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Vice Blog

Intervista a Carson Mell

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di it
23 aprile 2010, 2:31pm

I lavori di Carson Mell sono diversamente inquietanti, ma allo stesso tempo non puoi fare a meno di guardarli. Come quando c'è qualcosa di vagamente disturbante, tipo un ragno peloso o un'eruzione vulcanica, vorresti evitarli ma inevitabilmente continui a cercarli con lo sguardo. Poi, da quando è pappa e ciccia con Wholphin, il suo nome sta girando parecchio, tanto che mentre ci accingevamo a postare questa intervista di Jonathan Smith e ci guardavamo un paio di video dei suoi lavori, siamo incappati nell'intervista italica che un nostro collaboratore ha fatto un paio di mesi fa al suddetto Carson. Godetevi tutto questo popò di roba, dopo il salto.

Non ho mai incontrato Carson Mell di persona, ma a giudicare dal suono della sua voce e dal suo amore per il Southwest, me lo immagino come un uomo navigato che sa riconoscere a fiuto le piante velenose e sa come uccidere un'antilope usando la punta di un cactus come arma. Aspetta un attimo–l'ho appena cercato su Google immagini ed ha un look piuttosto nerdy–tutto il contrario di quello che mi aspettavo. Fa niente, dopo aver visto i corti animati di Carson mi sento pronto per andare a vivere nel deserto, fondare una band, sperimentare liberamente nuovi allucinogeni e scoprire la verità ultima sul cosa significhi essere un uomo (visto che sono piuttosto gracilino e mi hanno detto che ho dei polsi "delicati").

I corti di Carson uniscono illustrazioni fantastiche a delle trame che non sfigurerebbero in prestigiose riviste letterarie o in qualche grande raccolta di racconti brevi. Non fa una piega, infatti, che tutti i corti di Carson siano stati pubblicati da Wholphin, l'ala mediatica dell'impero letterario di McSweeney. Carson ha anche scritto un romanzo, Saguaro: The Life and Times of Bobby Allen Bird. Il protagonista Bobby, un personaggio ricorrente nei corti di Carson, è un musicista fallito che ha vissuto tante di quelle nottate selvagge che neanche Willie Nelsons e Mick Jagger messi insieme. Una certa disperazione sembra contraddistinguere tutti i personaggi dei suoi corti, ed è proprio questa disperazione a rendere questi cartoni animati, in cui c'è spesso la voce narrante di Carson, così tangibili e reali. Ognuno di loro era in passato in una situazione migliore di quella in cui si ritrova ora–è un po' come sentire i racconti di tuo nonno, solo che invece di storie spaccapalle su come era dura ai tempi della Grande Depressione, qui si parla di prugne di eroina fatte in testa ad una scimmia e di risvegliarsi a Fresno circondati dal proprio vomito con un pacchetto di nachos in tasca e un tatuaggio assurdo sul collo.

Carson vive a LA dove lavora per la Xenon, la casa responsabile di Dolemite, uno dei più grandi classici del genere blaxploitation. Di recente si è preso una pausa dai film per terminare il suo secondo romanzo. L'ho chiamato per parlare con lui dei suoi lavori.

Dove sei nato?
Carson Mell: A Phoenix, Arizona.

Lo sapevo già in verità. Il southwest sembra essere un tema ricorrente nel tuo lavoro.
Sì, in un certo senso è tutto molto più facile se ambienti le storie in un posto che conosci bene. Un po' come John Hughes che ambienta tutti i suoi lavori a Chicago. All'inizio ero un po' dubbioso sull'ambientare così tante mie storie a Phoenix, ma poi ho visto John Huges con Chicago e mi sono rilassato.

Adesso vivi a LA, come ti prende essere circondato dall'ambiente del cinema coi soldoni? È una cosa che ti innervosisce a volte?
No, sono praticamente due mondi paralleli. Ma alla fine non è così male, se prendi ad esempio la compagnia per cui lavoro, che è specializzata nella produzione di B-movie, non penso che potrebbe esistere in nessun altro posto se non a LA.

Per quale compagnia lavori?
Si chiama Xenon, e il loro pezzo forte è stato Dolemite con Rudy Ray Moore, ce l'hai presente?

Il tipo della blaxploitation ?
Si, Rudy Ray Moore era una vera star della blaxploitation, anche se in realtà non era proprio blaxploitation, visto che lui si è finanziato e ha realizzato tutti i suoi film da solo, quindi non era esattamente lo stesso genere. Comunque, la Xenon ha fatto uscire tutti i suoi lavori, e quando ero a Phoenix ero ossessionato dalla sua roba; alla fine ho pure lavorato con lui nel suo ultimo film, Dolomite Explosion, ma putroppo Rudy è morto un anno fa quindi non so se il film uscirà mai.

Pensi che, vivendo a LA, ci sia una sorta di pressione su di te per rendere più vendibili i tuoi film, o per produrre lavori più adatti ad un pubblico non di nicchia?
Può darsi, ma la cosa divertente è che ogni volta, mentre lavoro a un film, penso dentro di me che stia facendo qualcosa di più commerciale; poi quando lo finisco e la gente mi dice quanto gli sembra strano, mi rendo conto di aver fatto l'opposto.

Voglio dire, io adoro i tuoi film, ma—e questa è una mia opinione—sembra che il tuo pubblico sia prettamente di nicchia.
Sì, è così, e io vorrei certamente raggiungere un pubblico più vasto. E se ancora non ci sono riuscito immagino che sia un mio obbiettivo. Ma voglio arrivarci in maniera naturale, spontanea. Penso ai Simpsons o a Senfield come punto di riferimento, capisci che intendo? Quel genere di cose per niente stupide che tuttavia riescono ad attrarre letteralmente tutti. Penso che siano le mie storie a mantenere il pubblico dei miei film più ristretto ad un target letterario. Anche la distribuzione influisce, il fatto che siano pubblicati da Wholphin, dà loro un certo tipo di immagine. D'altra parte però il video di Chonto ha avuto 250mila visite su YouTube, e dai commenti si può intuire che non è solo gente "colta" ad averlo visto, il che è una cosa buona.

A proposito di pubblico letterario, tu hai scritto un romanzo chiamato Saguaro: The Life and Adventures of Bobby Allen Bird. Come ti è venuta l'idea per il personaggio?
Il libro è una specie di raccolta di racconti leggendari in chiave rock and roll. Per creare Bobby ho pensato a come potevano essere le personalità dei miei musicisti preferiti e ho cercato di metterle insieme. Alla fine poi il personaggio ha sviluppato delle sue caratteristiche personali e uniche.

Io ho sempre creduto che fosse basato su di te o su tuo padre.
Questo è probabilmente il miglior complimento che mi puoi fare, e non sei il solo ad averlo pensato, ma io ho ben poco a che vedere con Bobby.

Hai scritto anche altri libri?
Ho appena finito un romanzo ben più lungo incentrato su una band country chiamata The Blue Bourbon Orchestra. Di recente mi sono procurato un agente, che sta leggendo il libro in questi giorni, quindi ora vediamo che succede.

La tua voce è uguale a quella del narratore dei tuoi film, ma i titoli di coda non dicono mai chi è, solo in Field Notes, in cui la voce narrante è di Tom Kostan, che tra l'altro suona quasi come la tua.
Sì, a parte Tom Kostan in Field Notes, ho fatto tutto da solo per le voci, cosa che continuerò a fare per i personaggi già affermati, ma che voglio in parte cambiare in futuro, soprattutto perché quando ho lavorato con Tom mi sono trovato benissimo.

