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Aggiornamenti dalla Siria, terza settimana

Nuove testimonianze video e dispacci da Homs, sotto i bombardamenti del regime da ormai più di 20 giorni.
28 febbraio 2012, 1:00pm

Tra i continui bombardamenti a Homs, l’assassinio dei giornalisti Marie Colvin e Remi Ochlik e l’appello dell’Arabia Saudita ad armare i ribelli in occasione della conferenza degli “Amici della Siria”, in Siria continua a regnare il caos.

Come sicuramente già sapete, Marie Colvin, esperta corrispondente di guerra e giornalista per il Sunday Times, e Remi Ochlik, fotografo francese ventottenne, sono stati uccisi mercoledì a Homs, nel quartiere di Bab Amr, quando una bomba ha colpito il centro stampa che li ospitava. Molti, nel Paese, sostengono che l’esercito siriano si servisse del segnale satellitare del centro stampa per coordinare gli attacchi, e i messaggi intercettati dall’intelligence libanese lo confermano.

Le loro morti sembravano aver portato la comunità internazionale a un passo dall’intervento militare. “Questo è troppo, il regime deve sloggiare,” ha affermato un Sarkozy imbufalito. “Non c’è motivo per cui i siriani non debbano avere il diritto di vivere la propria vita, di scegliere liberamente il proprio destino. Se i giornalisti non fossero presenti, i massacri sarebbero ancora peggiori.”

Gli attacchi hanno fatto vittime anche tra i citizen journalist siriani, impegnati a documentare il conflitto sin dai primi giorni. Rami al-Sayed era uno dei più attivi e coraggiosi. Non lo avevano intimorito neppure le ferite riportate per documentare alcune delle peggiori atrocità commesse a Homs per il suo canale YouTube “syriapioneer”. Rami è rimasto ucciso martedì: stava aiutando una famiglia a fuggire da Homs, e la macchina su cui viaggiavano è stata colpita da una granata.

Mentre la comunità internazionale sta cercando di incoraggiare l’opposizione al regime rappresentata dal Consiglio Nazionale Siriano, venerdì a Tunisi si è tenuta la conferenza degli “Amici della Siria”. Prima di abbandonare la sala sostenendo che nessun altro si stava impegnando a sufficienza per porre fine alle violenze, il ministro degli Esteri saudita, il principe Suad al-Faisal, ha definito quella di armare l'Esercito Siriano Libero come "un'ottima idea." Lo stesso giorno, il gruppo militante palestinese di Hamas ha dichiarato pubblicamente il proprio appoggio ai rivoluzionari siriani, condannando quel regime che gli aveva precedentemente offerto un porto sicuro e una base operativa nella città di Damasco.

Nel frattempo, i bombardamenti a Homs continuano ormai da 23 giorni. La Croce Rossa Internazionale ha trattato con il regime di Asad ed è riuscita a ottenere l’evacuazione dei civili feriti e dei giornalisti.

Riportiamo gli ultimi dispacci degli attivisti presenti sul posto:

“Stanno distruggendo Bab Amr”

“Nonostante il cielo limpido, piovono missili, carne e morte. Homs è ancora prostrata dopo la barbara campagna perpetuata dalle forze criminali di Asad, e le condizioni umanitarie sono disastrose. È impossibile reperire cibo o attrezzature mediche. La mancanza di queste ultime trasforma i feriti di ieri nei caduti di oggi. Allo stesso tempo, tutti i servizi di comunicazione e l’elettricità sono ancora interrotti. I bombardamenti proseguono e anzi si fanno sempre più intensi, avvalendosi dell'uso da parte delle forze armate di lanciarazzi e artiglieria pesante.”

Gli esperti consultati in merito a questi video hanno confermato che il regime siriano sta utilizzando mortai da 240 mm, i più pesanti in circolazione.  A spararli sono gli scafi cingolati Tyulpan, che richiedono nove uomini per essere azionati e sono probabilmente stati forniti dalla Russia.

Nell'attacco che ha ucciso Marie Colvin e Remi Ochlik sono rimasti feriti altri due giornalisti occidentali, Paul Conroy e Edith Bouvier. Gli ultimi lanci d'agenzia danno Conroy al sicuro in Libano, mentre rimangono incerte le condizioni e la posizione di Bouvier.

Negli aggiornamenti della scorsa settimana, gli attivisti avevano parlato dell'uso da parte del regime di armi chimiche. Si tratta di accuse difficili da verificare, ma in

questo rapporto

, anche ex militari ora unitisi all'Esercito Siriano Libero sembrano confermare le ipotesi. Nel tentativo di resistere all’assedio di Homs, gli abitanti hanno fatto ricorso ad armi artigianali: sono molto ingegnose, ma è improbabile riusciranno a incutere timore nelle forze del regime.

Anche se non mi farebbe piacere ritrovarmi puntata una di queste:

Quanto all'Esercito Siriano Libero, osservando queste immagini sembra siano passati all'uso di camionette su cui sono state montate delle mitragliatrici. Anche i militari libici si spostano su mezzi simili.

Prima della morte di Marie Colvin, un fotogiornalista francese ha seguito per un mese l'Esercito Siriano Libero sul campo di combattimento di Homs. Il documentario, in collaborazione con Channel 4, ha catturato sullo schermo alcune delle immagini più significative della loro attività.

Giovedì, investigatori internazionali hanno inviato alle Nazioni Unite una lista completa di ufficiali del regime e personaggi politici accustai di crimini di guerra. Il giorno prima, ad Aleppo, gli studenti hanno dato vita a una protesta su grande scala contro il regime.

Sfortunatamente, forse a causa delle sue dimensioni, la manifestazione ha attirato l'attenzione delle forze dell’esercito che hanno aperto il fuoco sui dimostranti, uccidendone due e ferendone dozzine.

Nella provincia settentrionale di Idlib, il regime ha iniziato a bombardare indiscriminatamente le aree residenziali. Nemmeno i bambini sono sfuggiti alla violenza.

Con l’opzione assalto in campo aperto attualmente poco praticabile, le milizie del regime (shabiha) sono ricorse a una nuova tecnica, rapendo gli uomini in età da combattimento e giustiziandoli.

Infine, nel supremo sforzo di mostrare al mondo che il regime sta cercando la via delle riforme, Asad ha indetto un referendum su una nuova costituzione, boicottato ed etichettato dall’opposizione come frode. Durante il fine settimana, un attacco mosso da hacker ha costretto il regime a chiudere il sito web del parlamento. La popolazione di Homs ha registrato i suoi voti in modo piuttosto singolare, sostituendo le schede con frammenti di proiettili e mortai esplosi:

Tirando le fila, alcuni giornalisti sono stati uccisi, ma la grande sfida dell’informazione continua; la riprovazione internazionale sta crescendo; la Croce Rossa è riuscita a fare evacuare alcuni feriti; e Bashar sembra sempre Screech di Bayside School. Non proprio la settimana più fausta per il regime, eh?

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La scorsa settimana: Aggiornamenti dalla Siria, seconda settimana