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I neonazisti che hanno cercato di fondare uno stato ariano in Gran Bretagna

Guidati da un ex monaco benedettino con un passato satanista e ispirandosi ai paramilitari dell'Irlanda del Nord, i membri del Combat 18 cercarono di fondare una comune-stato riservata ai bianchi, ma finirono per accoltellarsi tra loro.

di Nick Chester
10 novembre 2016, 8:55am

Il giornalista

Nick Ryan, a sinistra, mentre intervista l'ex membro del KKK Don Black nel 2001

Il mese scorso sono andato ad Harlow, nell'Essex, la città che da qualche tempo occupa le prime pagine dei giornali inglesi a causa dei crimini d'odio compiuti sulla scia dell'omicidio di un uomo polacco lo scorso agosto. Per cercare di capire meglio le origini della lunga storia di razzismo e xenofobia di questa regione ho fatto due chiacchiere con Nick Ryan, giornalista che ha trascorso molto tempo in compagnia di un movimento neonazista nato proprio ad Harlow, il Combat 18.

È venuto fuori che una delle figure centrali del Combat 18 era un ex monaco benedettino con un passato nell'ambiente del satanismo che voleva fondare una sorta di comune agricola riservata ai bianchi nelle campagne dell'Essex. C'era anche un hooligan che, a detta di Nick, sembrava entusiasta all'idea di trasformare una proprietà statale in uno stato indipendente e separatista, ispirandosi ai paramilitari dell'Irlanda del Nord che riuscirono a ottenere il reale controllo delle aree intorno a Belfast. L'idea che il movimento neonazista più influente della Gran Bretagna stesse pianificando la fondazione di una patria ariana nell'Essex mi affascinava, e così ho reincontrato Nick per un'intervista più approfondita.

VICE: Ciao Nick, come sei riuscito a entrare in contatto con il Combat 18?
Nick Ryan: Nel 1996 stavo buttando giù qualche idea per un libro sull'evoluzione delle sottoculture. Stavo cercando qualcosa che si collocasse ai margini della società, un movimento che rigettasse anche le regole sociali più largamente condivise. Avevo pensato a qualche gang di motociclisti o qualcosa del genere, ma mentre facevo un giro in una libreria indipendente della mia città, mi è caduto l'occhio su una rivista anti-fascista e ho iniziato a sfogliarla. C'era un pezzo su un gruppo di hooligans razzisti che aveva contatti con la squadra di calcio del Chelsea.

Tornato a casa ho contattato il direttore di questa rivista, Nick Lowles; lui mi disse che il Combat 18 non aveva mai parlato con un giornalista, ma che forse era il momento. Ingenuamente e senza capire ciò in cui mi stavo andando a cacciare, con l'aiuto di Nick, qualche indirizzo e alcune caselle postali, mi sono messo in contatto con i membri del C18, chiedendo loro di rilasciare un'intervista per un articolo che, dopo essere stato pubblicato su un giornale, avrei poi inserito nel mio libro. Incredibilmente, uno di loro accettò. Mark Atkinson, un tizio che avrebbe poi passato un bel po' di tempo in prigione per crimini legati all'odio razziale, fu il mio primo contatto all'interno del C18.

Puoi spiegarmi che strategia ha messo in campo il C18 per fondare una patria ariana?
Il C18 era nato come movimento affiliato al British National Party (BNP), ma in seguito a numerosi episodi di violenza ai danni di altri esponenti dell'estrema destra britannica è stato bandito dai vertici del BNP. Tra le altre cose, il movimento gestiva un'attività nell'industria musicale chiamata Blood & Honour, guidata da Paul "Charlie" Sargent, un malvivente vicino agli ambienti hooligan. Il gruppo intanto si dava da fare per diffondere sia qui in Gran Bretagna sia all'estero la sua idea di fondare una patria ariana nell'Essex, che sarebbe diventata il luogo dove "la nostra gente" avrebbe potuto inseguire sogni di supremazia razziale.

