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Questi due chirurghi italiani sono i maestri dell'allungamento del pene

Siamo stati alla clinica londinese dei fratelli Roberto e Maurizio Viel, i primi chirurghi in Europa a operare uomini che volevano allungare e ingrossare il proprio pene. Abbiamo parlato con loro di autostima, micropeni e felicità.

di Colin Drury
03 dicembre 2015, 9:28am

I gemelli Maurizio e Roberto Viel, chirurghi plastici. Tutte le foto di Stefan Lindeque

Richard Jones, giornalista di Bromsgrove, parla del suo pene. "Lo sto guardando allo specchio proprio ora," dice al telefono. "Mi arriva praticamente a metà coscia. Tipo il boccettino del deodorante, ma più largo. Se provo a stringerlo tra il pollice e l'indice, le dita non si toccano."

Fa una pausa, poi decide di non essere stato abbastanza specifico.

"La prima volta che l'ha visto, ho letto il terrore negli occhi di mio marito. Ma ora lo apprezza molto."

Richard fa parte del numero sempre maggiore di uomini che si sottopongono all'ingrandimento e allungamento del pene. A ottobre ha sganciato poco meno di 10.000 euro a una coppia di chirurghi per farsi operare. Gli hanno aperto il pube e rotto un legamento, in modo che il suo membro risultasse immediatamente quattro centimetri più lungo, arrivando così a 15 centimetri moscio. Dopodiché gli hanno hanno spostato del grasso dal ventre al pene, per aumentarne la circonferenza. Ma quando il pene è in erezione le misure sono quelle di prima.

L'operazione è durata poco più di un'ora e un mese dopo Richard poteva tornare all'attività sessuale. Non ha nemmeno cicatrici visibili.

"Non è che prima fosse piccolo, ma pensavo che affrontare l'operazione mi avrebbe fatto bene," dice il 39enne. "La mia autostima è cresciuta. È una sensazione piacevole entrare in una stanza e pensare, 'Se adesso tirassimo tutti fuori il cazzo, il mio sarebbe il più grosso.' Nelle docce della palestra la gente mi fissa. Rimpiango solo di non averlo fatto dieci anni fa."

Quello dell'allungamento del pene, inutile nasconderlo, è un mercato in crescita esponenziale. Ora che la pornografia è facilmente accessibile, le pubblicità in cui gli uomini mettono in mostra il pacco si sono moltiplicate—David Beckham, Cristiano Ronaldo, Rafael Nadal—e siamo bombardati da email che ci accusano di non essere abbastanza dotati, gli uomini sono molto più preoccupati di quello che hanno nelle mutande. Uno studio del King's College di Londra ha rivelato che un terzo degli uomini soffre di stress per questo motivo.

Secondo l'ISAPS (la Società Internazionale di Chirurgia Plastica Estetica) sono circa 15.000 gli interventi che vengono condotti in tutto il mondo ogni anno. Fino a qualche anno fa non si arrivava a mille. Ed è per questo che sono venuto al London Centre for Aesthetic Surgery, la clinica di Maurizio e Roberto Viel.

I due gemelli italiani sono considerati i migliori in Europa per questo tipo di operazione. È dal 1991 che praticano la falloplastica. Entrambi laureati all'Università degli Studi di Milano, sono stati i primi chirurghi a offrire questo servizio al di fuori degli Stati Uniti.

"Tutto è cominciato quando una ragazza è venuta alla nostra clinica per chiederci se c'era qualcosa che potevamo fare per il pene del suo ragazzo," ricorda Maurizio. "Era una richiesta nuova per noi, ma lei ci aveva detto che negli Stati Uniti si faceva. Perciò abbiamo deciso di provarci per primi in Europa. La cosa divertente è che la ragazza non è più tornata. Forse l'ha lasciato. Forse lui non voleva operarsi."

Oggi la coppia fa più di 400 interventi all'anno nelle cliniche di Dubai e Londra. Questa attività gli frutta circa un milione e mezzo di euro all'anno. Non hanno un cliente tipo. I clienti arrivano da tutta l'Europa e l'Asia, sono pezzi grossi o disoccupati; gay, etero, giovani, vecchi.

