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Addestrati all'odio

I campi di addestramento dei Kommandokorp, Sudafrica, dove insegnano alla popolazione afrikaner la paura per i neri.
24.4.12

Ilvy Njiokiktjien è una fotografa olandese di 27 anni, che negli ultimi quattro ha viaggiato avanti e indietro dal Sudafrica per scattare fotografie dell’estrema destra locale. Dopo aver passato un bel po’ di tempo con le più importanti personalità della comunità afrikaner, nel 2011 è stata invitata a visitare i campi di addestramento militare dei Kommandokorp. Ufficialmente, questi campi hanno la funzione di “aiutare gli adolescenti afrikaner a difendersi nell’eventualità di un attacco da parte dei neri.” Dato che Ilvy ha recentemente vinto il premio World Press Photo 2012—insieme alla giornalista Elles van Gender, sua partner lavorativa—abbiamo pensato di metterci in contatto con lei per scambiare due parole sul volto sudafricano dell’odio.

VICE: Ciao Ilvy. Dove hai sentito parlare per la prima volta dei campi di addestramento per afrikaner?

Ilvy Njiokiktjien: In occasione del funerale del leader dell’estrema destra [**Eugène Terre'Blanche**](http:// http://it.wikipedia.org/wiki/Eug%C3%A8ne_Terre%27Blanche). È stato assassinato nel 2010, era il capo della AWB (il movimento di resistenza afrikaner). Lì ho incontrato il Colonnello Jooste, il capo del campo di addestramento dei Kommandokorp. L’ho visto tra la folla con indosso la vecchia uniforme dell’esercito, la stessa che portavano i soldati ai tempi dell’apartheid. Mi chiedevo chi fosse, così mi sono avvicinata a lui e iniziato a chiacchierare. Poi gli ho chiesto di poter visitare uno dei campi.

Sono famosi in Sudafrica?

I Kommandokorp sono un’organizzazione marginale. I campi di autodifesa sono molto diffusi nel Paese, ma quelli dei Kommandokorp sono diversi dagli altri.

Hai avuto accesso illimitato una volta sul posto?

Sì, principalmente perché sia io che la mia collega Ellen van Gelder parliamo l’afrikaans. Abbiamo potuto scattare fotografie e girare video di tutto. Il colonnello è così orgoglioso dei suoi campi che non ha esitato a mostrarci le varie attività.

Quanti campi di quel genere esistono in Sudafrica?

Non lo so, è difficile a dirsi. Ci sono numerose organizzazioni di afrikaner. Alcune più piccole di altre, ma tutto sommato, si tratta di una realtà abbastanza marginale.

E i ragazzini, come ci finiscono nei campi? È una sorta di punizione, o il risultato del vero “orgoglio afrikaner” dei genitori?

Nella maggior parte dei casi è una decisione presa dai genitori. A causa dell’alto tasso di criminalità, credono davvero che i loro bambini abbiano bisogno di imparare a difendersi. Non è vista come una punizione, anzi: a tanti piace stare lì. Inoltre, il servizio militare non è più obbligatorio in Sudafrica, quindi i genitori sentono il bisogno di mandare i loro ragazzi in un campo del genere per, sai, farli diventare dei veri uomini.

Questi ragazzi appartengono a una classe sociale particolare?

A essere sincera, è un gruppo molto eterogeneo. Ho trascorso diverso tempo con le famiglie dei ragazzi per il seguito del progetto. Alcuni hanno origini povere, altri sono piuttosto ricchi. Inoltre, alcuni arrivano dalle città, mentre altri dalle zone rurali.

Chi sono le altre persone? Ho letto che il grande capo del campo, Franz Jooste, combatteva contro i neri durante l’apartheid.

Gli altri sono principalmente ex membri che ora ricoprono i gradi più alti dei Kommandokorp. E sì, Franz Jooste combatteva nell’esercito dell’apartheid, nelle truppe al confine.

Che tipo di addestramento devono intraprendere i ragazzi? Cose tipo corsa e partite di paintball?

È un addestramento militare di base abbastanza duro, specialmente per i più giovani. Il più piccolo aveva 14 anni; ricordo che faceva davvero fatica a eseguire tutti gli esercizi. Ogni giorno, alle 4.45 del mattino, i ragazzi si devono svegliare e correre, fare i piegamenti sulle braccia, gli addominali, quel genere di cose. Di notte, dopo che il colonnello li ha stremati per tutto il giorno, seguono lezioni in cui si parla del “nemico” e della “razza”.

L’umiliazione fa parte del “processo di apprendimento”?

Non proprio, ma urlare e sbraitare ai ragazzi sì. Questo dovrebbe renderli uomini duri, secondo quello che crede il Colonello. Ho visto gli insegnanti impartire lezioni agli adolescenti sul perché i neri abbiano un cervello più piccolo. È un genere di umiliazione diverso.

Wow. In generale, i sergenti cosa “insegnano” ai ragazzini? Si parla solo di razza e di paura dei neri?

Sì, gli dicono che la maggior parte dei crimini sono commessi dai neri, e che i neri sono diversi dai bianchi in tutti i sensi. Ma il sergente non dà neanche l’impressione di "mentire" mentre dice queste cose. Crede davvero che la corteccia cerebrale delle persone di colore sia più piccola di quella dei bianchi.

Pensi che i bianchi che hanno vissuto il periodo dell’apartheid rimpiangano i vecchi tempi?

Credo che questa sia una domanda alla quale non posso rispondere. Sono in ballo punti di vista estremamente differenti. Ci sono rimpianti, c'è il senso di colpa, e in alcuni casi una vera nostalgia per l’apartheid. E lo stesso vale per la cultura afrikaner in generale: alcuni temono di perderla; ad altri non importa.

Alla fine della settimana di addestramento, i ragazzi con cui hai avuto a che fare hanno cambiato opinione sui neri? Credo che nessuno sia razzista senza glielo insegnino.

Tanti di loro hanno cambiato idea, effettivamente. Ma ho capito che i più erano già razzisti quando si sono uniti al campo. Fa parte della cultura della comunità afrikaner. Quelli che non hanno imparato le differenze tra bianchi e neri (almeno, agli occhi del colonnello) sono obbligati a restare al campo per una settimana supplementare, finché non imparano.