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Disegni senza limiti morali

Toshio Saeki è l'erede di quella primitiva attrazione per il bello e il terribile che il Giappone ha sempre saputo coniugare. Abbiamo parlato di come bellezza, orrore e umorismo possano convivere nella sua opera.

di Álvaro Rodríguez de la Rubia
05 giugno 2014, 1:59pm

L'assenza di limiti morali nelle opere di Toshio Saeki è grande tanto quando la sua creatività. Coprofagia, necrofilia, incesto, zoofilia, sesso con esseri aberranti... L'artista giapponese quasi settantenne è l'erede odierno di quella primitiva attrazione per il bello e il terribile che il Giappone ha sempre saputo coniugare così abilmente.

Saeki plasma senza pudore i tabù più radicati nello spirito umano e li ricrea (artisticamente parlando) in maniera scandalosa, seppure con un tratto pulito ed elegante. La sua opera ci lascia di fronte a una domanda complessa. Tutti sappiamo cosa ci risulta losco o sinistro, ma comprendere il perché è più difficile. Saeki conosce la risposta: quando ciò che è familiare diventa estraneo, è allora che si sfocia nel sinistro. 

VICE: Parafilie, violenza... le convenzioni morali non sembrano porre alcun limite alla sua creatività. C'è qualche tabù, qualche tema che ha deciso di non affrontare nel corso della sua carriera?
Toshio Saeki:
 L'espressione creativa dev'essere libera da qualsiasi forma di tabù. Però anche io sono un essere umano, e come chiunque altro mentirei se ti dicessi che sono totalmente libero dal senso comune e dalle questioni morali. Potresti chiedermi quali sono queste "questioni morali", ma preferisco tenerle per me.

Però dal punto di vista del pubblico è inevitabile collegare un artista con la sua opera. Ha mai avuto problemi con le situazioni che illustra?
Nessun problema particolarmente grosso, no. Ma in passato un sacco di gente veniva da me a chiedermi di legarla e ritrarla. Non sapevo bene come reagire a quelle richieste.

E casi di censura?
Da giovane mi era capitato di venire a sapere che alcune delle riviste che avevano pubblicato le mie tavole avevano ricevuto un "avvertimento" dalla polizia. Quando una rivista riceveva più di tre avvertimenti si interrompeva la pubblicazione. In più, in Francia è stato girato un cartone basato sulle mie opere. Mi avevano inviato la cassetta, ma la dogana giapponese ha fermato il pacco e l'ha rispedito in Francia.

La bellezza delle sue opere è indiscutibile. Eppure i suoi personaggi hanno qualcosa di sinistro e perverso. Com'è possibile coniugare bellezza, orrore e umorismo in una stessa opera?
È un'osservazione che mi è stata fatta più volte, quella della convivenza di bellezza, orrore e atrocità nelle mie opere. Non credo che qualcosa di brutto possa diventare bello solo attraverso un determinato tipo di calcolo o tecnica. È possibile soltanto rivelare la dignità e la grazia che l'opera ha in sé. Per quanto riguarda l'umorismo, credo sia significativo il fatto che sono cresciuto a Osaka, dove abbiamo un gran senso dell'umorismo e la gente scherza continuamente. Questa cosa mi ha influenzato, e non poco.

Molte delle sue opere sono una finestra sul panico più assoluto. Da dove nascono queste immagini?
Spesso rimandano agli incubi che avevo da bambino, o a fantasie estreme della mia adolescenza. Queste immagini mi sono rimaste impresse, e vengono esagerate all'estremo fino a diventare quelle opere che sembrano avere un fortissimo impatto su chi le vede.

Le sue opere hanno due volti: uno invita a partecipare alla scena trasformando l'osservatore in complice, e l'altro ne fa una vittima.
È un'opinione piuttosto interessante. La trasformazione in complice o vittima è determinata dalla sensibilità e dall'intelligenza dell'osservatore. Mi chiedo di quale gruppo faccia parte tu.

In un mondo in cui tutto il sesso e la violenza che uno desidera sono a portata di click, riuscire ad avere un impatto sul pubblico non è semplice. I suoi disegni non lasciano di certo indifferenti. Cerca la provocazione, oppure chi li vede come tale è un bigotto?
Per me è importante risvegliare la sensibilità. Non mi interessa se l'osservatore è un bigotto o meno. Voglio dare la sensazione che nella vita dell'osservatore—una vita per lo più sicura e ordinaria—ci sia "qualcosa che non va". E magari chi osserva può scoprire un lato di sé che non conosceva.

Ho letto che vive in montagna. Com'è cambiata la sua opera da quando ha lasciato la città?
Innanzitutto a Tokyo gli affitti erano troppo alti. In più stavo cercando un modo per stimolare la mia vita cambiando ciò che mi circondava. La cosa non influisce sulle mie opere, ma osservare le grandi città e i vari fenomeni del mondo dalla montagna mi rende più semplice comprendere quest'epoca incerta.