PRE-DISCHI BELLI: CALEIDOSCOPIO, “LASER SWORDS”

Andrea Noce è una di quelle ragazze a cui piace la musica. Le piace così tanto che è sempre in giro a suonare, collaborare con altri artisti e organizzare eventi a cui probabilmente molti di voi sono stati. Prima di trasferirsi a Milano, la sua attuale base, viveva nella Capitale e popolava quella parte della città diventata ormai celebre grazie a Borgata Brrrrrdom: Roma est. Oggi presentiamo un suo pezzo che fa rimpiangere di non avere ascoltato solo pop per tutta la vita, Laser Swords, che uscirà presto per Selva Elettrica. Inoltre, l’abbiamo anche intervistata per saperne qualcosa di più su questo suo ultimo progetto.

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Vice: Cos’è Caleidoscopio?
Andrea: È il nome del personaggio che ho inventato per il mio primo tour all’estero come solista. È una ragazza con la parrucca di carta dorata, tutta vestita di lamé, che sgambetta per i palchi dei club alternativi di Tokyo, Kyoto, Amburgo, Berlino, Francoforte, Vienna. È anche il progetto che racchiude tutte le mie esperienze trascorse, specie quelle che per me hanno un certo valore artistico, come la collaborazione con Stefano Di Trapani aka System Hardware Abnormal.

Quando si ascolta la tua roba dopo un po’ viene voglia di mettersi dei collant e smaltarsi le unghie. Soprattutto, viene voglia di andare in uno di quei locali con le strobo e baciare gente a caso.
Be’, in effetti i testi sono per lo più fondati su doppi sensi a sfondo erotico, i motivi sono ammiccanti e le basi ballabili.

Ecco, ora si spiegano un paio di cose. Abbiamo detto che tu sei una che ha molte collaborazioni e che conosce bene cosa gira in Italia. Quali sono gli artisti che segui?
Flavio Scutti; Pop X, che per me è l’erede di Camerini; i Camillas; Cascao & Lady Maru, che ho seguito in tour quest’estate, Manuel Cascone. Nel nostro paese c’è un sacco di musica stupenda che però è difficile da far produrre, pubblicizzare e incoraggiare.

Sei una di quelle che pensano sia meglio andare all’estero?
Qui ho suonato parecchio con Le Rose, a volte è andata male, è vero, ma in alcune città come Roma, Torino, Napoli, ce la siamo passata bene. Quando ho suonato in Germania, però, devo ammettere che mi sono sentita apprezzata e che il pubblico era stranamente educato e gentile.

Stai dicendo che in un posto dove la gente ha portato il mullet per vent’anni, o comunque fuori dall’Italia, gli artisti hanno maggiori possibilità di fare qualcosa di buono con la musica? Non è un luogo comune, secondo te?
Sì, certo che lo è. Ho sempre vissuto qui e ho incontrato un sacco di difficoltà da quando suono, però sono convinta che ci sia un modo per realizzare qualcosa di bello. Il problema è che spesso, in Italia, bisogna fare un giro lunghissimo per farsi apprezzare. Ho la sensazione che prima sia necessario farsi un nome fuori, poi torni e la gente ti vuole bene.

Tu vivevi a Roma e poi ti sei trasferita a Milano, che secondo molti è un posto triste e pieno di hipster. A te come sembra?
Tutto il mio immaginario creativo e il mio background sono di matrice romana, ma non me la sento di demonizzare questa città. Sarà perché ancora non ho avuto modo di testarla. Mi sono trasferita perché avevo voglia di cambiare, perché ero stanca del fancazzismo che a volte regna a Roma. Le cose si fanno, ma con un’attitudine in cui non mi riconosco. Di contro, a Milano, credo si trascuri molto la scena nostrana, quella più underground, anche se le serate a cui sono stata mi sono piaciute parecchio.

Quelle che organizziamo noi sono molto fighe, lo sai?
Bene, allora verrò.

GASTROSPASMO e CALCVTTA

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