Anche San Paolo brucia

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Anche San Paolo brucia

Le proteste per l'aumento dei prezzi dei trasporti hanno preso una piega violenta.
17.6.13

Durante la giornata per il trasporto gratuito tenutasi in Brasile nel 2012—una dimostrazione di massa contro l’aumento dei costi del trasporto pubblico—il Movimento per il Biglietto Gratuito (MPL) aveva minacciato di bloccare la circolazione della città in caso di aumento del costo dei biglietti. L’1 giugno 2013 il prezzo è salito di 0,20 real brasiliani (circa 0,07 euro), e l’MPL ha mantenuto la promessa indicendo una protesta. Dal primo corteo del 6 giugno, le strade principali di San Paolo sono state teatro di schermaglie tra polizia e studenti. Nelle settimane successive ci sono state altre tre dimostrazioni.

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La prima manifestazione si è tenuta di giovedì, di fronte al Teatro Municipale, in centro. Erano le quattro di pomeriggio, e al tramonto i manifestanti avevano già riempito l'area. Molti dei cori, accompagnati dal rumore di tamburi ricavati da scatole di latta, erano rivolti al sindaco Fernando Haddad. Uno di questi diceva: “Haddad figlio di puttana, abbassa i prezzi!” Servendosi di un megafono, una donna urlava, “Goiana, Natal e Rio de Janeiro sono scese in piazza, oggi. Stiamo marciando sul centro della città.” Dopodiché il corteo organizzato dal MPL si è messo in marcia per le strade della città, cantando e raccogliendo sempre più persone lungo la strada. Sono stata a molte proteste, ma non avevo mai visto una tale partecipazione e così tante persone marciare senza paura. Rispetto ai precedenti cortei dell’MPL a San Paolo c'erano anche molti più anarco-punk. Durante il tour del centro città, alcune vetrine e muri sono stati coperti dalle A di Anarchia. Dopo una marcia relativamente tranquilla, molti hanno cominciato a correre verso corso 23 Maggio, un viadotto a dieci corsie. A quel punto le cose hanno cominciato a farsi serie.

Il traffico proveniente dal tunnel era, ovviamente, bloccato. Due corsie del viadotto sono state occupate dal corteo. Verso le 6 di sera nessuno avrebbe avuto difficoltà ad ammettere che, imbracciando bandiere e cartelli, i membri dell’MPL avevano paralizzato la città. La polizia, che fino a quel momento era rimasta ad osservare in silenzio, si è improvvisamente attivata. Oltre la strada che portava al centro ho visto i primi poliziotti protetti dagli agenti in tenuta antisommossa. Mancavano pochi minuti alle 7 quando i lacrimogeni hanno cominciato a sorvolare i manifestanti con maggiore frequenza. Molti dei presenti invitavano a fare marcia indietro, ma alcuni hanno iniziato ad allestire barricate lungo la strada. Nel mentre, Raphael, il nostro fotografo, stava scattando foto della polizia che si avvicinava. Non so se sia stato un momento di distrazione o sfortuna, ma a un certo punto i proiettili di gomma hanno cominciato a fischiare nella nostra direzione, sopra le nostre teste. Faceva paura. Gli agenti stavano sparando da circa venti metri di distanza. In quel momento sono corsa verso un altro reporter ferito da un proiettile di gomma. Pochi secondi più tardi, un lacrimogeno è caduto proprio di fianco a noi. Molti correvano in preda al panico.

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Il viadotto sembrava il set di un film di guerra. Vuoto, cupo, invaso dal gas e dalle fiamme, mentre gli elicotteri percorrevano avanti e indietro la zona. Ho visto persone entrare nei negozi e fare chiamate, impaurite, senza sapere dove potersi mettere in salvo. La polizia anti-sommossa stava marciando compatta, con gli scudi alzati. Dietro, i corpi militari. I manifestanti si muovevano vero il Museo d’Arte di San Paolo, su viale Paulista. I lacrimogeni ci impedivano di vedere. Bruciava tutto, il naso, la gola. Sentivo non sarei mai riuscita ad andarmene. A quel punto ho vomitato e una donna uscita dal nulla con una bottiglia di acqua mi ha sciacquato gli occhi. La gente ci passava di fianco con le magliette alzate sul viso.

Successivamente il traffico ha lentamente ricominciato a scorrere, ma corso 23 Maggio era ancora piena di barricate. Alcuni agenti stavano cercando di domare il fuoco, seppure con scarsi risultati. C'erano cassonetti in fiamme e bidoni dell’immondizia rovesciati anche nelle vie circostanti. Su Viale Paulista, una ragazza piangeva terrorizzata e tremante, appoggiata ad un’edicola. Le ho chiesto cosa fosse successo e mi ha detto che si era trovata in mezzo alle traiettorie della polizia. Le ho indicato una direzione sicura in cui andare. Non ho idea se abbia seguito o meno le mie indicazioni.

