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Vice Blog

GEE VAUCHER FINALMENTE CI HA CONCESSO UN'INTERVISTA

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di it
04 aprile 2011, 11:13am

Gee Vaucher era un membro dei Crass, l'anarco-punk band inglese, ed è il genio responsabile di alcune delle più iconiche copertine punk rock mai realizzate. Il suo stile, che è un misto di collage e dipinti, è stato palesemente scopiazzato da grossomodo 890.786 artisti che hanno creato artwork per dischi e copertine varie rifacendosi al suo lavoro.

Gee è un'inquilina della Dial House in Epping Forest, Essex, abita vicino a Penny Rimbaud, se n'è parlato anche nel numero Musica e altre puttanate. Siamo amici da anni, ma le nostre richieste per averla nella rivista sono sempre state ricambiate con un educato e fermissimo no.

La prima volta che gliel'abbiamo domandato è stato dopo averle spedito una copia del Photo Issue, di cui eravamo particolarmente orgogliosi, e lei ci disse una roba del tipo, " Be', stavo guardando tutta 'sta roba nella vostra rivista e ho pensato solo: questa è una merdata totale."

L'ultima volta che ci siamo incontrati è stata al Raindance Film Festival, quando ci ha gentilmente aiutato a portare i nostri film Swansea Love Story e Vice Guide To Liberia nella selezione del festival.

Gee, che supera i sessanta, lavora tuttora a una serie di dipinti di bambini che conserva in una stalla con le mucche. Abbiamo parlato di crescere nel quartiere Dagenham, ma anche di Charles Saatchi che compra l'anima della gente e del pericolo del vivere comunitario.

, 2008

Vice: Parliamo dei nuovi lavori che hai appena terminato.
Gee Vaucher: Sono molto grandi, ritraggono bambini che hanno visto troppo, troppo presto. Ho provato a renderli un genere non troppo specifico, cosi ognuno può trarne veramente la propria conclusione. Mi piace la tenacia dei bambini. Anche quando sono costretti a confrontarsi con una situazione terrificante, in qualche modo vanno oltre e scoprono che c'è altro per cui vivere.

Li dipingi in base ai tuoi ricordi o li inventi?
Tendo a fare un collage di idee e ricordi, e poi dipingo sul collage. Ce ne sono un paio che riportano delle fotografie che ho trovato ma non sono ovviamente delle riproduzioni. Il mio lavoro non è mai lo stesso: va dalle stampe alla scultura o alla pittura su tela.

Cosa ti ha portato sulla strada del collage?
Lavoravo a New York, al tempo. Facevo dipinti molto dettagliati.

Molte persone pensano che i lavori originali dei Crass, Feeding of the 5000, del 1978 , fossero collage. Si, ma erano dipinti. Ho iniziato a fare collage quando ho capito che non potevo consegnare un lavoro in un solo giorno: volevano un dipinto di due metri e mezzo per tre, ed era impossibile. Quindi ho preso una scorciatoia e ho combinato tutto con la pittura. Il risultato mi è piaciuto molto ed è subito diventato una necessità, così ho iniziato a lavorarci senza commissione.

Inside Head, 2009

Come mai eri a New York?
Ero li perché ho sempre vissuto in un posto solo nella mia vita: alla Dial House, dove vivo ancora. Avevo bisogno del mio spazio. Ho pensato: bene, se vado a lavorare all'interno del sistema che mi piace, a New York piuttosto che a Londra, dato che al tempo un illustratore a Londra veniva trattato di merda, cosa c'è di male. A Londra dovevi illustrare qualche loro idea di merda, che non corrispondeva proprio alla mia idea di divertimento. Invece New York era molto diversa, molto rispettata. Lavoravo come illustratrice politica e ricevevo alcuni fantastici lavori da fare.

Ad esempio?
Ho trattato di foto scolastiche incriminate: storie di corruzione e di genitori che sborsavano cifre improponibili per comprarle o per metterle sul New York Times, così, per fare una cosa carina. Mi davano carta bianca, nel senso che mi davano la storia e poi stava a me l'interpretazione. Io non sono una che fa schizzi, ma loro mi dissero " Inizia a buttar giù qualcosa e facci vedere cosa ne verrebbe fuori" e io ero tutta un " niente da fare". Poi ho finito il lavoro e mi è molto piaciuto. Tutto è partito da qui. Andando un po' più in profondità con il soggetto, passando per Freddie Cowen, un nazi che abitava con sua madre e che un giorno prese la sua collezione di pistole e iniziò a sparare alle persone dal tetto del suo palazzo, prima di uccidersi.

Com'è l'Inghilterra rispetto all'America?
Erano molto restrittivi su ciò che si poteva fare e alla fine ho deciso di non fare nessuna illustrazione che rispondesse alla mia immaginazione. Ho solo fatto lavori sul ciclo di vita di un'ostrica, cose così, roba tecnica. Non mi piace molto lavorare con persone che non mi piacciono: semplicemente non lo voglio fare. Mi piace incontrare le persone per cui faccio un lavoro e molte volte non è possibile. Ma talvolta puoi dialogare con i committenti oltreoceano e capire le loro idee—nessun problema a riguardo. A volte fai da sola, perché non hanno alcuna idea.

