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Questa donna ha aperto un blog in cui parla del suo stalker

Cosa significa avere qualcuno che segue ogni tuo movimento? Qualcuno che ti manda messaggi anonimi, che si spaccia per te su internet, che fa il possibile per complicarti la vita? Mary Scherpe ne sa qualcosa, e ha deciso di raccontarlo.

di Chris Köver
15 settembre 2014, 10:44am


Foto di Christian Werner

Cosa significa avere qualcuno che segue giorno per giorno ogni tuo movimento? Qualcuno che ti manda messaggi anonimi, che si spaccia per te su internet, che fa il possibile per renderti la vita miserabile? Mary Scherpe è una style blogger tedesca e ne sa qualcosa. Negli ultimi due anni è stata perseguitata da uno stalker—il quale la tempestava di posta, dai campioni di tappeti ai cataloghi di cucine, ha ordinato un pacco di benvenuto per il loro figlio mai nato (Karl Johann), le ripeteva continuamente quanto fosse stupida e grassa o twittava e pubblicava su blog e Instagram cose imbarazzanti a suo nome.

Invece di lasciare la sua attività o scappare verso un'altra parte dell’universo—del resto Mary si guadagna da vivere su internet, il suo blog Stil in Berlin è letto ogni giorno da migliaia di persone e Gucci e Prada ci pubblicano banner pubblicitari—ha deciso di fare esattamente l’opposto: ha aperto un Tumblr in cui parla di quello che le succede e ha anche scritto un libro a proposito.

Ho contattato Mary per capire cosa comporta una situazione del genere e perché ha deciso di rendere il tutto pubblico e visibile.

VICE: Come sta il tuo stalker? Lo hai sentito, di recente?
Mary: Purtroppo ogni tanto lo sento ancora. Di solito mi invia posta in ufficio, ma ultimamente è stato molto silenzioso.

Ti consideri una classica vittima di stalking?
Ho moltissime ragioni per credere che non si tratti di un ragazzo come un altro. È qualcuno con cui ho avuto una breve relazione, e nella maggior parte dei casi di stalking si tratta proprio di un ex che agisce da stalker. In questo senso sono una classica vittima di stalking. D’altra parte, essendo una figura pubblica, la mia è una situazione diversa. Sono molto conosciuta, ma online non pubblico granché della mia vita privata. A differenza di molti blogger di arte, moda o cucina di mia conoscenza, direi che su Internet non ci sono moltissime foto che mi raffigurano, e ben poche informazioni riguardo su dove vivo e chi frequento. Ma quando si ha a che fare con lo stalking, ci sono così tante possibilità che più o meno tutti possono diventarne vittima. Le ragioni per cui qualcuno è indotto a diventare uno stalker possono essere davvero minime.

Aspetta, quindi sai chi è questa persona?
Sì. Mi trovo costretta ad affermare che il mio è solo un sospetto per non imbattermi in questioni legali, essendo tutto basato su prove circostanziali. Non ho prove schiaccianti. Ma sono più che sicura che si tratti di lui.

Perché ne sei così sicura?
All’inizio non lo ero, erano i miei amici a dirlo. Ma dopo un po’ ha iniziato a fare riferimenti e a comportarsi in un modo che suggerivano che mi conoscesse davvero, e che non conoscesse soltanto la mia identità digitale.

Per esempio?
Parlava di cose che gli avevo detto quando ci frequentavamo. Per esempio mi prendeva in giro per il naso grosso perché sa che penso sia troppo grosso. Gliel’avevo detto io stessa. Io posso pensare che il mio naso sia troppo grande, ma mi rendo conto che non è così grosso da saltare all'occhio—a meno che quel qualcuno sia a conoscenza di questa mia debolezza. E poi ha commesso degli errori che lo hanno smascherato.

Di che errori parli?
Di solito per inviarmi messaggi anonimi o lasciare commenti sul mio blog usava Tor, ma qualche volta se l'è dimenticato e il suo indirizzo IP mostrava la città di provenienza, che è la stessa in cui viveva in quel periodo il mio sospetto. Ha anche creato qualche profilo fasullo di Instagram spacciandosi per me, ma a volte commentava col suo vero nome. A un certo punto l’ho contattato e gli ho detto che l’avrei denunciato alla polizia. Dopodiché ha tenuto un profilo basso per due settimane, senza fare niente in rete—nemmeno usare il suo vero nome. E questo mi fa pensare che si tratti proprio di lui.

La Germania ha varato una legge contro lo stalking nel 2007. Perché non l'hai semplicemente denunciato?
L’ho fatto, due volte. E entrambe le volte il caso è stato archiviato con la stessa motivazione. Il problema è che la legge attuale non si basa sulle azioni del perpetratore, ma sull’effetto che queste hanno sulla vittima. Per come stanno le cose, la vittima deve provare che “la sua vita è stata fortemente compromessa.” Hai dovuto trasferirti per causa sua? Hai perso il lavoro? Avevi paura a uscire di casa? Devi dimostrare quanti problemi ti ha creato.

