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La dura vita degli spacciatori sauditi

Peggio che avere la polizia alle calcagna, c'è solo avere la polizia religiosa alle calcagna.
5.9.13

Hashish afgano introdotto illegalmente in Arabia Saudita. Foto per gentile concessione dell'intervistato.

"Abdullah" è nervoso al telefono. Inizialmente non voleva parlarmi, anche se sapeva che non avrei utilizzato il suo vero nome in questo articolo. La sua paranoia deriva dal fatto che recentemente un suo caro amico è stato arrestato perché in possesso dell'hashish che Abdullah gli aveva venduto, e adesso è convinto che le autorità gli stiano alle costole. Che è anche il motivo per cui ha cancellato il suo profilo su Facebook, disattivato l'account e-mail, e si è nascosto per sfuggire alla mutawwi'a-la polizia religiosa del paese.

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Vivo in Arabia Suadita da quasi 15 anni, quindi sono abituato alle frustranti restrizioni che i laici devono subire nella loro vita quotidiana. Tuttavia, questo non è niente in confronto ai pericoli a cui si espone Abdullah importando e vendendo illegalmente droghe e alcol: reati per i quali si viene incarcerati, frustati, o addirittura giustiziati sulla pubblica piazza. Sempre più spesso è la mutawwi'ache individua e cattura chi si macchia di questi crimini contro la Sharia.

Nonostante la legge e le pesanti sanzioni che cercano di contrastarne il commercio, i liquori e molte altre sostanze illecite sono disponibili in Arabia Saudita-è solo questione di sapere dove andarle a cercare. Un raro studio sull'argomento, pubblicato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1998, ha rivelato che il 24 percento dei degenti di un ospedale di Riyad erano lì per abuso di alcol. Più recentemente WikiLeaks ha raccontato le feste selvagge della famiglia reale, tra liquori, cocaina e prostitute.

Nonostante l'Arabia Saudita sia uno dei paesi del Medio oriente più "aridi", i sauditi sono noti per essere grandi amanti del whisky Black Label e dell'hashish. Volevo riuscire a scoprire quanta verità ci fosse in questa leggenda, e quanto fosse facile avere accesso a sostanze illegali se non sei uno degli aspiranti al trono; così ho chiamato Abdullah-che è coinvolto sia nel traffico di alcol che in quello di droga.

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"La maggior parte delle sostanze arrivano dall'Afghanistan," mi dice. "È una lunga catena che parte dai nomadi afgani. Loro le producono, poi le nascondono all'interno di casse per non farle beccare alla mutawwi'a, e quindi queste passano da venditore a venditore come in una tela di ragno-alcune di esse arrivano a Karantina."

La Karantina-o  "la zona calda" come è conosciuta da queste parti-è un'area vicina al centro di Gedda, dove avviene la maggior parte del commercio illegale. Lì puoi trovare droga, alcol, prostitute, armi, o qualsiasi altra cosa ci si aspetti di vedere nella tana di un signore della guerra o in un mercato nero. Neanche quelli della mutawwi'aci vanno, per paura di venire uccisi.

"Nessuno ci va senza una pistola. Sul serio amico, è davvero pericoloso," mi ha avvertito Abdullah. "Se ci vai da solo probabilmente verrai ucciso o rapito. Se non sei uno del giro, sei spacciato."

Una scorta di acol, denaro contante e pillole che potrebbero mettere Abdullah in guai seri se venisse scoperta.

Per quanto riguarda l'acol, è quasi certo che gli stranieri usino i consolati per introdurre liquori nel paese. "Tutto inizia con le ambasciate e gli ambasciatori," dice. "Bagagli diplomatici, caro mio. La mutawwi'a non può controllarli." (Per legge, la polizia non può perquisire i bagagli diretti verso le ambasciate.) "Il governo lo sa, ma non possono irrompere nelle ambasciate o subirebbero ritorsioni da parte di quei Paesi," continua, alludendo all'importanza dei legami che intercorrono fra l'Arabia Saudita e paesi come gli Stati Uniti o il Regno Unito, le cui ambasciate, mi dice, sono "stipate" di alcol.

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A quanto pare Abdullah acquista i liquori dai funzionari d'ambasciata-20 bottiglie al mese a circa 400 riyal (circa 80 euro) ciascuna. Gli spacciatori le vendono ai cittadini assetati, quadruplicando il prezzo: il costo di una bottiglia di vodka può variare dai 1.000 ai 3.000 riyal (dai 200 ai 600 euro), a seconda della dimensione della bottiglia o della qualità del prodotto.

A causa della sua situazione attuale, Abdullah per il momento ha smesso di vendere alcolici. La minaccia della polizia religiosa è cresciuta in modo esponenziale in Arabia dopo la Primavera Araba, mi dice. Impaurita dalle proteste che potrebbero esplodere, la famiglia reale, con una vasta operazione segreta, avrebbe stanziato dei fondi per permettere alla mutawwi'adi reclutare nuovi membri, e mantenere cosi l'ordine nel paese. E pare che stia funzionando, visto che le proteste in Arabia Saudita sono state poche e sono sfociate nel nulla, e non ci sono stati i tumulti degli altri paesi della regione. Tuttavia, spiega Abdullah, anche se ha evitato le violenze e la distruzione che abbiamo visto scoppiare in Egitto, in Tunisia e in Libia, il dominio della mutawwi'a ha avuto altre conseguenze.

"Anche i sauditi hanno motivo di temere, ora," dice. "Sì, è vero che tutti dobbiamo attenerci alla nostra religione, ma la mutawwi'a ci vuole tutti zitti, chiusi in casa. Niente feste, niente gite con gli amici, niente." Questo serve solo ad alimentare la domanda del mercato nero. Le persone fanno uso di droga nelle loro case, come alternativa al trovarsi la polizia addosso per un po' di divertimento in pubblico.

Ho esposto questa teoria ad Abdullah, e lui si è detto d'accordo. "Più religiosi crescono, più si ribelleranno," mi ha assicurato, riferendosi ai ragazzi in rivolta contro la mutawwi'ae le leggi del paese. "E ora che la legge si è fatta ancora più severa, ho più clienti che mai."

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