Children, 2007

Hai mai avuto un agente?
No e non ne voglio uno. Sono felice del mio lavoro, e sono molto contenta quando le persone mi offrono uno spazio all'interno del quale lavorare, perché mi piace organizzare una mostra. Cosa potrei volere di più? Ho poche opere in vendita. Non sto cercando di diventare milionaria.

Con la tua esperienza del mondo dell'arte, hai notato un cambiamento quando gente come Charles Saatchi è entrata nel mondo dell'arte, rendendolo più commerciale?
Be', non è tanto la commercializzazione dell'arte, quanto "Arieccoli, quei bastardi". È un po' come quando prendi una giovane band e la butti in mezzo al lusso, facendola brillare come una stella: quando sei così giovane non puoi reggerlo. Ti appendono una carota davanti al naso, da una parte hai la gloria e i soldi dall'altra, e dal momento in cui non riesci a stare al passo, ti scaricano come una tonnellata di mattoni. E questo succedeva a molte persone alla Goldsmiths. Saatchi ha vinto per un anno intero e poi ha perso tutto. Penso che un sacco di artisti veramente buoni siano stati tagliati fuori ingiustamente. I ragazzi adesso vedono l'arte come un modo per diventare star. Non puoi vendere la tua anima. Non è accettabile. OK, un paio di persone ne sono uscite bene ma le altre sono finite nel dimenticatoio. È davvero difficile farsi una vita al di fuori del lavoro. Sono stata davvero fortunata per tutta la mia vita, ho fatto soldi al di là del lavoro e non ho nessuna aspettativa. Finché avevo il mio studio e potevo andarci con tutti i miei materiali, non mi serviva nient'altro. E se non avevo nessun materiale, uscivo in strada e trovavo qualcosa, cazzo.

Inside Head, 2009

Inside-Out, 2010

Puoi darci qualche informazione sul background che ti ha portato ad essere un'artista?
È sempre la solita vecchia storia, a dire il vero: quando sei un bambino non ti fermi davanti a nulla, nemmeno all'arte.

E dove sei cresciuta?
Dagenham. Le mamme e i papà di tutti lavorano alla Ford o all'Allied Trades, quindi la scuola provava a tenerti lontano dalla strada e prepararti per il tuo lavoro li. Avevamo solo due uscite alla settimana ma per me era fantastico, perché le fabbriche erano molto belle. Entravo e rimanevo affascinata dal pavimento lucido, da vasche grandi almeno metà della mia stanza, piene di colori, sembravano tonalità di rossetti. L'amavo. Non ho mai voluto lavorarci ma era visivamente grandiosa. Poi ho fatto domanda per iscrivermi alla scuola d'arte del posto e sono entrata. A quei tempi, se avevi un buon portfolio e nient'altro eri sicuro di entrare. Parlando con i miei compagni del futuro, loro rispondevano sempre che avrebbero voluto continuare con un dottorato di ricerca in arte e io ho sempre risposto loro "Secondo voi Picasso se ne stava dietro a un fottuto dottorato di ricerca? Perché non fate quello che sapete fare?" L'unica ragione per cui andate a scuola sono i materiali, che al mio tempo erano forniti gratuitamente. Oggi non so quanta gente possa permetterselo e infatti non ho potuto lasciare Dagenham per la situazione economica dei miei genitori. Pessimo.

Da bambina, cosa pensi abbia potuto influenzare la tua sensibilità artistica? In quali gallerie ti portavano i tuoi genitori?
No, non ci ho mai messo piede. Avevamo solo una collezione di libri ed erano tutti di Charles Dickens. A volte ricopiavo le immagini che trovavo sui quotidiani o sulle riviste e mi ricordo che una volta a scuola la maestra mi disse "Dovresti smetterla di copiare e fare qualcosa di testa tua." Ero un po' perplessa e non sapevo cosa fare. Ho partecipato a un concorso di pittura ma sono stata squalificata perché c'era una scritta sulla tela. Era un dipinto dell'Ultima Cena in una caverna, con Cristo lì in piedi, con una gonna blu, e qualcuno era seduto al tavolo con una scritta che diceva "no alle bombe". Fui squalificata. Vorrei avercela ancora, tutta la tavola era completamente verde, molto strana. Ma poi vinsi qualcos'altro. Ho vinto il concorso sul libro "Come disegnare", il che era fantastico: era lo ragione per cui uno si iscriveva ai concorsi.

Che cos'è successo quando hai lasciato scuola?
Ho lavorato per tre giorni a settimana in un centro d'arte a Barking, facevano le giornate d'arte nelle scuole. Ero una sorta di tecnico.

Vivevi già alla Dial house allora?
Avevo il mio appartamento a tre chilometri dalla Dial House. Ho deciso di non trasferirmici con la mia band, volevo essere indipendente. Ma dopo poco ho ceduto, mi sono spostata alla Dial House. Sembrava un po' inutile rimanere ad Hoovers per fare su e giù per la strada.

