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Da otto anni, una sconosciuta crea finti profili Facebook spacciandosi per me

Da otto anni qualcuno si spaccia per me su internet, creando profili falsi a nome mio e delle mie amiche. Finora ne abbiamo contato più di 60 profili, ma la realtà è ancora più inquietante.
21.1.15

Uno dei falsi profili Twitter che usano le foto e il nome dell'autrice

"Ellie! Chia! Non sapevo ci foste anche voi qui!"

Era l'estate del 2010 ed eravamo a Malia. Io e la mia amica abbiamo fissato sgomente il ragazzo di fronte a noi, certe di non averlo mai visto prima.

"Cosa c'è?" ci ha detto. "Fate finta di non conoscermi?"

Non era il classico caso in cui esci una sera e ti fai un nuovo migliore amico per poi dimenticarti puntualmente della sua esistenza quando il sole sorge e tutto quello che hai bevuto passa dallo stomaco al pavimento. E non era nemmeno la prima volta che ci capitava.

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"Mi sa che hai sbagliato persona. Chi cerchi?" gli abbiamo chiesto.

"Ellie Rose e Chia Colarossi," ci ha risposto.

Io e la mia amica ci siamo guardate e abbiamo sospirato. Quelli non sono i nostri veri nomi; sono i nomi di due profili fake che da diversi anni usano le nostre foto—comprese quelle in cui compaiono altri nostri amici—su tutti i social network, da MySpace a Twitter.

Forse avrete visto Catfish e probabilmente sarete in grado di immaginarvi quanto possa essere brutto scoprire che ragazza con cui passi le sere a chattare è un uomo di 42 anni che vive ancora con la madre. Ma avete mai pensato a quanto può essere strano essere il volto utilizzato da quell'uomo? Forse no, perché non c'è motivo di pensarci. Ma credetemi, è altrettanto angosciante.

Nel corso degli anni, io e le mie amiche abbiamo incontrato un sacco di ragazzi che sostenevano di aver parlato con la finta me o con una delle mie amiche. Spesso, questi stessi ragazzi ci chiedono di vedere un documento che provi che i nostri cognomi non sono "Colarossi", o "Rose", o "Morrison." Ogni volta ci rimangono male. Il ragazzo di Malia aveva passato i due mesi precedenti a scambiarsi messaggi con "Chia". Pensava di essersi innamorato di lei. Ero dispiaciuta per lui—anche se trovavo strano che non avesse mai sospettato niente, dato che a suo dire ogni volta che dovevano incontrarsi la ragazza rimandava con la scusa di un problema in famiglia.

A essere sinceri, la finzione era così ben articolata che anche io, se non si fosse trattato della mia identità e di quella delle mie amiche, ci sarei cascata. Contando Twitter, Facebook, Instagram e un imbarazzante sito d'incontri, su internet ci sono più di 60 profili fake a nostro nome. Esiste un profilo finto di praticamente ogni persona che ho conosciuto durante l'adolescenza. Ogni volta che uno di noi carica una foto, questa viene ripostata dai nostri rispettivi profili fake. Ogni nostro tweet viene copiato. È tutto talmente credibile che per un attimo ho davvero pensato che da qualche parte ci fosse una versione alternativa di tutti quelli che conosco (seppure con cognomi leggermente diversi).

Col tempo, questa faccenda è diventata più un peso che una storia divertente da raccontare alle feste. Abbiamo dovuto mostrare le nostre patenti a troppi ragazzi arrabbiati che si rifiutavano di credere che non fossimo chi dicevamo. Di recente, le cose sono peggiorate: in università un ragazzo si è avvicinato alla mia amica Chia, convinto di avere un appuntamento con lei. È un mistero come faccia la persona che gestisce questi profili a sapere dove vive Chia—un mistero inquietante, visto che ora sta iniziando a invitare degli sconosciuti a uscire.

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In ogni caso, Chia Colarossi appare come la leader di questo gruppo di persone inesistenti, quindi è ragionevole pensare che il suo profilo sia quello in cui viene investito il maggior numero di energie. La finta Chia Colarossi ha scritto 36.000 tweet. Cerchiamo di contestualizzare questo numero: significa un tweet all'ora per più di quattro anni. Usando la psicologia inversa, a volte la falsa Chia scrive a quella vera, chiedendole: "Perché ti spacci per me?"

Tutta la situazione è completamente folle, oltre che davvero confusa.

Ho passato anni a eliminare persone dai miei amici di Facebook, sospettando che uno qualsiasi di loro potesse essere il gestore dei profili falsi. Qualche anno fa, in un tentativo disperato, ho scritto al finto profilo della mia amica Charlotte, chiedendo il perché di tutto ciò e spiegando che la strana situazione in cui ci trovavamo iniziava a preoccuparmi.

Queste sono le risposte che ho ricevuto (in quel periodo confuso avevo cambiato il mio nome su Facebook in "Ellie Rose," ma ignorate questo particolare):

Più tardi, "Charlotte Jean" ha aggiunto: "Non ho molti amici—non ne ho mai avuti, a dir la verità. Sembra assurdo, ma questa cosa mi fa sentire un po' meglio. Nessuno mi parla quando sono me stessa."

