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Cinque storie dell'orrore che ti faranno passare la voglia di usare Tinder

Oltre ad aver reso molti di noi incapaci di avere relazioni normali nella vita reale, Tinder è anche protagonista di non poche storie dell'orrore: da brutti episodi di eiaculazione davvero precoce a scambi di persone.
29.6.16
Illustrazione di Nick Gazin.

A seconda di come la vedi, Tinder è una benedizione o una maledizione. Per alcuni è uno strumento utile che ti aiuta a conoscere persone nuove anche se nella vita sei molto impegnato. Per altri è un prodotto della mercificazione peraltro responsabile dell'incremento delle malattie sessualmente trasmissibili.

Dato che le storie a lieto fine non interessano a nessuno, abbiamo raccolto cinque storie di disastri che Tinder ha causato nella nostra vita: all'inizio sono imbarazzanti, poi diventano divertenti e alla fine te ne esci anche un po' disturbato. Divertitevi!

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HAI CAPITO MALE

Ho conosciuto una ragazza che viveva a un paio d'ore di distanza, ma quando sei lesbica su Tinder prendi un po' quel che viene. Ci siamo viste per tre weekend di fila. Mi ha chiesto di vederci di nuovo e io ho le risposto, "Mi dispiace ma è il compleanno di mia sorella, sto con la famiglia. Ti faccio sapere quando torno in città." Mi ha risposto con un messaggio che forse raggiungeva il numero massimo di caratteri consentiti, diciamo sette pagine? Mi ha detto che avevo distrutto una relazione perfetta e che Dio le aveva detto che noi eravamo fatte per stare insieme e che lei voleva sposarmi. Non ho risposto.

Un paio di giorni dopo mi è arrivato un suo messaggio vocale. Era ubriaca, piangeva e cantava "U Got It Bad" di Usher. Ha cantato tutta la canzone. In un messaggio vocale. Poi ha detto che mi amava ancora. Ho ignorato anche quel messaggio vocale. Un paio di giorni dopo ancora mi ha mandato la foto di un foglio di carta infuocato su cui aveva scritto "Cose da fare". L'unica cosa che riuscivo a leggere, della lista, era che voleva portarmi in Svezia. Non riuscivo a leggere il resto. Perché, lo ripeto, era in fiamme.—Brittany, 24 anni

PANTALONCINI DA BASKET

Era un po' che ci sentivamo su Tinder, e andavamo d'accordo. Alla fine ci siamo incontrati e lui era proprio come nelle foto, non male. Ma quando è uscito dalla macchina mi sono reso conto che aveva dei calzoncini da basket. Non che io avessi un gessato o che, però dai, su, pantaloncini da basket? Ok.

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Ha cominciato a raccontarmi di quanto guadagna (molto). Ho pensato, "Ciccio, hai dei pantaloncini da basket." Ma continuava, mi raccontava di un suo amico che era uno chef e aveva aperto un ristorante e faceva 100.000 dollari all'anno. E lui era in imbarazzo per il suo amico, secondo lui era una scelta di vita terribile. (Comunque, io non faccio manco un quarto di quella cifra.)

Mi ha portato in un ristorante messicano squallidissimo e mi ha detto in tono condiscendente, "I posti fighi devi guadagnarteli." Ok, terribile. Mangio i miei tacos più velocemente che posso perché voglio scappare.

Torniamo alla sua macchina e mi invita a casa sua. Ovviamente dico di no. E lui cosa fa? Mi spiaccica contro la macchina in quella che sicuramente pensa essere una mossa caliente e cerca di baciarmi. Attraverso i calzoncini da basket vedo e sento chiaramente che ha un'erezione. E poi succede. Mentre cerca di baciarmi, sussulta, e sento qualcosa che mi si incolla alla gamba. Qualcosa di caldo, bianchiccio e appiccicoso. Sta ancora cercando di baciarmi, e io comincio a ridergli in bocca. Perché era l'unica opzione. È stato il momento più strano e imbarazzante della mia vita. Ho continuato a ridere e lui si è staccato e mi ha chiesto, "Quindi, che facciamo?" e io ho detto, "Niente! Non chiamarmi più! Butta il mio numero. Non ti voglio parlare più. È la cosa peggiore che mi sia mai successa. Grazie." Stavo ancora ridendo come un isterico quando mi sono infilato in macchina e me ne sono andato. Tre mesi dopo mi ha telefonato sbronzo, voleva scopare. Che schifo.

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E spero che legga questo articolo, perché mi ha messo molto a disagio e voglio restituirgli il favore.—Shelby, 25 anni

L'ALTRO RYAN

Come tutte le donne di Los Angeles, a forza di sentire discorsi su quanto sia figo e quanto difficile sia procurarsi appuntamenti senza, ho deciso di scaricarmi Tinder. Dopo non aver trovato niente di buono per due giorni, ho fatto match con un tale Ryan. Era simpatico, sembrava carino ma non mi interessava molto. Ci siamo scambiati qualche parola e i numeri di telefono, ma non è mai stato vero interesse.

