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Due giovani in posa davanti all'impianto audio installato nel bagagliaio della loro macchina. Mar Nero, 2011. Tutte le foto di Mathias Depardon.
Attualità

Foto della trasformazione della Turchia sotto Erdogan

Erdogan ha rianimato le ambizioni della Turchia di diventare il paese leader nella regione e nei territori dell'ex Impero Ottomano.
Pierre Longeray
Paris, FR
20.1.21

La penisola anatolica è la regione più a ovest del continente asiatico, separata dall’Europa solo dal Bosforo, che divide Istanbul in due. Prima di diventare parte della Turchia moderna, la regione era il centro dell’immenso Impero Ottomano, che nel 1683 si estendeva dallo Yemen all’Austria e dall’Azerbaigian alla Tunisia.

“Volevo evocare questa idea di neo-ottomanesimo,” ha raccontato il fotografo francese Mathias Depardon, autore del libro Transanatolia. “È il sentimento che vediamo riflesso nella strategia espansionistica dell’attuale governo turco, che ha aiutato Erdogan a ottenere [tra le altre cose] il supporto dell’elettorato più conservatore,” ha spiegato.

Il neo-ottomanesimo è un’ideologia politica che promuove un maggiore intervento della Turchia in regioni che facevano parte dell’Impero. Sotto la guida di Erdogan, la Turchia è passata dall’essere considerata un alleato dell’occidente—membro della NATO e candidato a entrare nell’Unione Europea—a un riferimento tra Medio Oriente e Asia Centrale.

Negli ultimi dieci anni la Turchia è intervenuta in situazioni di confitto in paesi come Iraq, Siria, Libia e più recentemente nella disputa sul Nagorno-Karabakh. La Turchia ha inoltre condotto esplorazioni aggressive del suolo marino in cerca di gas naturale nel Mediterraneo, inasprendo le tensioni con la vicina Grecia, e ha cercato di imporsi come leader tra i paesi a maggioranza musulmana dell'area.

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Un'arciera all'International Conquest Cup, che riunisce i migliori arcieri del mondo nel quartiere Okmeydani di Istanbul.

Depardon ha passato molti anni in Turchia—finché non è stato incarcerato per 32 giorni e poi bandito dal paese nel 2017, mentre era lì per un servizio commissionato da National Geographic, con l’accusa di lavorare senza un tesserino da giornalista.

Prima del suo arresto, ha documentato il piano della Turchia per la costruzione di diverse dighe sui fiumi Tigri ed Eufrate, che genereranno elettricità e irrigazione per la regione. Ma come dicono i critici del piano, le dighe avranno anche un impatto devastante sull’afflusso di acqua in Siria e Iraq, andando a creare altre tensioni politiche. Nel 2020 la controversa diga di Ilısu sul Tigri ha inondato la città millenaria di Hasankeyf, sfollando migliaia di persone.

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Sulla riva del Mar Nero, vicino alla città di Gerze.

Nel libro, Depardon ha puntato il suo obiettivo sull’influenza turca dentro e oltre i confini del paese—dal Mar Nero all’Azerbaijan fino al Turkestan, dove risiede la popolazione uigura nella parte nord-occidentale della Cina.

“Quando vivevo in Turchia, c’era un un ‘menù Sultano’ da Burger King,” ha raccontato Depardon, “e il programma televisivo più popolare celebrava il periodo ottomano.” Ha detto che la nostalgia per un senso di potere perduto si manifesta nei luoghi più inaspettati. Come un piccolo ristorante sul Mar Nero, con tanto di sedie di plastica, tovaglie a quadri e un jet militare dismesso in piena mostra. La regione rurale sulle coste del Mar Nero è dove il presidente turco Recep Tayyip Erdogan è cresciuto, e tutt’oggi resta una delle roccaforti del suo partito, l’Akp.

In “Transanatolia” è raccolto il volto di questa nuova Turchia, plasmata dal nazionalismo di Erdogan.

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Un combattente durante una gara di wrestling a Edirne, al confine con la Grecia.

Le foto di Depardon vanno da scatti documentaristici a ritratti in posa. Il fotografo ha raccontato che, oltre all’arresto del 2017, è stato spesso seguito dalla polizia. “Diciamo solo che c’è parecchia tensione in questa zona,” ha spiegato. La Turchia di Erdogan ha infatti arrestato un numero allarmante di giornalisti—a gennaio 2021, 67 reporter sono in carcere. Ecco perché “Transanatolia” è stato inizialmente pubblicato in Francia, benché una piccola casa editrice di Istanbul, MAS Matbaa, abbia deciso di pubblicare il libro a sua volta.

Depardon non ha ancora il permesso di tornare in Turchia, ma ha continuato a viaggiare sul confine del paese, portando avanti un’indagine su ciò che lui definisce “la guerra dell’acqua della Mesopotamia,” ossia il controllo della Turchia sulle risorse idriche della regione. Per quanto speri di poter tornare prima o poi, Depardon ha detto che il progetto è stato anche un modo per “chiudere il capitolo” dei suoi anni in Turchia.

Scorri per vedere altre foto tratte dal libro.

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Il quartiere di Başakşehir.

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Su una riva del Tigri, vicino all'antica città di Hasankeyf.

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Alcune ragazze bevono il tè in una casa nella città di Hasankeyf.