“Sabbath recuperò la sua macchina e si precipitò nel New Jersey per organizzare la propria sepoltura. Tunnel, autostrada, strada statale… spiaggia! Sessantacinque minuti verso sud, ed eccolo qui! Ma il cimitero era scomparso! Le tombe erano ricoperte dʼasfalto, e le macchine ci parcheggiavano proprio sopra. Avevano sotterrato il cimitero!”
Capita che il pazzo pazzo mondo si metta a gareggiare con gli scrittori, e non di rado li superi per invenzione. Ma questa volta ha fatto un doppio carpiato rovesciato con una storia che mi martella in testa da mesi e che finalmente oggi trova il suo epilogo: una conferenza stampa ha appena espresso il verdetto su unʼavventura scientifica che intreccia famiglie reali e DNA, poesia e menzogne storiche, cimiteri e automobili. E che minaccia lʼesplosione di una Guerra dei CentʼAnni digitale.
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A Leicester, UK, proprio sotto un parcheggio è stato rinvenuto a settembre un corpo vecchio di cinque secoli. Gli archeologi avevano buone ragioni per credere che si trattasse di uno dei cadaveri più illustri della storia dʼInghilterra: Riccardo III, il re deforme la cui figura è diventata un simbolo di tirannia sanguinaria grazie a Shakespeare.
Prima di poter rispondere allʼardua domanda “è lui o non è lui” cʼè voluta una tale quantità di analisi scientifiche da far puzzare di piccolo chimico le ricerche su Bin Laden. Il verdetto è stato positivo, lʼUniversità di Leicester ha festeggiato con un nuovo sito e questa sera Channel 4 ci propone il documentario Richard III: The King in the Car Park.
Nei mesi di attesa, per godermi al meglio lʼabbuffata scientifica mi sono messo a leggere chi era R3. Volevo capire come avviene che un personaggio storico diventi leggenda e unʼincarnazione del Male, così mi sono perso in un intrico di dinastie, guerre e tradimenti. Il Riccardo III di Shakespeare non è che la punta dellʼiceberg—e William, perdonami se non sto nella pelle e vorrei scrivere il tuo sesto atto! Se ne fossi capace, questo sarebbe lʼordine delle scene.
LʼEX-EX-EX-EX ROYAL FAMILY: I PLANTAGENETI
Riccardo III è lʼultimo re dei Plantageneti, la dinastia che regnò dal 1154 al 1485, prima dei Tudor, degli Stuart, degli Hannover e degli attuali Windsor. Evitando un accurato e pedante resoconto storico, queste sono le vicende secondo lʼantica scuola dʼAmore, Retorica e Sangue—con assoluta predilezione per il sangue.
Duca di Gloucester e ultimo re di casa York, per mettersi comodo sul trono Riccardo III fa strage di fratelli, moglie e nipotini, consiglieri e nobiluomini—vittima a sua volta, si sospetta, di quel grande complesso dʼinferiorità fisica che gli fa dire: “così claudicante e goffo che i cani latrano contro di me quando passo loro accanto.” Quando il delinquente scopre una coscienza, è troppo tardi. Abbandonato dagli alleati, Riccardo muore nella battaglia di Bosworth, il suo cadavere trascinato per le piazze della vicina Leicester prima di venire esposto per tre giorni a pubblico ludibrio. I Tudor salgono al potere, lʼInghilterra è salva.
Oltre a far fiorire quello sport tipicamente nobiliare che è ammazzarsi a vicenda, i Plantageneti si danno da fare su ogni fronte: indicono una crociata, fanno la fama di Robin Hood e di Ivanhoe, promulgano la Magna Charta, conquistano lʼintera Francia e vengono alle mani con la pazza dʼOrléans, Giovanna d’Arco. Infine, non contenti, si decimano tra loro nella Guerra delle Due Rose.
