il nostro rapporto in modo positivo o negativo, è più vederla arrabbiarsi se faccio una foto e non esce come la voleva che mi dà fastidio. Mi ha messo qualche dubbio sulla sicurezza di sé che credevo avesse, perché è bellissima, ma è come se non potesse mai smettere di esserlo. Se pubblica una foto alle otto di sera, non possiamo fare niente per il paio di ore successive, perché lei passa a rispondere a tutti i commenti per avere un buon engagement. — Jenny, 23, Brighton

@thediyora