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stili di gioco

The real Torres

Forse è ancora presto per dire che “il vero Torres” è tornato, ma una cosa è certa: il più grande flop della storia del calcio inglese sembra acqua passata.

di Daniele Manusia
08 novembre 2013, 9:38am

Da quando a 18 anni ho fallito un gol da pochi centimetri sono diventato un grande appassionato di Epic Miss. Ho sofferto molto e nel corso degli anni sono stato attento a quei momenti a loro modo mistici, in cui una qualche forza invisibile sembra costringere qualsiasi talento alla propria volontà malvagia, o quantomeno ironica. La stessa sensazione di impotenza che ho provato io a notte fonda in un circolo sulla Salaria forse l'ha provata Cristiano Ronaldo nel 2010 contro lo Sheffield United. O Forlan contro la Juve. O anche Kanu, Carew, Dani Alves, Ryan Giggs (due giorni fa in Champions League anche “Chicharito” Hernandez è entrato a far parte del gruppo). Né io, però, e nessuno dei campioni citati, ha rischiato come Fernando Torres che la sua carriera, o almeno la seconda parte di essa, venisse riassunta da un'unica occasione fallita.

18 settembre 2011, due anni fa, il Manchester United in casa contro il Chelsea di Villas Boas chiude il primo tempo con tre gol di vantaggio. All'inizio della ripresa (senza che il Manchester United abbia fatto in tempo a toccare una sola volta palla) Anelka, a sinistra sulla trequarti, serve Fernando Torres con una palla rasoterra che taglia le due linee di quattro di centrocampo e difesa dello United. Il passaggio è così preciso che Torres non deve neanche controllarlo, accorcia i passi continuando a correre con il corpo verso De Gea in uscita, fa scorrere il pallone sul destro e scavalca il portiere con un tocco sotto di punta, che da quell'angolazione era forse l'unica possibilità che aveva di segnare. Un'idea abbastanza eccezionale eseguita a una velocità impressionante, ma quello era solo il secondo gol del “Niño” da quando era arrivato al Chelsea nove mesi prima. Pagato 50 milioni di sterline a gennaio, per segnare il primo gol aveva dovuto aspettare fine aprile: 903 minuti, 18 presenze senza mai esultare e far esultare i suoi nuovi tifosi.

La cosa tremenda, però, è che ancora adesso non si può guardare questo gol senza tenere conto di quello che succede dopo. Quella partita di Torres (aveva anche giocato bene, mettendo Ramires a pochi passi dalla porta dopo aver puntato da solo la difesa dello United, come ai vecchi tempi)  verrà ricordata principalmente per questo:


Tra l'altro il movimento nello spazio di Torres è molto bello. Mio dio è terribile.

E per foto di questo tipo:


A destra si vede anche il tipo che ha parato. Il mio preferito è il sikh col turbante nero che lo indica. Fatemi sapere nei commenti qual è il vostro.

Dato che viviamo in un'epoca di questo tipo un errore simile prende vita e sviluppa una rilevanza tutta sua. Ad esempio un ragazzo passa chissà quante ore provando a riprodurre esattamente l'errore di Torres giocando a FIFA e ottiene più di due milioni e mezzo di visualizzazioni.

Niente di quello che può aver fatto di buono Fernando Torres dopo quel giorno è riuscito a far dimenticare quel momento. Torres dice di aver sentito un certo “sollievo”, quando alla fine di quella stessa stagione 2011/12, in semifinale contro il Barcellona, entrato per fare praticamente da secondo terzino sinistro, ha recuperato una spazzata/lancio lungo di A. Cole e dopo aver corso tutta la metà campo vuota palla al piede senza inciampare e aver saltato Valdés (come aveva fatto con De Gea e innumerevoli altre volte in passato) ha segnato a porta vuota il gol del 2-2. Golden boot di Euro 2012 con tre gol e un assist (come Mario Gomez ma con un minutaggio inferiore), Torres non può dire di esserne stato protagonista. La finale contro l'Italia ha consacrato la Spagna di Del Bosque col falso nove (Torres entra sul 2-0 a partita finita, segna il terzo e fa l'assist per il quarto di Mata) e in semifinale contro il Portogallo gli era stato preferito Negredo.

La stagione passata, Torres ha fatto sensibilmente meglio, ma nessuno si è permesso di dire con certezza che era tornato il Torres di Liverpool (oddio, qualcuno ci sarà pure stato, ma insomma). Contro la Steaua Boucarest, al ritorno, segna il gol vittoria (il Chelsea aveva perso 1-0 in Romania e stava vincendo 2-1 in casa) ma poi calcia alto il rigore (e un difensore particolarmente goffo gli rompe il naso). Contro il Rubin Kazan nei quarti di finale, segna il primo e il terzo gol del finale 3-1, nonostante ciò si parla ancora solo di “flash of vintage Torres.” Lui stesso dice: “Voglio fare le stesse cose che ho fatto per tutta la mia vita. Quelle che ho fatto con l'Atletico, che ho fatto col Liverpool e che non sto facendo col Chelsea.” Certo non è semplice: “Ci sto lavorando. Se sapessi qual è il problema lo risolverei in un minuto. Ma l'unico modo per uscire da una situazione del genere è lavorarci sopra. Mi alleno tutti i giorni e non mi arrenderò, mai e poi mai.”

