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Attualità

Il glorioso Internet nordcoreano

Immaginate di avere accesso allo 0.0000001 percento dei contenuti online, e di conoscere solo vagamente parole come sito web e Twitter: benvenuti nel Kwangmyong, la rete intranet della Corea del Nord.
2.5.12

Il buon senso non vi porterà mai troppo lontano quando si tratta di comprendere la Repubblica Democratica Popolare di Corea. Per avere un'idea della situazione, prendete ad esempio quell’universo indipendente che è l’Internet nordcoreano, un tema molto discusso nelle ultime settimane.

Prima ci sono state le speculazioni sulla versione elaborata da Pyongyang a proposito del raffazzonato lancio missilistico, e successivamente è arrivata la notizia dei 15 dollari che il regime avrebbe pagato per il suo sito inglese. La morale della storia sembra semplice: la Rete nordcoreana è censurata e stupida, come una versione economica di quella cinese.

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Ma la realtà è molto più strana: “Forse, solo un decimo della libertà online che vediamo in Cina è presente in Corea del Nord” afferma Kongdan Oh, senior fellow della Brookings Institution.

E questo non perché i censori siano più severi, ma perché la Corea del Nord ha costruito il proprio Internet.

AFP

La maggior parte di coloro che navigano in Corea del Nord non ha mai visto il Web. Nelle biblioteche e in altre strutture per l’educazione, si collegano a qualcosa chiamato Kwangmyong (traducibile come “brillante”), nato intorno ai primi anni Duemila come sistema intranet completamente chiuso, funzionante via fibra ottica. Probabilmente non contiene che una scarsa dozzina di siti, per lo più sull’educazione e la propaganda.

Cuba ha un sistema simile e l’Iran sembra intenzionato ad adottarne uno, ma Kwangmyong è sottoposto a controlli ben più severi. Immaginatelo come una versione tascabile e totalitaria dell’Internet globale.

“Non ho mai sentito parlare di siti internet disponibili sulla rete intranet,” spiega Martyn Williams, da tempo analista tecnologico e capo della North Korea Tech. “Alcuni contenuti sono presi da Internet, ma che io sappia si tratta esclusivamente di documenti tecnici, libri e materiale educativo.”

Persino gli esperti come Williams hanno una conoscenza estremamente ridotta di Kwangmyong. Del resto, fa tutto parte del geniale spirito totalitario che governa il sistema: oltre a impedire che gli utenti escano dai confini della Rete, dovete fisicamente trovarvi in Corea del Nord per poterla osservare.

Ovviamente, qualsiasi viaggio nel "Regno Eremita" è così strettamente coreografato che è impossibile affidarsi completamente a quanto presentato a uno straniero in visita. L'anno scorso, Jean H. Lee della Associated Press ha visto studenti nordcoreani utilizzare monitor a schermo piatto e Photoshop. Ma Williams sostiene che le immagini trasmesse della televisione nazionale (che lui guarda via satellite) raccontano tutta un'altra storia.

“Sembra che tutti i PC abbiano Internet Explorer, mentre i siti internet appaiono relativamente elementari. Ma è difficile dire se ciò sia dovuto a codici HTML rimasti a metà anni Novanta, o all’assenza di pubblicità, Flash box, supplementi e cose simili."

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Questo non significa tuttavia che Internet non abbia una sua presenza in Corea del Nord. Dall’inizio di questo mese, la Repubblica Democratica Popolare può avvalersi della collaborazione con Intelstat, un operatore satellitare con base a Washington che affianca i suoi servizi all'unico altro operatore esistente nel Paese dal 2010, una compagnia di telecomunicazioni cinese.

Prima del 2010, infatti, la Corea del Nord non aveva una connessione effettiva con il resto del pianeta. In una manifestazione estrema di follia nordcoreana, il governo curava il suo sito ufficiale riservato al mondo esterno dicendo a subordinati in Cina e Giappone che cosa pubblicare.

In pratica, una potenza nucleare senza una connessione Internet stabile.

Negli ultimi due anni le cose sono cambiate, ma se siete in Corea del Nord e volete collegarvi alla Rete globale, dovete necessariamente rientrare in una particolare categoria.

Una di queste è quella formata dalla stampa estera. Nell'ottobre del 2010, quando circa 80 reporter si trovavano nel Paese per il 65esimo anniversario del Partito dei Lavoratori di Corea, le connessioni senza restrizioni abbondavano negli hotel dove erano ospitati.

Si ritiene che anche il crescente esercito di hacker della Repubblica Popolare abbia le briglie relativamente sciolte. Nel caso nordcoreano si tratta per lo più di giovani, reclutati secondo un sistema piramidale che si aggiudica gli studenti più promettenti per il programma di “cyberguerriglia” del regime. Secondo quanto affermato da un ex membro, prima di unirsi a una squadra di hacker minacciosamente chiamata “Unità 121”, gli aspiranti pirati informatici si allenano per anni (con periodi di formazione altamente specializzata in Russia e Cina).

A questi si aggiunge presumibilmente un piccolo numero di burocrati. In fondo, qualcuno dovrà pur mantenere attiva la presenza della Repubblica Democratica Popolare sui social media. Gli account Twitter e YouTube Uriminzokkiri risalgono al 2010, e da allora rappresentano una preziosa risorsa in tema di propaganda e stranezze varie.

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Tra gli esperti non c'è concordanza sulle ragioni dell’espansione tecnologica nordcoreana iniziata nel 2010. Brian Myers, esperto della propaganda della Corea del Nord, ipotizza sia parte dello sforzo propagandistico di promuovere Kim-Jong-un come un innovatore tecnologico.

Ma Kongdan Oh ne dubita, “Si tratta semplicemente di un effetto a cascata dei cambiamenti del ventunesimo secolo”.

Inoltre, si tratta pur sempre di un cambiamento a ritmi molto blandi. Sebbene non siano disponibili cifre esatte, è certo che la stragrande maggioranza della popolazione della Corea del Nord non ha mai utilizzato un computer. Dopo anni di esperienza maturata documentando il Paese, la giornalista Barbara Demick afferma che “la maggior parte dei nordcoreani non è nemmeno al corrente dell’esistenza di internet.”

Williams è leggermente più ottimista, “I telegiornali serali fanno frequenti riferimenti ai siti stranieri quando questi dicono qualcosa di positivo sul Paese,” spiega, “perciò i nordcoreani hanno familiarità con parole come ‘Internet’ e ‘sito’, anche se probabilmente non ne conoscono completamente il significato. Di certo, se messi al corrente, non apprezzerebbero la vastità e la complessità della Rete."

Per contestualizzare quest'ultima affermazione, immaginatela così: un giorno, di punto in bianco, scoprite che avete accesso soltanto allo 0.0000001 percento dei contenuti Internet. Che la maggior parte del mondo sta scaricando file 60 volte più velocemente di quanto voi abbiate mai fatto. Che oltre ai 366 milioni di siti che siete stati in grado di vedere dal vostro MacBook, ce ne sono altri due quadrilioni che vi sono stati nascosti.

Grosso modo è così che si sentirebbe il più stagionato degli utenti di Kwangmyong che usa Google per la prima volta.