Foto da una cittadina mineraria indiana che brucia da 100 anni

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Foto da una cittadina mineraria indiana che brucia da 100 anni

Nel 2015 è passato un secolo esatto da quando la terra sotto la cittadina mineraria di Jharia, in India, ha iniziato a bruciare. Il fotografo Seb Heseltine è andato a documentare la situazione e la vita degli abitanti.
9.2.16

Nel 2015 è passato un secolo esatto da quando la terra sotto la cittadina mineraria di Jharia, in India, ha iniziato a bruciare. A causa del collasso di alcune miniere di carbone, oggi la città è costantemente avvolta da una nube tossica e l'inquinamento dell'aria è la principale causa di morte nella zona. Gli infortuni sul lavoro fanno il resto.

Le aziende che si occupano dell'estrazione del carbone stanno tentando da anni di spegnere gli incendi, ma finora hanno avuto ben poco successo. E anche quando fanno qualche progresso le loro attività non incontrano il favore degli abitanti, per il rancore che questi ultimi portano nei confronti delle ingiuste condizioni di lavoro imposte dalle aziende, a causa delle quali circa 100mila famiglie hanno dovuto lasciare le proprie case.

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Ho parlato con il fotografo Seb Heseltine, che ha visitato la città nel 2015, di com'è vivere e lavorare da quelle parti.

VICE: Come hai scoperto la vicenda della città di Jharia?
Seb Heseltine: Be', mi è sempre interessato scoprire nuove culture e ho pensato di documentare qualcosa che mi fosse totalmente estraneo. Nel corso degli anni ho imparato ad apprezzare il lavoro di Steve McCurry, specialmente i suoi progetti sull'India.

Così mi sono messo a cercare un soggetto e ho concentrato i miei sforzi sulla zona più industrializzata dell'India, per affrontare il tema dell'India - paese in via di sviluppo: è così? Non è così? Da lì, ho scoperto quanto è importante per l'economia indiana di oggi il carbone e la complessità della situazione di Jharia.

Volevi portare all'attenzione del mondo questa situazione o ti interessava solo documentarla per i posteri?
Be', dell'area si era già parlato un po' tra il 2010 e il 2012, quando il governo locale aveva cominciato a trasferire le famiglie che abitavano in case a rischio per via degli incendi sotterranei in alcune sistemazioni di fortuna. Nonostante questo non sono stato in grado di scoprire se ci fossero stati successivi sviluppi. E dato che c'era di mezzo il centesimo anniversario dello scoppio degli incendi, ho deciso di andare a dare un'occhiata di persona.

Quali sono le difficoltà principali che hai incontrato nella realizzazione?
Direi che una delle sfide principali è stata fotografare alcune delle aree minerarie e i luoghi che bruciano tuttora. Non mi sarebbe mai stato concesso un visto giornalistico perché il governo non vuole che si parli di questa situazione; nemmeno la stampa locale ne parla.

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Quindi credi che ci sia una certa censura da parte del governo?
Sì, credo di sì. La seconda settimana, la polizia locale ha chiamato il mio fixer dicendogli che non potevo più fotografare le miniere. Il personale di sicurezza che lavora per le compagnie minerarie ha l'ordine di tenere sotto controllo i fotografi e paga gli abitanti della zona per farsi tenere informato sulla loro presenza. Ecco perché il mio fixer ha ricevuto quella telefonata.

Qual è il momento che ti è rimasto più impresso del tempo che hai passato là?
Ho sentito un sacco di storie di gente che è caduta nelle fiamme. Una settimana prima che arrivassi, nella città di Dhanbad, una donna che lavorava come guardiano per la BCCL Mining è caduta tra le fiamme ed è morta. Un'altra cosa difficile è stata conoscere la famiglia di uno dei bambini che ho fotografato. Il bambino aveva gravi ustioni su tutto il corpo, e le ferite si erano infettate per le punture degli insetti e per la mancanza di cure.

Come vorresti che venisse affrontata questa situazione?
In un mondo ideale, vorrei che il governo prestasse più attenzione alle famiglie che hanno bisogno di aiuti economici, compensandole per ciò che hanno perso e imponendo alle compagnie minerarie di fornire assistenza medica a tutti coloro che hanno avuto problemi di salute per colpa di questa situazione. A Jharia ho anche parlato con un attivista, Ashock, che ha smesso di insegnare fisica in all'università per dedicarsi a tempo pieno alle proteste contro le compagnie minerarie. Crede che gli standard di sicurezza applicati in questa zona non siano adeguati.

Cosa mostra questa radiografia che hai fotografato?
È la radiografia di un abitante della zona che soffre di antracosi, una malattia che colpisce spesso le persone che lavorano nelle miniere senza appropriati indumenti di sicurezza. Il medico dell'ospedale in cui è stata scattata la foto mi ha detto che l'aspettativa di vita di quanti lavorano nelle miniere è di circa 55 anni.

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