Questi sogni sembravano però avere forme molto diverse tra loro a seconda della persona con cui parlavi; nonostante questo il C18 stava tentando di raccogliere fondi per la sua causa a destra e a manca. Charlie e suo fratello Steve vaneggiavano di un sistema in stile paramilitare che avrebbe permesso l'allargamento della comune in altre proprietà in giro per la Gran Bretagna. I due avevano come modello l'Irlanda del Nord e non ne facevano mistero, e negli anni successivi sono venuti a galla numerosi collegamenti tra l'estrema destra inglese e gli unionisti irlandesi. Allo stesso tempo, il fondatore ideologico del movimento, David Myatt, ex monaco benedettino con alle spalle un duraturo coinvolgimento in movimenti di estrema destra e in gruppi satanisti, successivamente convertitosi all'islam, parlava in termini onirici di un fantomatico ritorno a un sistema simile al feudalesimo, con discorsi infarciti di riferimenti a "guerrieri razziali", schiavi e chi più ne ha più ne metta.

Sembra un bel casino.
Myatt e i suoi fratelli parlavano senza mezzi termini dei loro ideali, eppure al tempo non mi accorsi che il movimento era sul punto di esplodere in una guerra vera e propria. L'esponente numero due del C18, Will Browning, sfidò Charlie per la leadership, ma in un incontro tra Charlie e uno dei sostenitori di Browning quest'ultimo fu accoltellato a morte. Ho partecipato al processo per omicidio che seguì i fatti ed ero lì quando la compagna della vittima urlava disperata. Te lo assicuro, non lo dimenticherò mai. Charlie e un altro uomo furono poi lasciati andare.

Si dice che Myatt fosse ossessionato dall'Inghilterra medievale e che ti abbia sfidato a duello perché quello che avevi scritto su di lui non gli era piaciuto, è vero?
Ho incontrato Myatt in una sala da tè a Malvern. Fu un incontro quasi surreale, in cui lui mi descriveva questi "guerrieri razziali" e cose così. Più tardi venni a sapere che Myatt mi aveva lanciato una sfida a duello per ciò che avevo scritto di lui nel mio libro Homeland: Into a world of hate, [libro-testimonianza dell'esperienza di Nick tra le frange dell'estrema destra britannica, incluso il suo incontro con Myatt], ma il duello non è mai avvenuto.

Hai avuto più di un'esperienza diretta anche con gli ambienti dell'estrema destra americana. Quali differenze hai notato tra i neonazisti statunitensi e quelli britannici?
Attraverso i miei contatti iniziali ho incontrato alcuni membri del BNP—il maggior partito d'estrema destra britannico—tra cui Nick Griffin. È stato Nick a darmi una mano durante il mio viaggio negli Stati Uniti, permettendomi di incontrare tutta una serie di personaggi che facevano parte della sua rete di contatti oltreoceano. Ho conosciuto il direttore della sua campagna di finanziamento americana, un sostenitore del movimento unionista dell'Irlanda del Nord. Le mie esperienze statunitensi sono state diverse perché sono stato introdotto in ambienti molto diversi tra loro: da movimenti revisionisti che negano l'olocausto a Washington DC a riunioni del Ku Klux Klan, da gruppi neonazisti a casi di omicidio giù in Illinois.

Che idea hai dei gruppi d'estrema destra di oggi rispetto a quelli con cui tu un tempo sei entrato in contatto?
Oggi i movimenti politici di estrema destra in Gran Bretagna sono deboli. Sono disorganizzati, divorati da faide e divisioni interne, colpiti senza sosta da scandali finanziari. Gruppi come l'English Defence League vanno e vengono, il PEGIDA britannico è praticamente scomparso, Nick Griffin è stato bandito dal British National Party, che a sua volta si è diviso tante, troppe fazioni interne e anche l'UKIP non sta vivendo un momento particolarmente felice. Ma in molti paesi europei stiamo assistendo all'ascesa politica di populisti di estrema destra e al crescere di sentimenti anti-immigrazione, sintomo di un disagio profondo nella società. Il successo di "uomini tutto d'un pezzo", come Victor Orban in Ungheria, sta in qualche modo riuscendo a ricucire gli strappi nella trama del tessuto dell'estrema destra europea.

Grazie, Nick.

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