Ovviamente, sentirmi dire una cosa del genere non è stato piacevole—mi immaginavo questa ragazza distrutta che passa i giorni intrappolata nella sua doppia vita, e volevo aiutarla. Mi ha promesso che avrebbe seguito i miei consigli: smettere di aggiornare i profili, parlare con uno psicologo e scrivermi se avesse voluto parlarne ancora in futuro.

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Dieci minuti dopo ero stata bloccata e "Charlotte Jean" continuava a scrivere come al solito. Penso che si sia arrabbiata con me per averla messa al muro, perché poco dopo l'altra "Ellie Rose" ha smesso di frequentare i suoi amici e si è trasferita in Scozia. O almeno, questo è quello che dice il suo profilo su Ask.fm.

Dopo quella conversazione, uno dei profili falsi ha scritto alla mia amica Georgina:

"Ciao, volevo solo dirti che mi dispiace aver creato questi profili. Mi ci è voluto un po' ma alla fine ho capito quanto è perverso e malato. Penso mi piacesse soltanto vivere un po' la vostra vita invece della mia. Mi dispiace tanto; volevo farvi sapere che prometto di cancellare tutti i profili, perché non è giusto. Pensavo che fosse giusto chiedere scusa a te e alle tue amiche. Se vuoi rispondermi comprendomi di insulti lo capisco perfettamente."

Nonostante la sua promessa, tutti i profili sono ancora attivi.

La dottoressa Claire Casey ha 48 anni ed è una psichiatra della Harley Street Clinic esperta in dipendenze virtuali. Le ho spiegato la mia situazione e fatto leggere i messaggi inviati a me e a Georgina.

"Il fatto che sia sola e che sia ossessionata da tutto questo, anche se sa che è una cosa folle, fa pensare che potrebbe avere una lieve forma di autismo," mi ha detto la dottoressa Casey. "Sarà difficile fermarla: non credo che cambierà col tempo, a meno che non si faccia aiutare."

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"Non si può costringere qualcuno ad andare da uno psichiatra, a meno che non sia un pericolo per se stesso o per gli altri. Per cui, se non vi ha minacciate o non ha avuto episodi violenti, non potete fare molto. Penso che andrà avanti per un bel po'. Probabilmente lei non ha amici né un ragazzo o qualcuno con cui parlare—di conseguenza, creare questi profili le permette di mostrarsi provocante, intelligente, attraente e spiritosa; può fingere di essere una persona diversa da quella che è nella vita reale."

Per quanto ammirevole, la dedizione con cui vengono gestiti questi profili non è per niente sana. Se la diagnosi della dott.ssa Casey è corretta si tratta di un comportamento che potrei anche comprendere, ma creare un intero mondo parallelo in cui rinchiudersi mi sembra un modo rischioso di rapportarsi ai problemi della vita reale. E come ha detto la dott.ssa Casey, più va avanti, più le sarà difficile smettere. A meno di assumere qualcuno per rintracciare gli indirizzi IP—cosa che non è detto funzioni—non c'è modo di sapere chi sia la responsabile di tutto questo, o di aiutarla a uscire dal mondo in cui è intrappolata.

Su un piano più personale, invece, io e le mie amiche non possiamo sapere con quali persone parli questa ragazza o cosa dica loro. Tutte le volte che una di noi è stata avvicinata da sconosciuti, la situazione si è risolta in modo abbastanza pacifico—ma non c'è modo di sapere come reagirà il prossimo sconosciuto convinto di conoscerci, e preferirei non essere costretta a scoprirlo. Sono stanca di guardare con sospetto i profili delle mie compagne delle medie immaginandole sedute al buio davanti al computer, circondante da centinaia di nostre foto. Otto anni è un sacco di tempo, e mi piacerebbe che questa faccenda finisse una volta per tutte.

La politica di Facebook in materia di furti di identità è quella di invitare i suoi utenti a segnalare qualsiasi profilo si spacci per loro. Quella di Twitter dice così: "L'impersonificazione è una violazione delle Regole di Twitter. Gli account Twitter che fingono di essere un'altra persona o entità, al fine di confondere o ingannare, possono essere permanentemente sospesi nel quadro della politica di Impersonificazione di Twitter."

In entrambi i casi le regole sono a nostro favore, e abbiamo provato a far rimuovere i profili Facebook e Twitter in varie occasioni, ma ogni volta che vengono eliminati ne nascono altri nel giro di poche settimane.

Legalmente, l'utilizzo delle foto non è una violazione del copyright, ma è certamente una violazione della privacy. Il problema è che la polizia ha senz'altro cose più importanti da fare che scoprire e identificare chiunque passa il suo tempo salvando e ripubblicando foto altrui su Facebook.

Finta me, se stai leggendo questo articolo, segui il consiglio che ti avevo dato: fatti aiutare. Devi affrontare i problemi alla radice del tuo comportamento, e il modo migliore è parlarne con qualcuno di cui ti fidi, o con un esperto capace di darti i consigli giusti. Questi profili falsi sono come delle stampelle: lasciale cadere e scommetto che alla fine riuscirai a camminare meglio di quanto tu non abbia fatto negli ultimi otto anni.

Nel frattempo, io continuerò a scandagliare i social network nel tentativo di scoprire chi sta rubando la mia faccia.

Segui Ellie Flynn su Twitter: @ellieflynn