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Altro che Osho, Gianni Morandi è il mio modello di vita

Dopo gli ultimi post della pagina Facebook in cui Gianni Morandi risponde pacatamente ai commenti razzisti, ho capito che la sua via è quella giusta. Gianni non è un pazzo, è uno di noi.
Demented Burrocacao
Rome, Italy
23.4.15

Illustrazione di Simone Tso.

Tempo fa, in un articolo sempre qui su VICE parlavo di quanto è difficile gestire il proprio profilo Facebook, soprattutto quando ti cancellano il nick e non sei un personaggio pubblico con una propria pagina gestita da stagisti. Questo è vero, ma non è automatico il fatto che le star riescano a catalizzare su di sé un sacco di gente e a farle pendere dai propri post o esternazioni.

Se c'è uno che ce l'ha fatta, però, quello è Gianni Morandi. Di Gianni già ho parlato qui, ma dal punto di vista musicale: anche se poi il suo atteggiamento non è tanto differente da sede a sede. In entrambi i casi è il pop fatto carne, che in qualche modo cerca di arrivare a tutti e non scontentare nessuno, con l'atteggiamento amichevole dell'uomo della porta accanto. Sì, probabilmente di una porta del 1950, se prendiamo a modello dell'italiano medio del 2015 la tipologia di persone che si sono messe sul suo cammino nelle ultime ore.

Grab via.

In questo recente post sulla sua pagina Facebook infatti Gianni paragona i migranti di oggi agli italiani disperati che con la valigia di cartone attaccata con lo sputo se ne andavano in America alla ricerca di un futuro migliore. Al suo intervento in molti hanno risposto con commenti razzisti e critiche, e Morandi, anche stavolta, ha controbattuto. Perché il suo modo di usare Facebook implica leggere tutti i commenti, e quando dico tutti intendo proprio TUTTI, che siano 34mila come 456 miliardi.

Uno dirà: ma Gianni è un pazzo. Invece no, era una cosa che faceva anche negli anni d'oro della sua carriera, quando gli arrivavano lettere da tutt'Italia a pacchi e lui le leggeva una per una rispondendo. Insomma, è da sempre un fanatico della comunicazione e più che un nerd è, probabilmente, semplicemente una persona di cuore.

Fin qui ci siamo, ma non capisco come faccia Gianni a non mandare a fare in culo queste persone usando anche solo il semplice tasto del ban: ha un autocontrollo sconsiderato, e non risponde alle provocazioni se non con leggerezza—non una brutta parola, non un moto di odio. Avevo suggerito che forse fa uso di valium, ma comincio a credere che sia proprio la persona che appare nei suoi post: sempre positivo, a volte naif ai limiti dell'impossibile. E infatti è già partita da un po' la pagina Gianni Morande, che prende per il culo questo suo aspetto. Per quanto sia divertente, tale pagina non riesce a superare l'originale, coi suoi selfie nei posti più improbabili, tipo mentre smaneggia in casa coi secchi o se ne sta col giornale in mano in posa plastica da post/after. Insomma un bruciato come noi, uno di noi.

Uno di noi perché alla fine Gianni, nonostante il suo aplomb, si incazza. Certo, è un'incazzatura che parte da una serenità interiore invidiabile e che è espressa in maniera diretta e semplice. Proprio come potrebbe farlo un contadino d'altri tempi: infatti mica si è arreso ai leghisti che hanno assalito la sua pagina, ma anzi li stuzzica ancora di più con un nuovo post in cui condanna fermamente il razzismo dei suoi connazionali, condito da una foto in cui osserva in macchina non sorridente come al solito, ma anzi con un quasi disgustato ghigno di fermo rimprovero.

Grab via.

La citazione su Papa Francesco non è a caso: ovviamente Gianni non può parlare di Marx, deve colpire gli strati sociali più conservatori con le loro stesse armi—anche se sotto sotto è un compagno. Un compagno "cattocomunista", che combatte la sua battaglia contro l'ignoranza vista come aridità di cuore, che nessun intellettualismo potrà mai dissetare.

Vero è però che all'inizio Gianni è entrato nel mondo dei social in maniera timida, quasi reverenziale. All'inizio del 2009 (quando si iscrisse a Facebook) c'era evidentemente qualcun altro a gestire la sua pagina. Poi piano piano, capito il giochetto, gli è scattata la dipendenza. Da lì una escalation incredibile—non senza chi lo accusava di operazioni pubblicitarie per promuovere il suo disco—che lo ha portato nel gotha dei più seguiti, a questo punto (possiamo dirlo) suo malgrado: oramai non può più tornare indietro, dato che la gente farebbe manifestazioni per riaverlo online. E nel frattempo crea eventi per chiedere "scusa per le allusioni sulla sua millantata coprofagia."

Non posso dire di avere una vera ossessione per Gianni, ma mi è sempre stato simpatico e ho sempre notato il suo talento innato come interprete. Nonché, soprattutto, la sua personalità borderline. Mi ricordo il periodo in cui girava con Dalla: pareva uno stralunato mentre poco tempo prima era il ragazzo che andava a prendere il latte anche se oramai aveva ottant'anni per gamba. È sempre stato artisticamente camaleontico, tanto che quand'ero piccolo ascoltavo una bella canzone sulla befana per la quale stavo in fissa e non sapevo fosse lui a cantarla. Nella vita ha fatto di tutto e ha mangiato anche la polvere, ha cantato canzoni politicizzate e nello stesso tempo ha presentato Sanremo come se lo facesse anche al cesso radendosi. Poi vabe', ha la fissa per la corsa e per la forma fisica nonostante la metà dei selfie se li faccia in cucina davanti a manicaretti prodigiosi: appunto, è un po' un insieme di modi di essere che stanno bene anche non c'entrando nulla l'uno con l'altro. In un certo senso, è un maestro di vita.

E a questo proposito ieri notte ho capito che la via di Morandi è quella giusta: ritorno alle 5 di mattina da una serata, valigia alla mano, e vedo questo camion che mi arriva in faccia. Allora con la mano faccio segno di rallentare: questo si ferma e mi dice con tono minaccioso. "Che voi? Che movi quelle mani? Mettetele ar culo quelle mani." La rissa è già dietro l'angolo, quando mi viene in mente l'ultimo post di Gianni. Allora esclamo un fermo ma tranquillissimo "Pensavo che me stavi a veni' addosso, ecco perché le muovo." Risultato, non vengo investito. Ovviamente in cuor mio gli avrei risposto "Guarda preferisco mette le mani nel culo tuo e muoverti tipo topo Gigio," ma che senso ha dare soddisfazione ai deficienti? È questo il grande insegnamento di Gianni: "non porgere la guancia, ma fagliela annusare." Altro che Osho, Gianni tutta la vita.

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