Identità

Cosa ho imparato sull'amore e sul sesso in 30 anni di prigione

Una donna transgender racconta cosa si trova quando si cercano tenerezza e intimità in un carcere di massima sicurezza.

di Sarah Jane Baker; illustrazioni di Marta Parszeniew; traduzione di Giacomo Stefanini
03 marzo 2020, 9:09am

Pochi giorni dopo il mio ingresso nel sistema carcerario maschile britannico negli anni Novanta, ho capito che si trattava di un'isola felice per praticare la dissolutezza e la sodomia. Dovendo condividere la cella e gran parte dello spazio vitale con degli sconosciuti, non c'è voluto molto prima che cedessi alle avance del primo uomo che mi dimostrava un minimo di affetto. Forse avrei dovuto vergognarmi del mio stile di vita promiscuo, ma non mi importava. Avevo un bisogno profondo, come persona transgender, di vedere confermata la mia identità di donna. Soltanto quando ho avuto un rapporto con un uomo mi sono sentita completa. Avevo bisogno di essere desiderata. Volevo essere amata. E soprattutto volevo sentirmi viva.

I tossicodipendenti confabulavano nei corridoi in cerca di una via di fuga dall'angoscia quotidiana, mentre i palestrati andavano in giro a pavoneggiarsi, completamente inconsapevoli del fatto che nessuno fosse né colpito né intimidito dalla loro stazza (nota bene: i muscoli non bastano per proteggerti dalle lame). Altri si trovavano nel "braccio protetto", che è dove sono finita io, perché le aggressioni transfobiche erano comuni all'interno delle prigioni maschili e le guardie non potevano garantire la sicurezza. In quel braccio con me c'erano detenuti con debiti di droga, autori di reati a sfondo sessuale disprezzati da gran parte degli altri e detenuti dichiaratamente omosessuali. Ogni volta che a me o alle mie sorelle trans veniva permesso di uscire dalla cella, gli uomini venivano da noi e cercavano di attirare la nostra attenzione. Ci veniva offerta droga, l'uso di un cellulare o una spalla su cui piangere quando l'instabilità emotiva derivata dagli estrogeni era troppa.

Al di là del reato che una persona può aver commesso, il sesso resta comunque alto nella piramide dei bisogni di Mazlow. Bisogna solo decidere se soddisfarlo con la masturbazione, il sesso consensuale con un altro detenuto o la coercizione. Visto che le prigioni sono tecnicamente luoghi pubblici, ogni attività sessuale tra detenuti è illegale, anche se nella mia esperienza è raro che si venga puniti per atti osceni. In molte occasioni durante i miei tanti anni passati in carcere, le guardie hanno sorpreso me e un partner (o vari partner) impegnati in bollenti rapporti sessuali. A differenza del mondo esterno, dove la vergogna impedisce a molte persone di esprimere i propri desideri, nei confini delle nostre celle non avevamo ritegno. L'unico limite era l'immaginazione, che si trattasse di fare un girarrosto [con un uomo davanti e uno dietro] o di fare sesso orale con più uomini alla volta. È successo molte volte che un uomo mi pagasse grandi quantità di droga per legarlo e umiliarlo. Io facevo come volevano a patto che concordassimo una parola di sicurezza.

Poi c'erano le docce. La tipica battuta sul sapone legato a uno spago per evitare di essere toccati da altri uomini? Mai visto niente del genere. Raramente si rifiutava l'offerta di farsi insaponare la schiena da un altro detenuto, specialmente tra chi aveva sentenze di dieci anni o più. Ovviamente non si trattava di un mondo da romanzo rosa.

Dopotutto eravamo condannati al carcere a vita e non ce ne fregava nulla di quello che potevano pensare gli altri, specialmente le guardie carcerarie. Raramente ho incontrato uomini che mi dicevano che erano gay prima di entrare in prigione. A quanto pare molti erano "gay intanto che ci sei", cercavano di spassarsela a dispetto delle circostanze. Anche oggi nel sistema carcerario britannico le relazioni omosessuali sono spesso malviste dallo staff. I detenuti spesso chiedevano a me di procurare per loro i profilattici dall'infermeria perché troppo imbarazzati per chiederli loro stessi, o per paura che le guardie li prendessero in giro.

Ciononostante, i rapporti sessuali tra addetti ai lavori e detenuti non sono infrequenti. Quando due persone, chiunque siano, sono costrette a un tale livello di prossimità, i limiti vengono superati. Sfortunatamente, quando queste relazioni vengono scoperte, e succede spesso, il detenuto viene spesso accusato di aver adescato e manipolato il membro dello staff con un secondo fine. La guardia a quel punto viene spesso "invitata" a consegnare le chiavi e dare le dimissioni, mentre i detenuti si trovavano spesso trasferiti a un'altra prigione e segregati nel braccio punitivo.

Guardie carcerarie a parte, purtroppo molte relazioni gay di cui io ero a conoscenza in carcere erano violente. Sembravano riflettere lo stesso rapporto guardia-carcerato, in cui la guardia ha tutto il potere e ci si aspetta che il detenuto sia sottomesso e condiscendente. Avreste dovuto vedere quanta fatica facessero le guardie per garantire la sicurezza di due partner in conflitto.

Ciò detto, ho spesso incontrato coppie in relazioni monogame che erano chiaramente innamorate e si adoravano. E io vado matta per le storie d'amore. Ne ho sentite e viste tante nel corso degli anni. Non dimenticherò mai i miei preferiti, due ergastolani di un carcere di massima sicurezza del North Yorkshire, Full Sutton. Li si sentiva spesso litigare nelle aree comuni e le rispettive accuse rimbombavano tra i muri. La storia d'amore è andata avanti per oltre 20 anni. Fino alla morte di tumore ai polmoni di uno, l'altro si è occupato di lui procurandogli i pasti, lavando il suo corpo malfermo e dandogli conforto in un luogo dove, spesso, il conforto era introvabile.

Nonostante nel mio cuore io desiderassi intimità, mi sono spesso dovuta accontentare di una sveltina tra i bidoni nel cortile della prigione. Ripensandoci, forse dovrei vergognarmi dello stile di vita che conducevo, ma non posso. Sono sopravvissuta in un mondo di disperazione e amarezza dove molti non ce l'hanno fatta. Alla fine, sono diventata la detenuta trans che ha passato più tempo in prigione nella storia del Regno Unito.

A volte ripenso alle mie sorelle trans, che spesso mi confessavano che il loro obiettivo ultimo era di innamorarsi e condurre finalmente una vita pacifica, con una relazione significativa, in cui i loro cuori e i loro corpi non venissero sfruttati. Io desideravo lo stesso.

Dal mio rilascio, sono tornata a svolgere le stesse pericolose pratiche sessuali che ho svolto per anni. Non sono ancora riuscita a trovare quell'intimità che ho sempre desiderato. Ma con il tempo, spero che incontrerò un uomo, una donna o una persona non-binaria che conquisti il mio cuore. Senza amore, la libertà, per me, dopo tutto questo tempo, non ha quasi più senso.

@LiferSarah

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