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Che impatto ha avuto Gianroberto Casaleggio sulla politica italiana

Dopo una lunga malattia, oggi è morto il cofondatore del MoVimento 5 Stelle. Abbiamo provato a capire quale possa essere l'eredità politica di Gianroberto Casaleggio, e se il M5S ce la farà anche senza di lui.
Leonardo Bianchi
Rome, IT
12.4.16

Siamo i pazzi della democrazia, forse molti non ci capiscono proprio per questo.
Gianroberto Casaleggio

Uno degli aggettivi più utilizzati in queste ore per descrivere Gianroberto Casaleggio, il cofondatore del MoVimento 5 Stelle scomparso oggi a 61 anni, è stato sicuramente "visionario." Repubblica, ad esempio, ha titolato un ritratto con la frase "il misterioso visionario che plasmò i 5 Stelle"; l'eurodeputato del M5S Ignazio Corrao l'ha definito come "il più grande visionario dei nostri tempi"; e lo stesso ha fatto il sindaco di Livorno Filippo Nogarin, scrivendo su Twitter che "se ne è andato un grande uomo, un visionario che aveva un grande sogno per l'Italia."

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Visionario non è un termine casuale: è interpretabile, sia positivamente che negativamente, e contiene al suo interno una certa dose di ambiguità e contradditorietà. E se si guarda alla biografia di Casaleggio, non si può fare a meno di notare come la sua attività imprenditoriale e soprattutto politica sia stata segnata, appunto, da numerose contraddizioni di fondo.

La genesi del "fenomeno Casaleggio," come aveva ricostruito un articolo di MicroMega del 2010, affonda nelle "fibrillazioni societarie di Telecom" tra la fine degli anni Novanta e i primi del Duemila. All'epoca Gianroberto Casaleggio è l'amministratore delegato di Webegg, un gruppo "multidisciplinare per la consulenza delle aziende e della pubblica amministrazione in Rete" che ha come obiettivo "il posizionamento delle aziende in rete."

Lascia la società nel 2003, e l'anno seguente—insieme ad altri ex dirigenti della Webegg—fonda la Casaleggio Associati, società che si occupa sempre di consulenza e marketing sul web. Sempre nel 2004, secondo la mitologia grillina, avviene il fatidico incontro con Beppe Grillo nel camerino di uno spettacolo a Livorno, da cui nascerà il blog e la nuova fase della carriera del comico.

In retrospettiva, è in quel momento che l'aspetto più puramente commerciale e pubblicitario di Casaleggio si è fuso con la sua ideologia tecno-utopista e millenarista, e in cui le teorie sul potenziale salvifico e liberatorio di Internet si sono progressivamente intrecciate con la politica.

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In parallelo alla gestione delle varie società di cui è a capo, infatti, Casaleggio aveva scritto estensivamente di tematiche legate al web e sistema dei media. Senza farla troppo lunga, il suo pensiero è condensato in due video pubblicati su YouTube tra il 2007 e il 2008. Il primo si chiama " Prometeus – La rivoluzione dei media," e in esso l'avatar di Philip K. Dick racconta un nuovo mondo in cui, grazie a Internet, "l'uomo è Dio, è ovunque, è tutti, conosce tutto." Il secondo è " Gaia - The future of politics," in cui si ipotizzano "possibili scenari del futuro" e si racconta l'elezione del "primo governo mondiale" nel 2054.

Per quanto bizzarri possano sembrare quei video, diversi commentatori ci hanno visto dentro qualcosa di profondamente inquietante. Dopo le elezioni del 2013, Eugenio Scalfari si era detto "terrorizzato" da Gaia, scorgendo in questi sette minuti "un'ideologia terrificante, distruttiva, antidemocratica" e affermando che "la democrazia italiana corre serissimi rischi."

Chiaramente, Scalfari aveva esagerato in questa valutazione; ma è anche grazie ad articoli di questo tenore che la figura di Casaleggio ha assunto sfumature sinistre, assurgendo a una specie di folle demiurgo dai fini incomprensibili e con improbabili collegamenti alla massoneria, ai servizi segreti americani o a non precisati centri di potere.