Discendente di Riccardo Cuor di Leone e di Giovanni Senza Terra, Riccardo III è lʼultimo re inglese a morire in battaglia. La sua morte pone fine alla Guerra tra York e Lancaster e segna la fine del medioevo inglese. Da allora le interpretazioni della sua storia si sprecano. Di tutte, la mia preferita è quella un poʼ anacronistica in cui Ian McKellen per una volta non indossa palandrane.
…and Richard III, too!
LA SCENA DEL CRIMINE: ARCHEOLOGIA, GENETICA & CO.
Il 25 agosto 2012, dopo tre anni di faticose ricerche, si comincia a scavare sotto il parcheggio del municipio di Leicester, dove un tempo sorgeva il monastero dei Greyfriars. Lʼavvenimento è doppiamente straordinario perché 1) lʼarcheologia non si scomoda mai per un singolo individuo—salvo eccezioni come Tutankhamon 2) insomma, davvero volete cercare Elvis?
Dopo la dissoluzione dei monasteri da parte di Enrico VIII allʼinizio del Cinquecento, tra lʼaltro, si disse che le ossa di Riccardo erano state gettate nel fiume Soar. Ma il 12 settembre viene dissepolto uno scheletro: ha segni di ferite da battaglia e presenta, oh cielo! una malformità rilevante alla spina dorsale. Non si tratterebbe di una gobba, chiariscono i ricercatori, ma di forte scoliosi.
Puntare il dito sulla mappa, decidere di scavare e trovare un uomo, un re, dove ora cʼè un parcheggio dʼauto ha del portentoso. Ma caso e portenti non hanno parte in questa magnificazione del raziocinio. Ecco due premesse fondamentali per una simile impresa:
– Spulciare negli archivi per ottenere più informazioni possibili sullʼultimo avvistamento della tomba di R3: siamo nel 1612, nel giardino di un certo Robert Herrick, nei pressi dellʼex-chiesa dei Greyfriars;
– Sovrapporre mappe storiche alla mappa attuale di Leicester, per individuare i resti della chiesa, del giardino, e ipotizzare la posizione della tomba.
Facile! Erano solo quattro secoli che ci provavano! Ma anche così, queste faticose speculazioni sarebbero state inutili senza un apporto più solido, molto più solido. Pensate davvero che sulla base di quattro cartine il sindaco di Leicester avrebbe rinunciato al suo posto auto, e permesso alle ruspe di squarciare lʼingresso del suo bel municipio? Lʼidea è sembrata meno folle solo quando è suonata la parola magica che rassicura gli investitori. No, non “Massoneria”. DNA, Watson.
Riccardo aveva una sorella, Anna di York. Scorrendo il suo albero genealogico giù giù attraverso le epoche fino a noi vivi, si scopre che ha una discendenza ininterrotta di linea femminile che porta fino alla signora Joy Ibsen, la quale di conseguenza risulta avere un cinquantamillesimo di sangue reale. Seguire una genealogia per 16 generazioni è già un lavoro improbo, trovare una linea ininterrotta di donne è unʼimpresa disperata. Ma se si trova è bingo.
Oltre al DNA del nucleo, nelle cellule cʼè anche unʼaltra forma di DNA. Si trova nei mitocondri e si chiama mtDNA. Mentre il cromosoma Y del DNA si trasmette identico di padre in figlio, il mtDNA viene ereditato senza variazioni dalla madre. Lungo una linea ininterrotta femminile, il mtDNA può rimanere identico per secoli, e così è risultato quello di Anna e Joy. Lo stesso vale per il figlio di Joy, Michael Ibsen, che a dispetto del suo centomillesimo nobile oggi possiede una ferramenta.
Per sapere se Riccardo è Riccardo bisognava confrontare un campione del suo mtDNA—ricavato dalle ossa—con quello di Michael, che gentilmente ne ha dotato i ricercatori. Problemi: 1) si tratta di mtDNA vecchissimo e deteriorato 2) “identico” è unʼapprossimazione ottimistica: durante ogni replica il patrimonio genetico può subire piccole mutazioni. È comunque più abbondante del DNA, il cui cromosoma Y di stampo plantageneto, in caso di necessità, dovrebbe essere ancora intatto da qualche parte.