Quattro mesi dopo ero a una festa e ci ho incontrato un altro ragazzo di nome Ryan. Abbiamo limonato, e qualche giorno dopo ho deciso di scrivergli. Abbiamo deciso di cenare insieme e che io sarei passata a prenderlo in ufficio dopo il lavoro.

È arrivata la sera dell'appuntamento, e sono arrivata al suo ufficio alle sei e mezza, gli ho telefonato e gli ho detto che ero lì fuori. Quando ha aperto la portiera, non avevo la più pallida idea di chi fosse quella persona.

Forse si era fatto la barba? Ho pensato, forse ha mandato uno dei suoi colleghi per scherzo? Forse sono impazzita? Mi è venuto in mente ogni scenario possibile, mi chiedevo com'era possibile che un completo sconosciuto fosse entrato in macchina e mi stesse parlando come se mi conoscesse. Cercando di non far trasparire il mio panico, ho cominciato a fare domande a cui solo il Ryan con cui ero alla festa poteva rispondere. E questo non ha fatto che confermare che quello era il ragazzo sbagliato. Alla fine, mentre mangiavamo e ormai ero convinta di essere impazzita, ho rinunciato e gli ho chiesto come facevamo a conoscerci. Mi ha risposto, "Su Tinder."

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È stato allora che ho capito che mi ero fregata da sola. Perché sono una cretina e non avevo salvato il cognome dei contatti, e adesso avevo chiamato il Ryan sbagliato. Ero a un appuntamento con il Ryan che avevo conosciuto su Tinder, non con quello con cui mi ero baciata alla festa, e nemmeno lo sapevo. Sentendomi la persona peggiore sulla faccia della terra, ho portato a termine la cena più imbarazzante della mia vita. Ho fatto voto di non usare più Tinder, e di non parlare più con nessuno dei due Ryan.—Tera, 26 anni

GATTO (E ASMA) ALL'ATTACCO

Ero uscita con un ragazzo che chiamerò Chip, che faceva il DJ, e con cui la serata era andata molto bene. Abbiamo mangiato sushi, avevamo diverse cose in comune (entrambi ebrei) e lui si vantava di quando si scopava Emrata, assicurandomi nel contempo che io ero meglio in quanto lei era "troppo magra". Dopo cena siamo andati a casa sua, e abbiamo cominciato a limonare. Mi ha mostrato i suoi tatuaggi—il volto del suo defunto padre sul petto, un tributo a David Lynch, un simbolo giapponese sul sedere. A quel punto, visto che mi trovavo a quell'altezza, ci sono rimasta. Fino a che non ho sentito qualcosa di graffiante atterrarmi sulla testa. Era il suo stupido gatto, di cui mi aveva già parlato quella sera (gli aveva creato un account Instagram e voleva che lo seguissi). Ho provato a scuotermelo via, ma mi ha affondato le unghie nei capelli e nella schiena. Alla fine sono riuscita a liberarmene, ci siamo spostati a letto, e abbiamo provato a riprendere da dove avevamo interrotto—ma il gatto ci ha seguito. Avevo problemi (grossi problemi) a respirare, e sono andata in bagno per riprendermi da un attacco d'asma scatenato dal pelo di gatto di merda. Avevo gli occhi rossissimi e la faccia a chiazze. Chip cercava di convincermi che andava tutto bene, che i miei occhi gonfi e iniettati di sangue non erano messi così male, ma qualcosa (la sua erezione) mi faceva credere che in quel momento non potesse fregargliene di meno. Ma tutto quello di cui avevo bisogno in quel momento erano il puff e gli antistaminici.

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Dopo quell'appuntamento, ogni singolo giorno del mese mi ha inviato a intervalli regolari foto del suo pisello. Una volta l'ho visto per strada con addosso un paio di pantaloni col cavallo al ginocchio. Ho anche scoperto che il suo gatto ha 14.000 follower.—Taylor, 24 anni

ANCHE NO

Ho conosciuto una ragazza su Tinder e mi sembrava andassimo molto d'accordo, così ci siamo trovati per un caffè. Ero già uscito con un paio di ragazze incontrate su Tinder prima, ed è imbarazzante quando due persone si conoscono in quel contesto. Ma con questa ragazza ci siamo trovati all'istante. Avevamo un sacco di cose in comune. Parlare ci veniva naturale. Stavo bene con lei.

A un certo punto, mentre parlavo, lei ha appoggiato la tazza di caffè, si è spostata i capelli dal viso, e mi ha guardato dritto negli occhi. Ha sorriso. Io ho sorriso. Mentre continuavo a parlare, ho abbassato lo sguardo per prendere il cellulare dalla tasca e mostrarle una cosa. Credo che non abbia pensato che riuscivo comunque a vederla, e ha colto l'opportunità per infilarsi le dita in gola.

Dopo quattro secondi ero ricoperto del vomito di questa ragazza dalla testa ai piedi. Ero scioccato, e cercavo di capire cosa fosse successo. Lei si è scusata, e mi ha chiesto se era tutto a posto. "No," le ho detto, alzandomi diretto al bagno. Quando sono tornato un po' ripulito, lei non c'era più. Non l'ho mai più sentita.—Ted, 24 anni

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