"Qualche tempo fa è venuto da noi un uomo africano," dice Maurizio. "Ho dovuto dirgli che non aveva alcun bisogno di operarsi, che il suo pene andava benissimo così. Siamo arrivati a un compromesso, l'ho reso un po' più tornito."

I chirurghi non operano sotto i diciott'anni e cercano di far desistere i giovani. Roberto ci spiega, "Dico loro 'Prima andate e fate le vostre esperienze.' Poi, se nel giro di un paio di anni saranno ancora insoddisfatti, tornino e ne discuteremo. Abbiamo un dovere morale verso i nostri pazienti. Cerchiamo di capire la motivazione che li ha spinti a rivolgersi a noi, e procediamo solo quando siamo certi che non ci sia qualche problema psicologico dietro."

E questo mi porta alla domanda fondamentale: per quale motivo un uomo dovrebbe volersi allungare e ingrandire il pene? "Per sentirsi più sicuro," secondo Maurizio. "Sono le stesse motivazioni di una donna che si rifà il seno. Si sentono meglio sapendo di avere un pene più grande. Alcuni uomini appena perdono l'erezione cercano di nascondere il pene al partner, si sentono in imbarazzo. Non è vita, questa."

Lo farebbero anche loro? chiedo. "Se ne sentissi la necessità lo farei," ammette Maurizio. "Però, anche se non ho il pene più grande del mondo, sto bene così. Penso che nel sesso la qualità sia importante quanto la quantità. Mi sono operato al naso, mi ha operato Roberto. Forse a 80 anni lo farò, giusto per provare qualcosa di nuovo."

Immagine promozionale del documentario 'Big Like Me', in cui Gregory Bergman prova tutta una serie di opzioni per l'allungamento del pene

L'allungamento del pene è un'operazione che può anche avere una motivazione importante. I fratelli Viel si trovano spesso a operare ragazzi con quelli che vengono chiamati micropeni.

"Sono così piccoli che non pendono nemmeno," spiega Roberto. "A volte sembrano dei bottoni. Non è una condizione molto comune [ne soffre lo 0.6 percento degli uomini] ma succede. Per questi uomini la chirurgia è necessaria. Per loro l'operazione è una vera e propria svolta."

La misura ideale, secondo i due fratelli, è quella che "ti rende felice". Ma se qualcuno chiedesse un allungamento di 30 centimetri, la risposta sarebbe no. "L'operazione consente di allungare il pene di massimo cinque centimetri," dice Maurizio. "Se un chirurgo vi promette di più, vi sta truffando. Teoricamente la circonferenza si può aumentare di più, ma un pene troppo pesante può causare disfunzioni erettili. Bisogna essere moderati."

I dottori sostengono che il 90 percento dei loro pazienti è soddisfatta del risultato, come Richard. Tuttavia si possono presentare complicazioni. Un pene operato difficilmente manterrà lo stesso angolo di erezione. Talvolta le cicatrici sotto i peli pubici sono visibili. C'è il rischio di infezione, senza tralasciare il dolore durante le prime settimane, specie durante le erezioni.

"Questo è il motivo per cui prescriviamo farmaci che prevengono l'erezione," dice Roberto. "In più consigliamo ai pazienti di tenersi lontani dalle mogli. Se ci possono essere complicazioni? Sì, anche se molto raramente. L'importante è affrontare i problemi nella maniera giusta. La cosa che più preoccupa gli uomini è se dopo l'operazione il pene funzionerà. E sì, funziona."

Chiedo loro se non hanno paura di alimentare l'insicurezza degli uomini. Se si sentano al cento percento dei medici. "Non salviamo vite, questo è vero," risponde Maurizio. "Ma ne miglioriamo la qualità. Facciamo in modo che le persone si sentano meglio, più sicure. Abbiamo solo una vita e non c'è motivo di passarla da infelici. Credo che stiamo facendo la cosa giusta." E ripensando a Richard e a suo marito, non posso che credere a quello che mi dicono i chirurghi.

@colin_dury