La guida di VICE al referendum costituzionale

Ho chiesto a un deputato del Movimento 5 Stelle di convincermi a votare No

Ho parlato con Federica Dieni, deputata del Movimento 5 Stelle, chiedendole di convincermi a votare per il No sostenuto dal suo schieramento politico. Dopodiché ho fatto lo stesso con una deputata del Partito Democratico.

di Vincenzo Marino
29 novembre 2016, 5:31am

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SCUSA.

Stai per leggere la nostra intervista a un deputato per il No. Clicca qui per leggere la nostra intervista a un deputato per il Sì.

Tra pochi giorni saremo chiamati a votare per il referendum costituzionale. La riforma, nota anche come "DDL Boschi", è al centro del dibattito da mesi, ed è stata oggetto di ogni tipo di approfondimento—qui ci abbiamo provato anche noi, con VICE News.

La materia piuttosto tecnica, la trasversalità delle posizioni politiche e un livello del dibattito particolarmente violento, tuttavia, non hanno contribuito a favorire una discussione abbastanza chiara sul tema.

Ancora oggi il numero di indecisi, malgrado sia fisiologicamente in discesa con l'avvicinarsi del giorno del voto, continua a essere piuttosto alto (tra il 13 e il 25 percento stando agli ultimi
sondaggi). E non è detto che chi ha già deciso cosa votare lo stia facendo sul tema in discussione, e non per una—seppur legittima—presa di posizione politica.

Vista la confusione dentro e fuori di me, ho deciso di sentire due giovani parlamentari appartenenti ai partiti numericamente più rilevanti negli schieramenti per il Sì e per il No, rispettivamente il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle. Per entrambe le interviste era previsto uno stesso set di domande, in aggiunta ad altre più specifiche, attraverso le quali convincermi a votare per lo schieramento di appartenenza.

Qui sotto potete leggere l'intervista alla rappresentante del No, mentre qui trovate quella alla rappresentante del Sì.

Per il No ho parlato con Federica Dieni, deputata del Movimento 5 Stelle nata nel 1986 e componente della I Commissione (Affari costituzionali, della Presidenza del Consiglio e Interni) e della Giunta per il regolamento.

VICE: Qual è l'argomento a prova di bomba che, in breve, useresti per convincere un indeciso a votare No?
Federica Dieni:
Non nascondo che l'unica cosa positiva di questa riforma sia l'eliminazione del CNEL. Tutto questo però viene sovrastato da altre potenziali novità come il fatto, per esempio, che ci verrebbe tolto il diritto di voto al Senato, e quindi la possibilità di scegliere i senatori. I nuovi membri del Senato saranno scelti tra consiglieri regionali e sindaci, che quindi avranno due incarichi e godranno di immunità parlamentare—tra l'altro ancora non si capisce bene come verranno scelti.

Quali sono altre due ragioni valide per votare No, insieme a quella del Senato?
Una delle principali è che, attraverso il combinato disposto tra referendum e legge elettorale, il primo partito che magari avrà una maggioranza relativa alle elezioni e che poi si affermerà al ballottaggio, avrà il controllo del 54 percento dei seggi—il che significa che un unico partito alla Camera potrebbe avere un potere molto forte, concentrato nelle mani di una sola persona.

Altra cosa, si potrà mettere le mani più facilmente sugli organi di garanzia, sulle nomine dei giudici della Corte Costituzionale, del CSM, dello stesso Presidente della Repubblica: non è una cosa positiva, non puoi sapere chi arriva al potere tra dieci o 15 anni—magari qualcuno che potrebbe di nuovo portarci in un regime dittatoriale. Di fatto la concentrazione di potere è una cosa pericolosa.

Cosa cambia concretamente nella vita di un giovane se vota No, ammesso cambi qualcosa?
In questo senso, il problema è che il giovane non potrà più scegliere i 'propri' senatori, trovandosi davanti a un governo molto forte che—per esempio—in poco tempo potrebbe togliergli ulteriori diritti, come purtroppo si è già cominciato a fare da qualche anno a questa parte col Jobs Act, o con la Buona Scuola. Allo stesso modo, un governo legittimato da una maggioranza così forte potrebbe decidere di tornare sulla Costituzione e intervenire sulla prima parte della stessa.

Intendiamoci, la Costituzione può essere modificata—eccome—ma va fatto con un largo consenso, e lo si può fare con un Parlamento legittimato a farlo, che sia stato votato per quello. In questa maniera, invece, ci troviamo davanti al rafforzamento dell'Esecutivo, al decadimento del ruolo dei rappresentanti dei cittadini.

Concretamente, se cambi la Costituzione, il giorno dopo non hai la percezione di qualcosa che cambia. Le vite delle persone cambiano attraverso l'approvazione di misure utili—reddito di cittadinanza, lavoro: questo è quello che può modificare la quotidianità di un cittadino.

Parlando con un po' di ragazzi in giro, noto che sono molto orientati sul No. Sono persone che studiano, approfondiscono: credo che sia un messaggio molto importante, e cioè il segno che votare No non vuol dire guardare al passato, anzi.

I toni piuttosto forti della campagna, però, rischiano di aver distratto dal merito della riforma. Cosa ne pensi? Beppe Grillo, per esempio, ha usato espressioni come "serial killer" per chi vota per il Sì...
Al di là di tutto, Beppe ha cercato di entrare nel merito. È una frase a effetto usata per cercare di far capire la reale portata di questa riforma, ed è servita per mettere al centro il problema delle conseguenze del Sì. I toni della campagna da parte del governo sono stati forti, poi, perché ovviamente hanno cercato in tutti i modi di non entrare nel merito delle argomentazioni: parlare per slogan di cambiamento non dà elementi utili ai cittadini per valutare serenamente.

Malgrado il No sia in vantaggio nei sondaggi soprattutto tra i giovani, l'impressione è che molte persone siano orientate a votare Sì perché—detta molto semplicemente—non vogliono votare come il M5S, come Salvini o come Forza Nuova. Cosa ne pensi?
Questo è molto triste, perché bisogna comunque capire il merito del voto. Ogni partito, ogni movimento politico, ogni comitato ha la sua idea, ma ragionare così è come quando uno per fare un dispetto a un altro si tira la zappa sui piedi.

Comunque sono in tanti a essere contrari alla riforma, e penso a figure come Rodotà e Zagrebelsky, professori che sicuramente non sono nel Movimento ma che hanno studiato e sanno che questa proposta non è sicuramente la migliore possibile. Secondo me si dovrebbe cercare di restare sui contenuti, e far capire che chi sta sposando il No non ha alcuna parentela politica con chi condivide il suo giudizio nel merito su questo voto.

Molti pensano che votando No il M5S andrà automaticamente al governo, e sono letteralmente terrorizzati dall'idea. Lo ritieni possibile? E, in secondo luogo, a cosa si deve secondo te questo terrore?
In realtà è il contrario, perché in teoria con la nuova legge elettorale saremmo paradossalmente avvantaggiati—nel senso che magari arriviamo primi alle elezioni con la maggioranza relativa, diventando poi maggioranza di governo, disponendo così di pieni poteri. Il No in questo senso potrebbe paradossalmente limitarci.

Poi questo "terrore del M5S," onestamente, non credo sia tanto giustificabile, perché negli ultimi anni abbiamo dimostrato di lavorare bene sui contenuti. Non siamo fascisti, non siamo dittatori, e anzi abbiamo un grande merito: quello di dire chiaramente che in Italia esiste una deriva fascista che in altre realtà si sta già sviluppando—penso a Francia, Austria e altri paesi. Noi catalizziamo tutta quella rabbia [in un'alternativa].

Adesso uso un po' di formule. Il "fronte del Sì" vi rimprovera spesso di "opporvi al cambiamento," mentre loro ritengono sia meglio "cominciare a cambiare": anche se la riforma magari "non è la migliore possibile"—dicono—sarebbe comunque "preferibile all'immobilismo". Come si fa a non dargli ragione?
Se sono i primi a dire che questa stessa riforma ha la necessità di essere riformata, di fatto ammettono che non è perfetta e verrà modificata successivamente. Poi sarà anche molto difficile che questo avvenga: in futuro potremmo anche avere uno scenario in cui alla Camera potrebbe esserci la maggioranza del M5S, e al Senato quella del Partito Democratico—dato che al momento il PD governa la maggior parte delle Regioni. Sarà quindi molto difficile, di fatto, ritornare sul testo costituzionale.

Inoltre di per sé approvare qualcosa che non convince appieno è sbagliato, perché il cambiamento non sempre rappresenta qualcosa di positivo: il cambiamento può essere accettato e condiviso qualora migliori la situazione attuale—se chiedi "faresti cambio col nuovo contratto?" a coloro che hanno siglato il contratto di lavoro prima dell'entrata in vigore del Jobs Act, be', non credo che ti direbbero di sì.

Cosa succede il 5 dicembre se vince il No?
A livello politico ci sarà un grande scossone, perché Renzi ha voluto fortemente la riforma e aveva promesso che si sarebbe dimesso se avesse perso—quindi questo governo non sarebbe destinato a durare.

Poi concretamente non sappiamo se il Presidente della Repubblica comincerà coi suoi mandati esplorativi, per cercare qualcuno di tecnico, per portare a casa la riforma elettorale o meno: noi comunque non accetteremo di far parte di un governo di scopo.

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