Ha segnato in semifinale contro il Basilea e portato in vantaggio il Chelsea in finale contro il Benfica. Un gol notevole che mette in evidenza la superiorità fisica di Torres, nel proteggere palla dall'anticipo del primo difensore e nel resistere alla carica di Luisao senza deviare la propria corsa.

Solo i grandi centravanti fanno cadere i difensori che provano a spostarli e solo Fernando Torres (e pochi altri tipo Diego Costa) possono creare un'azione da gol su rimessa del portiere. Ma dei 22 gol stagionali solo otto (con sei assist però) li ha segnati in campionato: ancora troppo poco per 50 milioni di sterline (il trasferimento più costoso che abbia mai effettuato un club inglese, subito dopo c'è Ozil). Vincere una Champions League, una Europa League e una FA Cup (che sono comunque gli unici trofei vinti da Torres con un club, niente nell'arcadia di Liverpool) non bastano a far dimenticare quel giorno a Manchester.


Pensa se una volta saltato il portiere avesse tirato fuori.

“Talento grezzo fuori discussione, ma per qualcuno è quasi un personaggio comico, capace di sia di gol stupendi che errori incredibili.” Sid Lowe sul Guardian introduceva Fernando Torres al pubblico inglese nel luglio del 2007 con un ritratto tutto sommato equilibrato del bambino prodigio cercato dai più grandi club europei fin da quando aveva 12 anni, che ha esordito a 17 e a 19 è diventato capitano di una delle squadre più prestigiose di Spagna (o per usare le parole di Fernando: “Facevo il capitano a 19 anni nella stessa squadra in cui giocava Demetrio Albertini che aveva vinto tre Champions League”); che però, togliendo i rigori, nelle ultime due stagioni prima di arrivare in Inghilterra aveva segnato appena 13 e dieci gol e non era riuscito a portare la propria squadra del cuore neanche a un piazzamento Uefa: “Se il Liverpool cerca con Torres l'attaccante da 25 gol a stagione, rischia di restarci male. Non è Fowler.”

Io lo cito perché anche se la conclusione era sbagliata (Torres nella sua stagione d'esordio al Liverpool di gol ne ha segnati 33, di cui 24 solo in Premier) non è impossibile trovare qualche indizio dei limiti di Torres, prima dell'inflessione avuta una volta passato al Chelsea che lo ha fatto diventare il più grande flop della storia del calcio inglese. Un altro esempio potrebbe essere il gol segnato in finale all'Europeo del 2008 contro la Germania.


Cercare il pelo nell'uovo, certo.

Quello resta il gol che ha iniziato la saga della Spagna campione di tutto (“Sono molto fortunato a essere nato in Spagna e far parte di questa generazione”), e a fine partita Torres è stato votato Man of the match, ciò non toglie che prima controlla male il primo pallone, poi supera di potenza Lahm e scavalca Lemhann. Insomma Torres, probabilmente, non è mai stato l'attaccante perfetto, anche se non c'è dubbio che sia stato a lungo tra i migliori in assoluto.

Ecco il suo gol più bello con la maglia dell'Atletico, contro il Betis:


Anche quello contro il Mallorca non è male.

Ecco il mio preferito con la maglia del Liverpool, contro il Blackburn:


Anche quello contro il Sunderland è carino, no?

È difficile ricordare un attaccante che abbia avuto un calo così drastico come Torres negli ultimi anni. Un calo che però va spiegato con alcune ragioni esterne indipendenti da lui. Anzitutto gli infortuni. Operato al ginocchio nell'aprile del 2010, Torres sembra, o sembrava, aver perso lo spunto, e un po’ dell'autostima necessaria per tutte le grandi imprese. Quella potenza sui primi metri che gli permetteva di essere sempre minaccioso nello spazio e puntando le difese palla al piede. Secondo poi la concorrenza: il Liverpool di Benitez era fondato sulla coppia Gerrard-Torres, al Chelsea c'era Drogba e persino Benitez ha preferito spesso Demba Ba al suo pupillo. Torres ha sottolineato anche il cambio di stile tra un gioco e l'altro: “Contro il Chelsea tutti difendono, quando ero al Livepool a volte difendevamo noi e, capisci, avevo più spazio.”