Come si sviluppa il tuo processo creativo? Io mi immagino te, con il quinto bicchiere di tequila e un peyote in mano, che ti chiudi nel tuo studio per due giorni, per poi uscirne con l'idea per un nuovo film.
Be', mi capita di bere quando lavoro, ma il più delle volte sono sobrio. Mi piace esplorare il mondo degli allucinogeni nel mio lavoro, ma personalmente sono un tipo piuttosto coi piedi per terra.

Field Notes verrà sviluppato in una serie o in un lungometraggio? Oppure rimarrà com'è?
Sto valutando l'idea al momento, probabilmente una delle prossime cose che farò sarà incentrata su quel personaggio. Ho già in testa la storia ma ancora non l'ho scritta nero su bianco.

Come hai cominciato a fare film?
All'inizio cazzeggiavo con la videocamera di mio padre. È stato un processo graduale. Non avrei mai pensato di dedicarmici a tempo pieno, specialmente perché quando mi sono trasferito a LA ho provato a mandare i miei lavori ad alcuni festival ma non mi hanno preso da nessuna parte. Quindi non ci ho provato più per un po', continuando però a fare video per divertimento, finché è arrivata Wholphin. Quella è stata la svolta, e il fatto che mi pagassero è stato non poco incoraggiante.

Hai fatto parecchie cose con loro no?
Si, hanno pubblicato tutti i miei cartoni. Nell'ultimo anno e mezzo ho lavorato esclusivamente al romanzo e ho tralasciato i cartoni, ma nel prossimo futuro tornerò a dedicarmi a quello.

Hai fatto qualche scuola d'arte o cose simili ?
No, ho imparato da solo. Mio padre è un artista, era un illustratore e un paesaggista. Mi ha insegnato parecchio a dire il vero, quindi in realtà non ho fatto proprio da solo,niente scuola comunque. Ho provato scuola di regia per un semestre ma non faceva per me. Avrei voluto andare in una scuola di specializzazione, ma c'erano sempre troppe materie teoriche di mezzo.

Hai fatto anche dei corti live-action con tuo cugino. Cosa preferisci, animazione o live-action?
Mi piace il fattore caos del live-action, è proprio quello l'aspetto che lo rende più interessante, secondo me. Buona parte dei corti che ho fatto con mio cugino erano senza copione, del tutto improvvisati. Con l'animazione puoi controllare e modificare ogni singola cosa, e anche questo è un aspetto che mi piace, quindi alla fine dipende molto dalla storia. In generale quindi mi piacciono entrambi, solo che per il live-action preferisco l'improvvisazione, non mi sono mai trovato bene con i copioni.

Mi piace il tuo modo di sovrapporre le animazioni a delle vere foto. Come sei arrivato ad elaborare questo stile? Quali sono state le tue influenze?
Alcuni anni fa, degli amici che facevano un video magazine mi avevano chiesto di realizzare un cartone per loro, che poi sarebbe stato il mio primo in assoluto. La scadenza si avvicinava ed io ero in ritardo mostruoso a causa degli sfondi, così ho usato delle foto. Il risultato è stato soddisfacente ed è sembrato che piacesse alla gente, quindi ho continuato a usare questa tecnica. È nata quindi per ragioni funzionali. E anche perché non mi è mai piaciuto disegnare sfondi.

Be', il risultato è veramente fico.
Grazie, e la cosa bella è che mi da una buona scusa per uscire di casa. Io lavoro sempre in camera mia e spesso finisce che mi rompo le palle, ma grazie a questa cosa almeno ogni tanto esco a caccia di foto.

A cosa stai lavorando adesso?
Ho finito il romanzo di cui parlavamo prima una settimana fa, e ora sto cercando di decidermi se fare o meno un film su Field Notes. Sto anche lavorando ad una serie di brevi animazioni su dei professori universitari, ambientati tutti nella stessa università. Vorrei sviluppare una specie di scenario alla Springfield, ma per adesso sono solo un paio di corti animati ed un lungometraggio.

JONATHAN SMITH