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Fare il pubblico professionista è il lavoro più facile del mondo

Per quanto possa sembra impossibile, ci sono persone che aspirano a collezionare presenze come pubblico in più show televisivi possibili. Fenomeno tanto più spiegabile se si pensa al fatto che molto spesso queste "prestazioni" vengono pagate.

di Vincenzo Marino
07 settembre 2015, 10:06am

Foto di Guido Borso

Questo post fa parte di Macro, la nostra serie su economia, lavoro e finanza personale in collaborazione con Hello bank!

Per quanto possa sembra impossibile, nel settembre del 2015 ci sono persone, in Italia, che aspirano a collezionare presenze come pubblico in più show televisivi possibili. Fenomeno tanto più spiegabile se si pensa al fatto che molto spesso queste "prestazioni" vengono pagate.

Non è impossibile in rete imbattersi in annunci come "Vorrei partecipare come pubblico pagato alle trasmissione Forum, Detto Fatto, Mattino Cinque. Ho già partecipato come pubblico a Pomeriggio Cinque di Barbara D'Urso. [Nome - Cognome - Numero di telefono]." In coda a post su blog che si occupano di tutt'altro.

Fare da pubblico pagato e fingere interesse per manifestazioni o spettacoli è un piccolo mercato che si alimenta della vanità di chi pretende un pubblico massiccio e favorevole, della necessità di chi deve riempire spazi o simulare un feedback, della curiosità di chi partecipa, anche per questioni economiche.

La creazione di un sostegno artificiale a show, esibizioni pubbliche e politica affonda fino alle Vite dei Cesari di Svetonio e arriva al cosiddetto astroturfing, con il quale nel marketing si identifica un sostegno fittizio dal basso a favore di una causa. Ovviamente, a pagamento.

Qualche mese fa per esempio i giornali americani hanno dedicato svariate pagine al candidato presidente Donald Trump e al suo improbabile schieramento di sostenitori a 50 dollari a testa, pronti ad acclamarlo e sottolineare i suoi proclami. Ma non è il solo a servirsi della cosiddetta claque in politica.

Se in Italia, infatti, per anni si è parlato di un presunto scambio "panini e viaggi gratis in cambio di supporto" durante uno dei comizi berlusconiani del 2011, in Ucraina è il la Easy Work di Vladimir Boyko a pagare 4 dollari l'ora in cambio di una presenza partecipata in manifestazioni varie, per rimpolparne il pubblico e creare un finto interesse. Ma come ricordava The Atlantic nell'agosto scorso, il finto supporto dal basso, grazie anche a agenzie come Crowds on Demand o Crowds for Rent, invade i più diversi ambiti della società, e soddisfa i più svariati bisogni.

C'è per esempio chi desidera essere aggredito da finti paparazzi e finto entusiasmo fuori dai negozi—l'agenzia, avvisata per tempo, riesce a raccattare anche più di mille persone. E c'è chi, ancora, avendo bisogno di un po' di buzz come stilista e designer può usufruire di modelle che portino i suoi vestiti e lo riempiano di elogi in occasioni pubbliche. Ma non c'è posto migliore nel quale esigenze economiche ed entusiasmo di facciata si integrano alla perfezione con un mondo per definizione "finto" come quello della televisione.

Avendo trascorso probabilmente due terzi della mia infanzia di fronte a un televisore, ho sempre provato un'attrazione smodata nei confronti dei meccanismi degli show televisivi—e degli applausi finti che vi si agitano attorno. La prima registrazione di un programma che abbia mai visto con i miei occhi, in età più adulta, ha avuto su di me lo stesso effetto che di solito ha Disneyland su un bambino, se si eccettua l'euforia controllata.

È lì infatti che ho scoperto che un pubblico passivo, attivo o parlante che sia, ha dei compiti ben precisi, che rispondono alle esigenze della trasmissione. Bisogna seguire immobili, sorridenti e muti ore e ore di registrazione, di durata ben più lunga di quella effettiva del programma. Bisogna intervenire se necessario, disdire qualsiasi altro impegno, spegnere i telefoni e 'staccare' letteralmente dal mondo esterno.