Gli esami non finiscono qui, e per fugare ogni dubbio tutti i risultati devono essere congruenti: analisi delle ferite causa del decesso, datazione al carbonio, campioni del terriccio circostante e del materiale trovato, calco dentale per risalire alle abitudini alimentari… tutto deve ricondurre a un solo uomo. Nel frattempo, allʼUniversità di Leicester è stata fatta una TAC dello scheletro per ricostruire unʼimmagine 3D del sovrano, e una ricostruzione del volto a partire dal teschio.
Ora, rivestire nei dettagli un cadavere per il semplice piacere della scoperta, non è un atto di feticismo? Perché tutto questo accalorarsi? Me lo sono chiesto fin da subito, e non ho abbastanza testa per arrivare rispondermi. Senza dubbio, il ritrovamento è legato a numerosi interessi, non solo scientifici. E la vera battaglia, penso, comincia proprio ora che hanno detto “certo che è lui.”
È MIO! NO, È MIO. E UNA PREGHIERA.
Anche se noi campioni dʼintelligenza non la sentiamo, di ora in ora monta la tensione nei forum di appassionati sul destino di Riccardo. Con unʼeducazione tutta britannica, i partecipanti si affrontano in punta di avverbio: nessuno nega che il re meriti un funerale degno del suo rango, ma sʼinfiammano sul luogo della nuova sepoltura. Cʼè chi dice Westminster Abbey o il Windsor Castle insieme ai suoi pari, chi dice nella cattedrale di Leicester, chi lo vorrebbe veder tornare a York, sua città natale, per vendicarsi degli sporchi londinesi e della loro spocchia.
Oltre al campanilismo, la lotta riguarda soprattutto lʼindotto economico per il luogo di sepoltura. Chi ha il pub più vicino alla tomba vince. “Dove andiamo questo week end, darling?” “Perché non facciamo visita alla tomba di quel cattivone di Riccardo III?” “What a wonderful idea! Dopo il matrimonio del bel William e il giubileo della regina, finalmente unʼaltra scusa ufficiale per ridurmi uno straccio e vomitarmi sui pantaloni” “Oh, naughty boy, aspetta almeno che prenoti lʼalbergo!”
Più strettamente politica è invece la questione religiosa: da tempo i funerali di stato in UK sono anglicani, perciò inadatti alla fede del nostro Dickon, cattolico. E anche optando per un prete romano, poiché morto prima della Controriforma Riccardo va soggetto a un rito caduto in disuso. Come fare?
I più estremi sostengono che, in quanto Re dʼInghilterra—denominazione dʼorigine terminata nel 1707—e non di Gran Bretagna, né tantomeno del Regno Unito, non avrebbe neanche diritto ai funerali di stato. E i pazzi si lanciano in esercizi di libero pensiero…
Non riesco a immaginare una sottigliezza più sottile di un conflitto regale! Un cadavere così scomodo! I pignoli ci sguazzano, e lʼunica certezza è che il perfido R3 riesce a creare scompiglio anche da morto.
CIMITERI SRADICATI
A subire il maggiore scompiglio per ora però è il suo scheletro, fuori dalla terra e dal tempo, alla mercé di politici, ricercatori e mitomani. Se prima non aveva una sepoltura decente, al momento non ha una sepoltura punto. Che sorte! Un vero principe rinascimentale, uomo spregiudicato e padrone del proprio destino, ridotto così male in arnese.
Tutti in cerca di una tomba. Nel romanzo di Philip Roth, il vecchio patetico ex-burattinaio ex-scopatore Mickey Sabbath è già un poʼ che medita il suicidio. Quando arriva al parcheggio, gli dicono che il cimitero di famiglia è stato spostato. Si rimette in macchina, lo trova, ma solo per scoprire che il suo posto è già occupato da una zia. Si erano dimenticati di lui?