Quindi siccome non ti ha creato abbastanza problemi e sei ancora in grado di lavorare, non è considerato un reato?
Esatto. Per far partire le indagini del pubblico ministero occorre un caso del genere. È abbastanza controverso: da un lato tutti ti dicono di continuare la tua vita, di ignorarlo. Dall’altro, se lo fai e provi a essere forte, non hai elementi sufficienti per un’indagine. 

È per questo che hai iniziato a scrivere di lui e postare sul tuo blog?
Non ho iniziato subito. Postare sul blog è stata la mia ultima risorsa a conclusione di un anno in cui la situazione continuava a peggiorare. Non sapevo che altro fare. Mi sentivo inerme. In queste situazioni impari a chiederti, cosa farebbe lui? Cosa ne penserebbe? Ti abitui a stare sempre allerta, e spesso decidi di non fare né dire nulla. Il mio avvocato mi suggeriva di non parlare alle mie amiche dei miei sospetti, mentre lo stalker ti può insultare e minacciare anonimamente ogni giorno. Era una situazione così frustrante che ho deciso di fare esattamente il contrario. Passare dalla difensiva all’attacco era così soddisfacente che ero pronta a correre il rischio.

Con il libro è stato uguale. Si divertirà a leggere di quanto mi ha fatta soffrire? Forse, ma non mi importa. Mi sono concentrata solo su quello che volevo.

Che cosa volevi ottenere?
Volevo e voglio che lo stalking sia qualcosa di cui si parla. Voglio anche che la legge sia più coercitiva e si focalizzi di più sul perpetratore piuttosto che sulla vittima. Non è solo il mio caso: moltissimi casi di stalking vengono archiviati per la stessa ragione. Queste correzioni alla legge sono in via di elaborazione—sono già nel programma della coalizione—ma chissà quanto ci vorrà. 

Com’era vivere avendo questo tizio con il fiato sul collo, prima di scrivere sul blog? Eri sempre in ansia?
Soprattutto quando leggevo la posta o i messaggi sul cellulare, ma cercavo comunque di andare avanti con la mia vita. Non volevo dargli la soddisfazione di tenermi lontana dal mio lavoro. La prima volta che ho scritto di lui sul blog, molta gente è rimasta sorpresa e ha detto di non aver mai notato nulla, dato che provavo a nasconderlo in ogni modo.

I miei amici sono stati molto d’aiuto. Tanti dicono ”ignoralo e vedrai che smetterà,” “non è poi così tremendo”. Ma è proprio così: è tremendo. Non è una cosa momentanea, ma qualcosa che quella persona pianifica meticolosamente giorno per giorno per farti soffrire. Sapere che c’è qualcuno disposto a fare tutte queste cose ogni giorno, che non si arrenderà e che domani continuerà a farlo... è terribile.

Hai ricevuto delle critiche?
Dopo che il Süddeutsche Zeitung e il Bild hanno pubblicato un mio articolo c'era chi diceva che cercavo solo attenzioni. In effetti sì, volevo attenzioni. Non volevo essere più sola, è una cosa così negativa?

Un ragazzo del Chaos Computer Club che avevo contattato per capire come funzionasse Tor e se ci fosse un modo per rintracciare lo stalker mi ha detto, “Perché sei ancora su Facebook? Nessuno ti obbliga a farlo.” Ci è voluto un po' per fargli capire che a lui non fregava niente se fossi su Facebook o meno. Avrebbe trovato sempre e comunque un modo per raggiungermi.

Il tuo stalker non si limitava alle chiamate notturne, i messaggi e la posta. Ha anche cercato di distruggerti la reputazione parlando male di te e dei tuoi colleghi e creando falsi account a tuo nome. Tutto questo mi fa pensare: fa qualcos’altro nella sua vita oltre a questo?
Visto dal fuori è un tipo produttivo, è molto attivo online. Ma è soltanto una patina di normalità al di sotto della quale deve avere un grosso problema, un problema che secondo me coinvolge tutta la sua vita. Non segue soltanto i miei profili dei social network; ricerca tutto quello che viene scritto su di me. È riuscito ad accedere al mio conto in banca e ha fatto donazioni a una casa di accoglienza per donne. Sembra anche che io non sia l’unica donna a subire questo. Dopo essere uscita allo scoperto e aver annunciato il libro, un’altra donna mi ha contattata. Ci siamo incontrate e abbiamo parlato, si tratta indubbiamente dello stesso uomo.

Wow, deve essere molto occupato.
Sì, la chiama di notte. Con me non lo fa più perché stacco semplicemente il telefono. Incontrarla è stata un'esperienza forte, ma anche positiva, perché voleva dire che il problema non riguardava solo me. Non si tratta di me, ma di lui.

Pensi mai a quello che diresti se dovessi incontrarlo?
Probabilmente mi volterei e me ne andrei.

Cosa succederà adesso che il libro verrà pubblicato?
Non lo so. Se ci avessi pensato probabilmente non lo avrei scritto. Uscirà in queste settimane, ma è già stato annunciato pubblicamente. Voglio che chi ha una situazione simile legga il libro e si renda conto di non essere solo. Ci sono passate altre persone, solo che non se ne parla.


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