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"Volevo essere Robin Hood": storia dello studente che rapinava le banche

Stephen Jackley era uno studente con la sindrome di Asperger e ossessionato da Robin Hood. Quando si è reso conto che tutti i mali del mondo erano dovuti al capitalismo, ha deciso di aggiustare il sistema da sé.

di Nick Chester
04 marzo 2016, 12:49pm

Collage di Marta Paszeniew.

Quando gli studenti cominciano a rendersi conto che tutti i mali del mondo possono essere ascritti al capitalismo, di solito si limitano ad abbonarsi a un quotidiano comunista e fare post sui bonus dei banchieri. Stephen Jackley è andato decisamente oltre. Mentre i suoi compagni di università si univano ai collettivi, lui pianificava rapine a mano armata a banche e società edili, con l'intento di donare parte dei profitti in beneficenza.

Jackley, che ha la sindrome di Asperger, era ossessionato da Robin Hood. Lo considerava il simbolo dell'anticapitalismo e aveva pensato di emulare le sue tattiche per raddrizzare le storture del capitalismo. Al culmine della sua carriera criminale, infatti, si è spinto fino a scrivere un messaggio a un quotidiano locale che diceva, "Continuerò a rubare ai ricchi per dare ai poveri," firmato, "RH".

In seguito al suo arresto, Jackley è stato descritto in vari modi: come uno psicopatico violento che aveva usato la scusa dell'anticapitalismo, ma anche come un pazzo che viveva nel suo mondo. Ma la realtà è un po' più complessa.

Jackley è cresciuto a Devon, figlio di una pittrice e di un ingegnere. La madre soffriva di schizofrenia, ha detto, e veniva regolarmente allontanata dalla polizia o dai medici, a seconda della gravità dell'episodio. Jackley sostiene che la sua incapacità di fidarsi o relazionarsi a qualsiasi adulto sia un portato della malattia di sua madre.

Quando era adolescente ha definitivamente raggiunto la consapevolezza che molti altri maturano in quegli anni: il mondo è un luogo del tutto ingiusto. Durante un viaggio nel Sud-est asiatico prima dell'università se ne è convinto del tutto davanti allo spettacolo degli alberghi di lusso che sorgevano accanto alle infinite baraccopoli senza acqua corrente.

Di ritorno nel Regno Unito, Jackley si è iscritto a geografia alla University of Worcester e si è lasciato risucchiare in un vortice di droghe e alcol, in particolare erba e cocaina. Nel 2007 aveva 21 anni, viveva in uno studentato e aveva iniziato a elaborare il suo piano per rendere la società più egualitaria.

Molti studi sono stati condotti sul rapporto tra la sindrome di Asperger e la criminalità. Gli esperti concordando sul fatto che le persone affette dalla sindrome non sono più inclini a commettere reati, ma che la malattia possa influenzare il modo con cui vengono commessi.

Quando glielo faccio notare, Jackley risponde che la sindrome di Asperger ha giocato un ruolo fondamentale, "nella misura in cui ero incapace di comprendere gli effetti delle mie azioni sugli altri." Comunque, sembra che il desiderio di essere visto sotto una luce eroica sia altrettanto importante.

"Volevo donare almeno il 60 percento ai poveri e alle associazioni di beneficenza," dice Jackley. "Volevo essere Robin Hood, ed era quello che mi dicevo per giustificare le mie azioni. Alla fine ho dato in beneficenza 2.000 sterline [circa 3.000 euro], che non sembrerà molto, ma volevo donare di più. E ho dato soldi ai senzatetto. Sembrerà folle, ma mi firmavo 'RH'."

Sfortunatamente per Jackley, una volta ha fatto esattamente il contrario di quello che voleva fare. "Ho svaligiato un ufficio e poi mi sono reso conto che era un'associazione di beneficenza—al tempo non me ne ero accorto. È stato un incubo. Ho iniziato a donargli allora cifre sempre maggiori, dalle 250 alle 750 sterline alla volta," dice. "Volevo arrivare a donar loro 20.000 sterline."

A ripensare alle sue azioni, Jackley sembra comprenderne l'assurdità. È affabile e tranquillo, e parlandoci è facile dimenticarsi di avere di fronte un uomo che ha usato martelli, coltelli e pistole finte per rapinare allibratori, istituti di credito e banche. Ma il suo rimorso sembra genuino. Dice che nonostante le sue intenzioni fossero altruistiche, si pente di quello che ha fatto e di aver causato paura alle sue vittime.

Immagini girate dalle telecamere a circuito chiuso che mostrano Jackley camuffato.

Dopo una serie di imprese andate a buon fine, Jackley ha deciso di usare un pistola vera per i suoi colpi ed è partito per gli Stati Uniti, per comprare una pistola da riportare clandestinamente nel Regno Unito. Ma il piano è fallito subito: il proprietario dell'armeria era un ex poliziotto e si è accorto subito che la sua carta d'identità era falsa.

Jackley è stato così segnalato alla polizia, in seguito alla perquisizione i poliziotti hanno trovato il suo tesserino da studente della Worcester University e hanno allertato le forze competenti inglesi, suggerendo di perquisire la sua camera. Ed è stato qui che i poliziotti hanno trovato gli elementi che lo collegavano alle rapine: pistole, travestimenti e annotazioni sulle rapine fatte e da fare—e anche una finta granata (Jackley sostiene di non avere idea delle intenzioni per cui l'ha comprata, perché era ubriaco).

I giornali inglesi l'hanno subito soprannominato "il Robin Hood armato". Al tempo, nel Regno Unito l'unico processo che ha dovuto affrontare è quello mediatico; un giudice del Vermont l'ha condannato a 10 mesi di prigione per aver cercato di comprare armi da fuoco con una carta d'identità falsa, e nei mesi successivi ha cambiato prigione più volte.

"Tutti mi chiedevano se conoscevo la regina, e l'unica cosa del Regno Unito che i prigionieri conoscevano era Londra," dice. "Molti erano brave persone. La maggior parte delle molestie mi sono venute dalle guardie."

Nel 2009, a 23 anni, Jackley è stato riportato in Inghilterra e accusato di 21 diverse imputazioni, tra cui rapina, tentata rapina e possesso di armi da fuoco. Si è dichiarato colpevole di 18 di queste ed è stato condannato a 13 anni di carcere, che in seguito sono stati ridotti a 12 quando la Corte d'appello di Londra ha stabilito che la sua sindrome di Asperger avrebbe potuto "incidere significativamente sulla consapevolezza delle sue azioni e delle conseguenze di esse—e quindi sulla sua colpevolezza."

Jackley è stato rilasciato nel 2014, e con l'aiuto dell'associazione di beneficenza The Prince's Trust ha fondato la casa editrice arkbound e la rivista Boundless, che si occupa di sostenibilità e inclusione sociale.

A incontrarlo oggi è chiaro che non è né la minaccia illusoria che la stampa ha dipinto né un uomo che si crede un crociato dell'anticapitalismo che vuole commettere crimini per colmare le disparità economiche. Dice che da quando è uscito di prigione la vita è "difficile e illuminante," ma non c'è dubbio che stia cercando di fare ammenda per quanto fatto in passato. I giorni da Robin Hood sono passati. Ora sta facendo del suo meglio per combattere l'ingiustizia con le parole, non con le armi.

Jackley ha pubblicato un libro sui suoi crimini, Just Sky, che potete comprare sul sito della sua casa editrice, Arkbound.

@nickchesterv

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