Altra storia, altro parcheggio: “A seguito dei lavori di allargamento del capolinea degli autobus, si rendeva necessario riorganizzare lʼarea del cimitero municipale e spostare alcune tombe, tra le quali quella di sua nonna.” (Michel Houellebecq, Le particelle elementari)
Quanti uomini smarriti davanti alla morte, terrorizzati dalla perdita di un senso e delle proprie radici! Lʼovvia metafora si ripete di romanzo in romanzo quasi identica. Meno ovvio è che, in entrambi i casi, ai cadaveri vengano sostituiti degli automezzi. E sorprendente è la coincidenza con la nostra storia, che fa di Riccardo unʼeccellente meta-metafora incarnata: la leggenda vuole che sia morto gridando “Il mio regno per un cavallo!” Al netto dei secoli, il comune di Leicester gliene ha fornito un esercito motorizzato.
Shakespeare, vecchia puttana barocca, usava i cimiteri come scorno della Vanità. Nei pressi di Elsinore, Amleto discute con Orazio sulla morte mentre due becchini scavano una buca per la defunta Ofelia. Dalla buca escono teschi come confetti a un matrimonio.
Dopo il teschio di Yorick, buffone del re ora in bocca a Madama Verme, oggi possiamo aggiungere quello di Riccardo, “lasciato erede di vergogna nel libro della Storia.” E qui vorrei che tutti ci guardassimo con lo stesso dubbio: era davvero così malvagio come lʼhanno dipinto? Su questo punta Philippa Langley, coordinatrice del ritrovamento e membro della Richard III Society, la società che da quasi centʼanni si batte per riabilitare il suo eponimo e che, per lʼevento di oggi, ha messo in countdown il proprio sito.
LA FIGLIA DEL TEMPO
La stoffa di cui sono fatti i sogni a volte ci strangola. Quello che trovo geniale in Shakespeare, al di là di poetica e orpelli, è la sua macchina del fango perfetta. Non dimentichiamo che era al servizio dei Tudor! Prima di morire, il suo Riccardo è vinto dai sensi di colpa, lʼodio di cui si è nutrito gli si rivolta contro. Consapevole della propria malvagità—la sua anima deforme quanto lʼaspetto—si condanna davanti al mondo. Ed è giudizio di re.
La riabilitazione post-mortem è una pratica comune, ma questa volta potrebbe non essere così assurda. È ormai accertato che Riccardo non abbia compiuto tutti i crimini di cui è accusato. La Richard III Society si batte per la sua fragile reputazione, e sembra ormai vicina al trionfo. La Figlia del Tempo, protagonista del libro a fondamento della loro battaglia, è appunto la Verità.
Ma un tempo la storia si faceva a colpi di spada e di teatro. Già Eschilo sapeva che la Verità in guerra è la prima vittima. E mentre il male compiuto sopravvive agli uomini, il bene è spesso sepolto con le loro ossa. Se lʼabbuffata scientifica mi ha saziato e reso felice come pochi, che quel corpo disturbato, esibito, manovrato, appartenga in verità a Riccardo III, alla fine è relativamente importante.
In Domani nella battaglia pensa a me, titolo rubato al Riccardo III, si parla di gente che fa dellʼinganno la propria condizione naturale. Per quelli come me che vedono nella Verità più una zia che una figlia, Riccardo continua a essere maligno e spietato. Conoscete perversione migliore di sentirsi vicini a un mostro simile? Più credibile di un vampiro, meno disgustoso di Barbablù: è perfetto.
Qualunque sia la verità su Riccardo, o comunque vogliamo ingannarci su di lui, che nessuno trattenga la Royal Ceramic dal produrre in suo onore nuove tazze da collezione. Il re è morto, lunga vita al re!
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