Ancora quest'estate si parlava di Rooney al Chelsea, Mourinho ha mandato Lukaku in prestito ma ha preso Eto'o, e nonostante Torres sia il giocatore preferito di Abramovich, l'unico con cui abbia dimostrato pazienza, continua a essere indicato come potenziale pedina di scambio per attaccanti più costanti (non ricordo dove ho letto persino di un possibile scambio col Milan per Balotelli). Dopo le ottime prestazioni di quest'anno (su tutte quella con il Tottenham e il Manchester City di cui parlo tra poco) Mourinho ne ha lodato la mentalità: “Qualche volta l'ho messo in panchina, qualche altra volta non l'ho scelto, l'ho lasciato a casa, ma lui è rimasto sempre lo stesso. Ha lavorato molto duro. (…) Non abbiamo fatto niente per Fernando. Sarebbe facile adesso prendersi il merito, ma è solo di Fernando.” Magari a gennaio verrà ceduto, magari le belle parole di Mourinho possono essere lette in un altro senso: quando dice che Torres incarna “the collective soul” del gruppo sta solo spostando la luce da Torres al suo Chelsea, magari gli infortuni continueranno a rallentarlo (adesso che scrivo è fuori almeno fino a dopo la pausa per le Nazionali) e a un certo punto magari si darà per vinto.


Il gol in Supercoppa contro il Bayern all'inizio di questa stagione.

Ferguson, nell'autobiografia uscita da pochissimo, ha descritto Torres come “benedetto da una scaltrezza grandiosa” e dotato di “una furbizia ai limiti del machiavellico. He had a touch of evil.” L'unico errore nella descrizione di Sir Alex potrebbe essere nell'uso del tempo passato. Nel derby contro il Tottenham non solo ha giocato all-around  incrociandosi spesso con i trequartisti (servendo Oscar con un rasoterra perfetto, su cui però è arrivato in scivolata colpendo male) ma è tornato a imbarazzare i difensori avversari con il proprio strapotere fisico. Nella fattispecie Vertonghen e Dawson, che prima ha saltato netto su un'occasione salvata in angolo da Lloris e poi ha battuto sul duello aereo che ha portato al gol annullato di Mata. Aggressivo e predatorio, forse anche troppo, che in Torres ci sia un che di diabolico se ne è accorto Vertonghen quando ha provato a lamentarsi di un fallo in pressing e si è fatto afferrare la faccia come una palla da bowling. L'arbitro ha tutelato il difensore belga in un paio di occasioni, poi ha espulso Torres per doppia ammonizione a dieci minuti dalla fine (un colpo di testa scomposto, guardando il replay secondo me non c'era il giallo). A Match of the day, Micahel Owen ha commentato: “Sembra che sia arrabbiato e credo che questo aiuti il suo stile di gioco.” Mark Lawrensen, difensore irlandese del Liverpool negli anni Ottanta, in studio con Owen, ha aggiunto: “Io penso che sia il tipo di giocatore che ha bisogno di sentirsi amato.”

La chiusura del cerchio con l'errore di Manchester è arrivata tre settimane dopo (nel frattempo  contro lo Shalke 04 fuori casa aveva segnato una doppietta) contro il Manchester City di Pellegrini, il primo vero test per il Chelsea con un'altra aspirante al titolo.

E dire che sembrava si stesse ripetendo la stessa storia quando Torres, solo davanti al portiere in uscita bassa, dopo aver controllato di petto una gran palla di Ramires, ha calciato altissimo sopra la traversa.


Torres dirà di aver pensato di essere in fuorigioco.

Ma Torres ha dimenticato in fretta stavolta. Pochi minuti dopo, incrociandosi con Schurrle sulla fascia destra (si trova meglio con i trequartisti da profondità che gli creano spazio, che con quelli che rallentano il gioco tipo Mata, nonostante l'amicizia, o Hazard, schiacciandolo negli ultimi metri), ha bruciato con una naturalezza Clichy, guadagnato la linea di fondo e messo la palla sul piede di Schurrle a pochi passi dalla porta vuota. Poco dopo Nasri ha perde palla sulla fascia destra, le due squadre sono compresse e la palla arriva velocemente a Torres che se l'allunga nella metà di campo vuota bruciando Demichelis, poi si ferma, rientra, e tira a giro. Traversa.


Un po' di merito va anche a Schurrle che a porta vuota NON sbaglia.

A pochi minuti dalla fine Torres ha avuto anche il suo momento di gloria personale. Mourinho aveva fatto entrare Eto'o, ma sulla sinistra, tenendo Torres in campo (mentre una settimana dopo contro il Newcastle lo ha tolto dopo un'ora per provare a cambiare l'inerzia della gara, anche se non aveva particolarmente demeritato, questo per dire che non è ancora chiaro come potrà evolvere la situazione). Fiducia ripagata quando su un lancio poco sensato di Willian la difesa del City va in confusione, Nastasic prolunga di testa scavalcando Hart che gliela stava chiamando, e Torres che aveva seguito l'azione aspettandosi proprio una cosa di quel tipo mette dentro evitando la scivolata di Demichelis.

Forse è ancora presto per dire che “The real Torres” è tornato, ma una cosa è certa: l'errore di Manchester è ormai acqua passata. Durante la partita uno dei commentatori di Sky Sports inglese ha detto: “È una strana storia quella di Torres. Cosa gli è successo in questi ultimi tre anni?” E l'altro gli ha risposto: “Football schizofrenia.” O magari ha ragione Cech quando dice: “Ci sono state un sacco di partite in cui Fernando è stato eccezionale, ma siccome non segnava la gente diceva ‘Oh, non ha segnato’.”


Crederci fino alla fine. 


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