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La Regione Lombardia è molto peggio della scritta sul Pirellone

Nonostante le reazioni indignate dopo la comparsa della scritta "Famiy Day" sul Pirellone, la verità è che non ci si può stupire più di tanto: la Regione Lombardia era imbarazzante e viveva nel Medioevo anche prima di ieri sera.
23.1.16

Foto via Twitter

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Del Family Day dello scorso giugno, la cosa che ci aveva più colpito era stata la mentalità da assedio della piazza, l'intima convinzione che il mondo là fuori stesse tramando per distruggere la società "tradizionale" e gettarla in un vortice di depravazione e perversione in cui i conservatori erano le vittime.

Negli ultimi tempi—anche e soprattutto per l'approssimarsi della discussione parlamentare del ddl Cirinnà e del nuovo Family Day— questa propaganda ha toccato nuove vette, perfettamente esemplificate dall'illuminazione di ieri della facciata del Pirellone con la scritta "Family Day." L'iniziativa del Palazzo Pirelli era stata annunciata qualche giorno fa dal presidente Roberto Maroni, il quale ha anche fatto sapere che la Regione Lombardia avrebbe aderito alla manifestazione con il proprio gonfalone.

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Da ieri sera, con la comparsa della scritta, in tantissimi hanno protestato e criticato il governo regionale, paragonandolo a un'istituzione medievale e sottlineando l'arretratezza dell'Italia sulle questioni LGBT. Una delle immagini più condivise su Twitter, per esempio, affiancava il palazzo con la scritta "Family Day" alle facciate della Casa Bianca e dell'Empire State Building illuminate coi colori dell'arcobaleno dopo la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti sui matrimoni gay.

Il mondo intero ci riderà dietro — Angelo (@angelerrimo)January 22, 2016

Nonostante le reazioni indignate, però, la verità è che non ci si può stupire più di tanto. E la ragione è molto semplice: il governo della Lombardia è rappresentanza non solo della destra, ma di una destra che include la Lega Nord—il cui capogruppo in regione Massimiliamo Romeo, commentando il ddl Cirinnà, ha detto che con l'approvazione si rischia di "favorire l'arrivo della poligamia in Italia." Una Regione che ha tra i suoi consiglieri Riccardo de Corato, Fratelli d'Italia, che ha detto di non accettare "lezioni" da "chi organizza corsi di sadomasochismo e bondage come è stato fatto a Milano in stabili del Comune."

Una Regione che a gennaio scorso ha patrocinato il convegno "Difendere la famiglia per difendere la comunità," con la presenza di don Inzoli, un prete molto legato a Comunione e Liberazione (e attualmente sotto indagine per abusi su minori). Una Regione che, più di recente, ha pensato di istituire un "numero verde per segnalare propaganda gender" nelle scuole.

Insomma: la Regione Lombardia era tale anche prima delle scritte sul Pirellone, e viveva nel Medioevo anche prima di ieri sera—come altre regioni italiane e come una percentuale della popolazione italiana. Indignarsi su Twitter per questa trovata è comprensibile, ma non basta.

Se è vero che la vicenda del Pirellone ha spinto molti a ribadire la necessità di partecipare alle manifestazioni #svegliatitalia a sostegno delle unioni civili di oggi, è meglio continuare a prendersela con la Regione o rimboccarsi le maniche perché manifestazioni del genere non siano semplicemente per i diritti gay, ma per i diritti in generale?

A ben guardare, in effetti, per il movimento dei diritti civili in Italia non poteva esserci uno spot migliore di questo—quello, cioè, di un palazzo del potere che viene usato in maniera disperata da chi vede sgretolarsi le proprie anacronistiche certezze, e che prima o poi dovrà rassegnarsi ad accettare il passaggio di una storia che li ha già travolti.

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