Oh America, 1989

Quand'è che fu chiaro che ti saresti occupata di tutti i lavori dei Crass?
Beh, mi conosci, sono terribile: mi dai un dito e mi prendo un braccio. Mi piace lavorare con le persone e ho imparato a trattenermi, perché a volte quando qualcuno mi dà qualche suggerimento parto in quinta. Al tempo dovevo fare un lavoro per l'International Anthem e lavoravo per conto mio e non so che altro. Lo facevo e basta, continuavo a farlo, continuo ancora a farlo. Se mi viene un'idea, la devo sviluppare. Sono molto veloce. È dura per la gente che ha delle idee valide ma non è cosi veloce. Ma ormai sto pensando che, in fondo, chi se ne frega. Un'altra ragione per la quale mi piace lavorare da sola è perché non mi piace essere controllata. Sono molto esigente su questo punto.

Hai mai fatto un lavoro che poi la gente ti ha incitato a cambiare?
Ho lasciato New York perché avevo capito che i miei lavori iniziavano a diventare inaccettabili. Ho modificato un pezzo e l'ho lasciato incompleto, poi mi sono detta che se fosse successo ancora sarei uscita dal giro. E accadde di nuovo con il New York Magazine. La mia vita è sempre stata baciata dalla fortuna. La band si era appena sciolta e le cose iniziavano a funzionare con il lavoro—era veramente il momento giusto per andarmene. È stata una fortuna, in un certo senso. Ero bloccata nel bel mezzo del nulla, senza nulla, e all'improvviso qualcuno se ne è venuto fuori dandomi una mano.

Dictator, 2008

Great Scott, 2008

Sei religiosa o superstiziosa in qualche modo?
"Religioso" è una parola un po' strana: spirituale è molto meglio. I miei genitori erano dei Metodisti e me ne sono resa conto solo da poco. Sono stata alla mostra di Banksy a Bristol e, siccome stavo vagabondando per la città, sono entrata in un centro commerciale. Ho guardato a destra e ho visto la chiesa evangelica Wesleyan. L'ho guardata e ho pensato che dovevo entrarci a tutti i costi per trovare un po' di pace da tutto quel "Compra! Compra! Compra!" che mi circondava. Sono salita di sopra, dove ho trovato delle sottospecie di stanze in cui si raccontavano delle storie, e ho capito che i miei genitori erano metodisti! Non so perché mi ci sia voluto così tanto a realizzarlo. Mio padre era un gran narratore—non di storie religiose, ma storie divertenti che tutto il vicinato veniva ad ascoltare. Ed è qui che è iniziato tutto. Non è strano? Mi è piaciuta la mostra di Banksy, ma il meglio è stato nella avevo già Chiesa Metodista, che era molto buffa.

Che cosa ti piace della vita in una comune?
Mi piacciono gli estremi delle cose. Mi piace l'esperienza del lavoro insieme e la Dial House è sempre stata una sfida. Molto di tutto questo è stato fantastico, altre cose sono state un incubo, ma lo sai, in ogni situazione impari da solo perché abbiamo cosi tanto da rivelare di noi stessi. E certamente c'era molto da rivelare sulla situazione di una casa aperta in cui molti dei ragazzi si trovavano sull'orlo dell'inferno.

Ti è mai sembrata un po' troppo pericolosa?
No, per niente. Se avessi avuto quel timore me ne sarei andata.

Business as Usual, 2010

Quale genere di arte preferisci creare**? Cinema, pittura, musica?** Davvero mi piace tutto. Voglio dire, se voglio dipingere su tela e mi obbligano a fare un film, allora non mi diverto. Voglio semplicemente fare quello che mi viene, come mi viene. Non avevo intenzione di fare un'altra faccia questa settimana, ma poi ne ho trovata una e l'ho messa da parte e ora la sto pitturando, perchè ho pensato, c'è qualcosa in questa e ho bisogno di tirarla fuori. Spero di finirla in pochi giorni.

Quanti ne avrai fatte quando finirai anche questa?
Sei. Le tengo tutte nel fienile, con le mucche. Non ho scelta. Vorrei poterle tenere in un altro posto, ma non saprei dove.

Una mucca ti ha mai mangiato qualche tela?
No. Mi piacerebbe metterle da parte come si deve ma non abbiamo lo spazio. Così imparo a lavorare così in grande.

Ti hanno proposto di allestire molte mostre?
Certo, moltissime idee e robe simili ma devo sempre fare un passo e valutare tutto attentamente. È come lavorare sull'idea di qualcun altro e io ho bisogno di avere carta bianca. Amo viaggiare e amo fare, ma più di tutto amo entrare nel mio studio da sola, in altro modo mi sento finta. Se mi chiedessero di esporre a una mostra e io non dovessi avere nulla di recente da inserire, non mi sentirei a mio agio, perché faccio già abbastanza fatica così.

Bull, 1997

La discografia dei Crass, con tanto di nuovi lavori di Gee Vaucher, è stata rimasterizzata e pubblicata dalla Crassical Collection, via Southern.

ANDY CAPPER