Identità

Quello che scopri quando torni in coppia dopo anni da single

Gestire tempo e vita sessuale da single è un conto, ma quando torni in una relazione devi ripensare da zero. E non è sempre così automatico.
10 luglio 2020, 7:52am
avere una relazione dopo molto tempo
Foto di John Howard/Getty Images.

Da quasi un anno ho una relazione stabile e felice. Per voi è una notizia irrilevante, siamo d'accordo, ma vengo pagato per scrivere questo articolo in quanto rappresentante di una categoria umana che, passati i 30 anni, ha alcune evidenze psicologico-sociali da mostrare: la categoria di quanti, dopo anni e anni da single, rientrano nel caos centripeto dei legami affettivi.

Rifidanzarsi dopo che sei stato single a lungo come me—con frequentazioni che non hanno mai superato i due mesi—è un po' come tornare a far parte della società civile dopo aver passato l'ultimo decennio chiuso nella casetta di legno di Unabomber nei boschi del Montana. Ci sono questioni affettive e pratiche (positive e negative) a cui non sei più abituato, e diversi anfratti della tua interiorità (positivi e negativi) che devi rimodellare.

Visto che la mia sola esperienza non significa molto, comunque, ho coinvolto altri tre ragazze e ragazzi che hanno vissuto lo stesso percorso, così da creare una specie di mutuo catalogo della categoria.

Il primo punto, quello a cui tutti pensano quando si smette di essere single, riguarda il concetto di "rinuncia" che la rinnovata vita da monogamo comporta. Effettivamente quando si smette di essere single di rinunce se ne fanno diverse. La prima che viene in mente, però, quella alla libertà sessuale, è forse la più sopravvalutata. Dire addio al flirtare, o fare sesso occasionale, non sembra preoccupare poi tanto il mio gruppo di intervistati: “Sono stata single per anni,” dice Giulia, 31 anni, “e ho fatto quello che ho sempre voluto dal punto di vista sessuale. Anzi, tutta la storia dei continui approcci, i messaggi su Instagram, i primi appuntamenti: in fin dei conti mi avevano anche un po' annoiato."

Soddisfatti o meno della propria vita sessuale (perché, diciamolo, capita di non battere chiodo per mesi o più), per nessuno di noi il fatto di poter frequentare e andare a letto con chi volevamo, quando volevamo, era il fulcro principale dell'astinenza relazionale.

I sacrifici fortemente riconoscibili, quindi, sono altri: il tempo, lo spazio, il livello di attenzione che una relazione richiede. "Non mi ero accorto fino in fondo di quanto fossi assuefatto a ritmi, priorità, e situazioni che avevano a che fare solo con me stesso," mi racconta Tommaso, 34 anni, che non ha avuto relazioni per quasi otto. "L'ultima volta che sono stato fidanzato ero praticamente un ragazzino: abituato a passare un paio di pomeriggi universitari di nullafacenza alla settimana con le mie ex, guardando serie tv e facendo sesso. Poi ad uscire insieme il venerdì o il sabato sera. Adesso il rapporto è molto più stretto, ci sono altre cose che fai per dimostrare affetto e premura, una presenza più assidua e adulta a cui adattarsi, e all'inizio vivi tutto questo come un'imposizione. Certi giorni, nei primi mesi, mi veniva naturale non farmi sentire per tutta la giornata, se non con qualche piccolo messaggio; e vedevo che questo veniva vissuto come dimostrazione di freddezza e scarso interesse. Mi dava molto fastidio, perché pensavo di meritare un po' di spazio, dopo che magari avevamo passato una settimana di fila insieme."

Interviste a coppie che si sono conosciute in DM

Il punto nascosto del ragionamento di Tommaso è che la solitudine può diventare qualcosa da cui è difficile staccarsi. Anche, e soprattutto, nelle piccole cose: scegliere quando, dove e cosa mangiare; decidere di spegnere il cellulare per staccare ogni collegamento o rottura di scatole per una serata; non dover organizzare cene nel weekend con amici che non sono i tuoi.

Il single cintura nera ha grosse difficoltà a rientrare nel mondo dei compromessi. E queste difficoltà vengono spesso vissute come una forma di distacco e di non-affetto. "All'inizio," ha concluso Tommaso, "non fai altro che cercare di rimediare alle dimenticanze o alle assenze che hai manifestato in modo del tutto involontario."

Le difficoltà nell'esternare il coinvolgimento emotivo e materiale si legano indirettamente anche al punto successivo: la diffidenza dei nuovi partner verso quel lungo periodo di astinenza relazionale.

Quando un partner viene a conoscenza del fatto che per così tanto tempo non hai avuto relazioni, spesso scatta un campanello d'allarme. Passati i 30 tanti sono in una fase della vita in cui le scelte sbagliate e le perdite di tempo sentimentali cominciano a sembrare meno romantiche e attraenti. "Per diverso tempo," mi ha raccontato Letizia, 32 anni, che convive da un anno con il fidanzato con cui sta da due, "ho dovuto tamponare le insicurezze del mio compagno riguardo al mio passato da single. Aveva paura che mi sarei stancata di lui, che fossi una persona impreparata alle relazioni, troppo distaccata. Il che era un vero casino, perché le sue insicurezze si mischiavano con il mio periodo di riadattamento. Se gli chiedevo di stare da sola per un weekend, perché ne avevo bisogno, la viveva male. E questo acuiva la mia, di ansia."

Anche io ho dovuto passare lo stesso livello di assestamento di Letizia, però una volta che è finito, mi sono accorto di essere molto più preparato alle relazioni di quanto credessi. Un altro luogo comune da sfatare, infatti, riguarda il reale livello di difficoltà affettive di chi ha scelto di rimanere (o è rimasto) da solo a lungo. Ci ho messo poche settimane a passare da solipsista esistenzialista pieno di nevrosi da contatto, a fidanzato premuroso che si ricorda quale marca di pasta brisè va comprata per cucinare insieme la chicken-pie.

Avete presente tutte quelle rimostranze che un single fa sulla vita di coppia? La banalità, l'appiattimento, i legami forzati? Mi sono rimangiato tante di quelle teorie sulle relazioni, in questi mesi, da aver perso il conto. "Un po' tutti, quando siamo single da tanto, cerchiamo di ingigantire i lati negativi delle relazioni," mi ha detto Giulia. "Poi però ci torni, e vedi quanto sia automatico ricominciare ad apprezzare le cose belle dello stare insieme. Soprattutto perché il confronto profondo con un'altra persona ti fa vedere quanta retorica, spesso, usavi per riflettere sulle tue priorità. Quante menate ti facevi."

Anche questo è un punto comune. Se c'è una cosa di cui mi sono accorto, in questo anno di fidanzamento, è appunto quanto fosse massiccia la percentuale di autonarrazione nella mia vita. "Quando stai per così tanto tempo senza partner—a meno che la tua non sia una scelta definitiva—tendi a pensare che la prossima storia accadrà unicamente se l'altra persona sarà perfetta," mi ha detto Letizia. "Non mi riferisco soltanto alle sue qualità, ma alla capacità di adattarsi alle tue turbe. Perché ovviamente anche tu sei spaventata di stare con qualcuno dopo così tanto, e se poi non gli vai bene che succede? Come ci rimani?"

Da questo punto di vista sono totalmente d'accordo. Non voglio assolutamente demonizzare la vita da single, e come me nessuno degli intervistati. Voglio solo dire che in questo momento sono contento di aver barattato i sabati passati a leggere o a tampinare gente a caso su Instagram con una relazione.

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