Lo stesso Casaleggio ha giocato più volte con questo immaginario, coltivando in maniera sottile la leggenda del "guru" esoterico e sfuggente. Al contempo, quando lo riteneva necessario, l'ha rigettato con forza nei suoi rari interventi pubblici specialmente quando il MoVimento 5 Stelle è esploso a livello elettorale e sono iniziate le polemiche su chi detenesse l'effettivo controllo del partito.

Nel 2012, in una lettera al Corriere della Sera, il cofondatore del M5S aveva scritto di essere "al fianco" di Beppe Grillo, e che "dietro Gianroberto Casaleggio c'è solo Gianroberto Casaleggio," ossia "un comune cittadino che con il suo lavoro e i suoi (pochi) mezzi cerca, senza alcun contributo pubblico o privato, forse illudendosi, talvolta forse anche sbagliando, di migliorare la società in cui vive."

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In un famoso fuorionda di poco successivo alla lettera, l'ex consigliere regionale dell'Emilia Romagna Giovanni Favia si era riferito a Casaleggio parlando di "una mente freddissima, molto acculturata e molto intelligente, che di organizzazione, di dinamiche umane, di politica se ne intende," aggiungendo poi che "da noi la democrazia non esiste." Ed è esattamente su quest'ultimo punto che, a mio avviso, si è sempre registrato il massimo grado di ambiguità nell'operato politico di Gianroberto Casaleggio.

Ne Il grillo canta sempre al tramonto —un libro del 2013 scritto insieme a Dario Fo e Beppe Grillo —Casaleggio aveva espresso almeno due concetti cardine: il primo è che per il M5S "leader è una parola del passato, una parola sporca"; il secondo è l'introduzione della democrazia diretta (qui declinata in forma digitale), attraverso la quale si potrà decidere su "base egualitaria […] qualunque cosa, sia a livello locale sia a livello nazionale."

Ecco: quello che abbiamo visto negli ultimi anni è l'esatto opposto di quanto professava Casaleggio. A partire dal blog, infatti, l'Internet grillino è sempre stato amministrato in maniera verticale, più con logiche televisive e di marketing che autenticamente digitali. E il tutto è sempre rimasto saldamente in mano alla Casaleggio Associati, che controlla anche l'ecosistema informativo del M5S —i siti Tze Tze e lafucina.it, nonché la web tv La Cosa—la cui unica "rivoluzione" è stata quella di intasare il web italiano di bufale e titoli in caps lock.

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Sad to hear of death of Gianroberto Casaleggio, genius behind — Nigel Farage (@Nigel_Farage)April 12, 2016

Al di là degli aspetti tecnici e informatici, il controllo politico di Casaleggio sul MoVimento è stato esercitato sia in maniera indiretta che diretta, come ha dimostrato l'imposizione del "decalogo" di comportamento ai candidati delle amministrative a Roma. In pratica, come ha detto un ex collaboratore della Casaleggio Associati, questa struttura ibrida e sostanzialmente opaca "è la stessa che usava Forza Italia: un'azienda privata che supporta con la sua logistica un movimento politico."

Tutto ciò è anche in netto contrasto anche con il concetto di leaderless. Anche se l'aveva ribadito solo cinque giorni fa—"l'unico leader riconosciuto sono i cittadini che fanno parte della comunità del M5S" —il ruolo di Casaleggio è stato esattamente quello del leader. Tant'è che, stando a un retroscena apparso sulla Stampa, la sua scomparsa potrebbe avere pesantissime ripercussioni sul funzionamento del partito e addirittura far scoppiare una specie di "guerra di successione" all'interno del M5S.

Prevedere come si adatterà il partito alla morte di uno dei suoi due fondatori è veramente difficile. Così come, in un certo senso, è sempre stato difficile decifrare fino in fondo lo stesso Casaleggio —vuoi per la sua riservatezza, vuoi per la rappresentazione mediatica che è gli stata cucita addosso, vuoi per la confusione sul proprio ruolo.

Per ora, comunque, una parte dell'eredità culturale di Casaleggio è già riscontrabile sui social network, dove stanno girando diverse battute e vignette incentrate sul clickbaiting. L'eredità politica, invece, è destinata a essere molto più duratura e profonda di quanto si possa credere: dopotutto, Gianroberto Casaleggio è riuscito a rivoltare un paese servendosi solo di un comico e di alcune idee veramente strampalate, facendo così emergere—più di chiunque altro negli ultimi anni—la totale disfunzionalità del sistema politico italiano.

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