Qualcuno aveva distrutto l'ingresso della metro, alcuni sampietrini erano stati divelti dal terreno e due camionette della polizia erano state danneggiate. Una era in fiamme e un agente aveva quasi domato il fuoco con un estintore. I passanti stavano riprendendo la scena con i loro cellulari, ma non sembravano spaventati—somigliavano più a turisti di divertiti davanti ad una scena insolita. La strada era completamente bloccata dai manifestanti e dalle loro barricate di spazzatura in fiamme.

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Mi è stato detto che alcuni avevano fatto irruzione nel vicino centro commerciale, forzandone la chiusura. Altri continuavano a marciare attraverso Piazza Amadeu Amaral, dove la polizia si stava facendo più aggressiva. Le strade anguste rendevano la circolazione ancora più caotica. Erano le 8 e mezza di sera.

La folla stava iniziando a disperdersi. Molti erano diretti alla metro di Verguiero. I primi manifestanti avevano saltato i tornelli incontrando una lieve resistenza da parte della sicurezza. Poi è cominciato lo scontro. Manganelli, urla, vetri rotti, persone che scappavano. Nel mezzo del tafferuglio, sono riuscita a fare questo video.

A scontri finiti, la stazione—ormai vuota—ha chiuso. Erano le 9 (di solito le stazioni della metropolitana di San Paolo chiudono dopo mezzanotte). Pochi minuti dopo, una donna delle pulizie che lavorava nella stazione ne è uscita disperata, saltando in una macchina della polizia. Una scheggia di vetro l’aveva colpita all’occhio sinistro. Sembrava che in quel frangente non ci fossero stati arresti, ma parlando con un fotografo e alcuni agenti di polizia abbiamo scoperto che in via Consolação c'erano altri scontri. Abbiamo preso un taxi che ci ha lasciati a poca distanza dal punto indicatoci. Eravamo esausti, e le gambe e piedi ci facevano male.

Ma sembrava che anche lì i disordini si fossero conclusi. La polizia stava indietreggiando e la stampa era impegnata in alcune interviste. Stando alla versione dei primi, 2.000 persone avevano preso parte a quella specifica manifestazione e 15 erano finite in manette. Nonostante i media mainstream abbiano fatto in più casi riferimento al Movimento per il Biglietto Gratuito, credo che la ragione dei disordini sia dovuta alla massiccia presenza anarco-punk, o forse alla reazione della polizia alla paralisi di corso 23 Maggio. O forse a entrambe le cose.

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La seconda protesta si è tenuta venerdì 7 giugno. Da un certo punto di vista è risultata più tranquilla, dal momento che la polizia è entrata in scena in anticipo e ricorrendo ai soliti metodi non proprio umani. Non appena i dimostranti hanno preso controllo di una delle arterie più caotiche della città, Pinheiros, i lacrimogeni hanno ricominciato a piovere senza pietà. San Paolo si è trovata nuovamente paralizzata. Indebolita dalla brutalità della polizia, la protesta si è dispersa. Quel giorno, la polizia locale ha stimato solo 5.000 manifestanti, a differenza dei 10.000 del primo giorno e i 15.000 del terzo.

C’è stata una terza protesta in viale Paulista, questo weekend. Dopo aver incassato la giusta quantità di gas lacrimogeni nei giorni precedenti, i manifestanti si erano attrezzati di mascherine. La polizia in assetto anti-sommossa non aveva preso posizione.

Lungo via Consolacao, le persone cantavano, urlavano e invitavano quelli sui marciapiedi a unirsi a loro. Gli agenti di polizia si tenevano per mano in modo da creare una barriera umana. Qualche minuto dopo ha iniziato a piovere e le persone hanno cominciato a cantare, “Arriva la pioggia, per combattere contro il rialzo dei prezzi.” Altre strade erano state occupate da centinaia di manifestanti, quasi 20.000 stando all’MPL. Quando la folla è arrivata al centro città, due bus sono stati colpiti da una sassaiola e dati alle fiamme. Avendo seguito le manifestazioni in tutti e tre i giorni, fino a quel momento a colpirmi era stata soprattutto la lentezza della polizia a entrare in azione. Ma poi, bingo: lacrimogeni e lacrimogeni che esplodono in cielo. Durante il terzo giorno di protesta sono state arrestate 20 persone. Tra questi, giornalisti e studenti. La polizia ha dichiarato di essere alla ricerca di potenziali vandali. Sempre secondo le forze dell'ordine, gli agenti in borghese si sarebbero infiltrati nella folla per identificare possibili “minacce all’ordine pubblico”, un’espressione costantemente usata dalla polizia.

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Giovedì, il ministero dei Trasporti Pubblici ha comunicato che chiederà al sindaco e al governatore di riportare i prezzi dei biglietti al prezzo di 3 real (1,04 euro), per 45 giorni, per dissuadere l’MPL dall'indire nuove proteste nelle strade della città. Ll’MPL, da parte sua, ha dichiarato che se le tariffe torneranno al livello precedente ci sarà una festa per celebrare la vittoria. Si dice che la polizia comparirà in forza, disposta a usare violenza. Sui social media, nel frattempo, continuano a circoalre notizie di poliziotti che effettuano perquisizioni indiscriminate nelle stazioni della metropolitana e nelle strade limitrofe al Teatro Municipale, dove tutto è cominciato.

Ecco il video della manifestazione di giovedì: