Migliore pastrami roma

Il bar in centro a Roma che fa uno dei panini al pastrami più buoni della città

Il Bar del Cappuccino in centro a Roma è specializzato in pizza bianca con il pastrami da 50 anni. E c'è anche il panino con la bottarga volendo.
Andrea Strafile
Rome, IT

“Devi coprire ogni angolino con tutto, distribuire gli ingredienti. Ogni morso deve essere uguale all’altro.”

Qualche settimana fa, tra un sorso di birra e un altro, il mio amico Andrea mi ha parlato di un posto non molto lontano da Trastevere, a ridosso del Ghetto ebraico, dove pare ci sia il miglior pastrami di Roma.
”Ao, ma lo sai che ho mangiato il miglior pastrami di Roma?”
”Andiamoci. Subito.”
Ed è così che ho conosciuto il Bar del Cappuccino.

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Ora, ci sono poche cose quasi universalmente riconosciute come bontà oggettive. Me ne assumo la responsabilità, ma credo fortemente che il pastrami sia una di quelle.
Come con il prosciutto, è praticamente impossibile resistere a quelle fettine impilate una sopra l’altra in una sottospecie di glorioso materasso di carne affumicata, racchiuse in due fette di pane, magari accarezzate da senape e maionese e intervallata da qualche sottaceto. È uno di quei cibi che finiresti e riordineresti subito, in un loop incontrollabile.

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Tutte le foto di Giorgio Casa, ove non specificato​

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Oltre a qualche posto fighetto con i soliti barbecue da interni e rivisitazioni anche niente male, non avevo idea che ci fossero posti a Roma capaci di servire panini al pastrami fatti a regola d’arte. Non solo mi sbagliavo: il pane qui viene pure sostituito dalla pizza bianca romana. Che è oggettivamente più soddisfacente.

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L'autore si pappa un po' di pastrami al naturale in attesa della sua pizza ripiena.

Il Bar del Cappuccino è un classico bar all’italiana, in stile anni ‘60. L’insegna e la posizione centrale fanno presagire, per chi vive a Roma, puzza di posto mangia-turisti. Grazie al cielo certe volte ci si sbaglia. Un po’ ovunque sono sparsi cartelli che invitano sommessamente a provare la loro pizza con il pastrami. Vassoietti di metallo sfilano davanti agli occhi con quadratini di pizza pieni di pastrami e una donna al bancone si mette con cura a prepararle una a una sul momento.

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Pizza bianca calda, un velo di maionese presa da una ciotola -fatta in casa tutti i giorni- un velo di senape, insalata, pomodorini, qualche cetriolino sottaceto, parecchie fette di pastrami tagliate non troppo spesse e non troppo sottili e la bava comincia a scendere dalla bocca.
”Devi coprire ogni angolino con tutto, distribuire gli ingredienti,” mi dice Veronica Santoro, regina del Pastrami. “Ogni morso deve essere uguale all’altro.”

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Veronica Santoro comincia a imbottire la pizza dalle salse, insalata, pomodorini e cetriolini.

Lo mordo e arriva l’illuminazione mistica: affumicato, acidulo, sapido, croccante, fresco. Quattro quadrati di pizza bianca che si divorano nel giro di due minuti. Per l’onestissima cifra di 5 euro. Solo dopo averlo finito mi sono chiesto perché un posticino così avesse deciso di puntare tutto sul pastrami.

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“Qui il pastrami si mangia dagli anni ‘70, dalla gestione precedente. E noi abbiamo deciso di mantenerla,” mi racconta Adriano Santoro. “Siamo appena fuori dal Ghetto e il pastrami è un cibo tipico della cucina ebraica. Il signor Giancarlo Galeani, che ha aperto questo bar, aveva sposato una donna americana. E, dopo averlo assaggiato, ha pensato di dover assolutamente portare il pastrami a Roma.”

Oltre alla pizza con il pastrami facciamo anche quella con la bottarga

La preparazione del pastrami è piuttosto lunga e complessa e il nome pastrami si riferisce alla preparazione stessa, un modo di conservare la carne prima dei frigoriferi. Si mette la carne (generalmente di bovino) sotto salamoia dai 3 fino anche a 15 giorni, si fa essiccare, si condisce con spezie tipo paprika, aglio e pepe nero, quindi si affumica e infine si cuoce al vapore. Questo per dire che non è una preparazione proprio facile: servono spazio e attrezzi giusti. Essendo il Bar del Cappuccino appunto un bar, decidono di comprarlo direttamente da New York. Non proprio chilometro zero, ecco.

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“Oltre alla pizza con il pastrami facciamo anche quella con la bottarga,” mi dicono. “Anche la bottarga è un ingrediente frequente nella cucina ebraica. In questo caso,” mi racconta Veronica, “decide il cliente come vuole la pizza: c’è chi vuole solo bottarga, magari con un po’ di maionese e a chi piace invece con la mozzarella filante. La cosa più importante è sempre dove prendi gli ingredienti e la cura che ci metti.”

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La famiglia Santoro, che gestisce il Bar del Cappuccino da 22 anni. Foto dell'autore.

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Il motivo per cui si chiama Bar del Cappuccino, beh, è molto chiaro. Un po’ in disparte nella sua postazione alla macchina del caffè, il signor Luigi Santoro, padre di Adriano e Veronica, prepara caffè e cappuccini a rotta di collo.

A quanto pare sia stato uno dei primi a fare dei disegni con il cappuccino e io ci credo, dato che ci sono foto di lui un po’ datate in cui prepara cappuccini nella trasmissione di Raffaella Carrà “Pronto, Raffaella?” e alcune in cui mostra a una fiera di curiosità dal mondo il Giappone questa nuova arte di decorare i cappuccini con curve e fiori.

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Il cappuccino del signor Luigi. Foto dell'autore.

“Ho iniziato a fare cappuccini più di 50 anni fa,” mi dice il signor Luigi, “da Alemagna in via del Corso (un cafè letterario storico liberty, oggi sede di una nuova, stonatissima sede di un Apple Store, ndt). I cappuccini sono la mia passione di una vita, ci vuole amore per farli. E cambiare il latte per ogni cappuccino.”

Pastrami e cappuccino messi uno accanto all’altro possono sembrare lo starter pack del turista americano medio. Eppure lì dentro convivono come se fosse qualcosa di tradizionalmente romano. Anzi: è tradizionalmente romano, ma solo lì, da 50 anni.
Noi non giudichiamo nessuno, ma certo se il cappuccino non ve lo bevete mentre mangiate la pizza con il pastrami è meglio.

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Dopo però è d’obbligo.

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