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Perché a Guantánamo è proibito leggere 'Trainspotting'?

Tra i libri proibiti a Guantanamo c'è anche "Trainspotting" di Irvine Welsh. Abbiamo parlato con il suo autore, che ci ha raccontato come non abbia idea del motivo per cui il suo libro sia proibito nella prigione.
21.11.14

​Tratto dallo speciale di VICE su Guantánamo.

Non riesco a capire perché il mio libro sia proibito. È difficile che un detenuto a Guantánamolegga Trainspotting e dica, "Ok, adesso esco e mi faccio una bella pera." Anzi, forse se così fosse al governo farebbe pure comodo—smetterebbero di mettere bombe o di fare qualunque altra cosa li si accusi di fare.

Per un certo periodo, Trainspotting è stato proibito anche in Russia e in Grecia. I miei libri sono stati proibiti in diversi paesi, di solito per la rappresentazione realistica della tossicodipendenza e della violenza, oltre che per il linguaggio volutamente volgare. Insomma, perché rappresentano in modo realistico le vite delle persone di cui parlano. È strano che questo libro sia proibito a Guantánamo. La cosa che mi fa paura è che  qualcuno abbia letto il libro e pensato, "Questo va proibito, perché corromperà la morale di quei musulmani che potrebbero aver cercato di uccidere dei cittadini americani." Il mio libro parla di tossicodipendenti scozzesi. Chi è che prende queste decisioni?

D'altra parte, è anche vero che ho fatto alcune letture pubbliche in alcune prigioni, e ho ricevuto sempre un'ottima accoglienza. L'accoglienza migliore l'ho ricevuta in un carcere femminile. Gli uomini di solito sono interessati ai libri sul crimine, e li leggono come fossero dei manuali che spieghino loro come fare meglio quello che fanno. Invece alle donne questo non interessa, sono più suscettibili alla narrazione.

Dato che oggi viviamo in un mondo sempre più fatto di regole e precetti, posso ipotizzare che tutto ciò che è visto come fuori dalla "norma" è considerato deviante e pericoloso, come qualcosa che va estirpato o quantomeno emarginato. Questa è un'ovvia conseguenza della globalizzazione. E si andrà sempre di più in questa direzione. Che si tratti di una questione di obbedienza politica o religiosa, o di conformità sociale e di stile di vita, una delle più grandi sfide dei prossimi 30 o 40 anni sarà quella per la riconquista della nostra libertà personale e di espressione.

Mi hanno detto che a Guantánamo sono proibiti anche Shakespeare e Jonathan Franzen. Per quanto ne so, Franzen non ha eguali nel descrivere gli americani bianchi di oggi, le loro insicurezze e le loro nevrosi. Avranno pensato che i suoi lavori fornissero troppe informazioni sulle abitudini, sulle vanità e le paure degli americani. Questa è l'unica spiegazione possibile, perché nulla fa pensare che Le correzioni possa essere un testo sovversivo o pericoloso nelle mani di un gruppo di presunti terroristi anti-americani.

Segui Irvine Welsh su Twitter: ​@IrvineWelsh.

Raccontato a Nathalie Olah.