Bisogna rispondere in pratica a una serie di esigenze che in qualche modo giustificano il pagamento di questa prestazione, e alimentano un circuito abitato da un'umanità molto varia. Ci sono i pensionati che intendono arrotondare la pensione o trovare un passatempo, i semplici curiosi, o ancora quelli che vedono nella presenza dagli spalti il primo step della loro lunga ascesa nel mondo dello spettacolo.

Foto di Guido Borso

"Alla fine trovi persone di tutti i tipi," mi spiega Annamaria Negri, responsabile dei casting per l'agenzia SDL2005 che si occupa di trovare pubblico, pagato e non, per varie trasmissioni televisive di Mediaset (da Avanti un altro a Ciao Darwin). "Ci sono quelli che arrivano direttamente dai loro paesino col pullman, e la prendono come una gita, oppure quelli che vogliono conoscere un personaggio specifico." E sono di tutte le età, senza troppe distinzioni, "perché nel momento in cui uno compone un pubblico, in genere lo vuole variegato."

Ma come si fa a entrare in questo giro, farsi pagare e godersi qualche scazzo tra conduttori e produzione che non andrà mai in onda?

Per poter partecipare agli show tv come pubblico, solitamente, è necessario rivolgersi a delle agenzie e mandare la propria richiesta. Le iscrizioni ad alcune di queste sono del tutto gratuite, altre volte capita di dover pagare dai 100 ai 200 euro all'anno. Ci sono poi altre agenzie che fanno da casting direttamente per Rai e Mediaset, che a loro volta, offrono la possibilità di presenziare durante registrazioni e dirette—in genere come "figurante", una muta scenografia umana—compilando dei form sul sito o contattando dei numeri dedicati.

Una volta selezionati, si passa attraverso un casting abbastanza specifico, che cambia "in base alla tipologia dello spettacolo, al tipo di figura richiesta, degli argomenti. Poi ogni società si comporta in modo differente e ognuno ha i suoi metodi" sebbene, mi ricorda, il casting venga fatto generalmente per il pubblico pagato.

Ovviamente gran parte della gente che vedete ai margini degli studi televisivi prende parte a trasmissioni in modo del tutto gratuito, o addirittura pagando per assistere a spettacoli come Zelig.

Tuttavia, nella sua continua ricerca dell'autenticità, le necessità della tv moderna hanno visto imporsi nuove figure intermedie, come quella della comparsa parlante, che dovrebbero rappresentare la voce del pubblico e della gente a casa, diventare "protagonista" e talvolta "eroe"—come scriveva Aldo Grasso parlando del primo rivoluzionario del genere, Maurizio Costanzo—intervenendo dalla platea ed esprimendo il proprio punto di vista.

Un profilo del genere può esser retribuito anche attorno ai 300 euro ma, mi spiega la responsabile di SDL2005, che si va in genere dai 50 euro, ai 100 euro, ai 120 euro: "dipende da quello che gli si chiede, o dalla trasmissione, o dalla rete—per per Mediaset funziona in un modo, la Rai in un altro." Mediamente, comunque, uno spettatore inserito come pubblico parlante riesce a guadagnare un'ottantina di euro a registrazione, e con impegno e buona regolarità può persino rischiare di sopravvivere economicamente facendo soltanto lo spettatore televisivo dal vivo.

C'è infatti chi, come mi viene confermato, riesce a fare dell'attività di pubblico parlante una professione. "Ci sono trasmissioni come Forum o quelle della De Filippi che richiedono quel tipo di pubblico," che poi diventa una figura fissa, quasi necessaria, con un'entrata economica sufficiente a sopravvivere da pubblico pagato.

La crisi, tuttavia, ha stravolto anche questo mercato, e se prima vivere guardando la tv dal vivo poteva essere un'opzione quasi contemplabile, adesso "il mercato è decisamente cambiato," mi spiega Negri: "ovviamente la crisi ha colpito anche il nostro settore, quindi se prima si pagava di più per presenziare come pubblico pagato alla registrazione di uno show televisivo, adesso le aziende cercano di pagare di meno o di trovare soprattutto pubblico volontario." Che malgrado tutto non mancherà mai.

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