10 domande a...

10 domande che hai sempre voluto fare a una dentista

Ogni quanto andrebbe fatta la pulizia dei denti? Il collutorio è davvero inutile? I dentifrici sbiancanti servono a qualcosa?
Vincenzo Ligresti
Milan, IT
9.4.21
dentista
Tutte le foto per gentile concessione dell'intervistata.

I primi rudimentali strumenti per la cura dei denti, secondo uno studio della University of Kansas, risalirebbero ai tempi dei Neanderthal. Non ci è dato sapere con certezza come fossero fatti, ma le tracce sui molari e premolari oggetto dello studio suggeriscono ossa o fili d’erba, utilizzati per liberare spazio intorno a denti probabilmente doloranti.

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Per fortuna l’attuale strumentazione è molto più sofisticata, e lo sa molto bene la Dottoressa Clotilde Austoni, odontoiatra specialista in chirurgia odontostomatologica su Milano, e divulgatrice su Instagram. Venendo da una famiglia di medici, spiega, “per me è sempre stato normale pensare di avere a che fare con la salute del prossimo. La mia scelta è nata proprio da questo: voler aiutare e curare gli altri.”

Con lei abbiamo parlato di denti in più, igiene orale e maschilismo ancora imperante.

L’intervista è stata editata e accorciata per questioni di spazio.

VICE: Buongiorno Clotilde, parto subito con una domanda “tecnica”: dopo quanto tempo andrebbero lavati i denti dopo mangiato?
Dott.ssa Clotilde Austoni: Idealmente, sarebbe opportuno attendere 20-30 minuti. Subito dopo aver mangiato, il ph della nostra bocca diviene acido a causa dei batteri che metabolizzano gli alimenti. Spazzolarli subito può significare “spalmare” gli acidi favorendo l’erosione chimica dello smalto; inoltre, in un momento in cui lo smalto è indebolito dagli acidi, le setole dello spazzolino e il dentifricio possono danneggiarlo e abraderlo più facilmente.

Aspettare 20-30 minuti consente alla saliva di riequilibrare il ph della bocca tamponando l’acidità. Ovviamente, se non si ha modo di attendere, è bene lavare comunque i denti!

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La dottoressa Austoni nel suo studio.

Usare il collutorio subito dopo è davvero inutile, o addirittura dannoso, come dicono?
Direi che, di per sé, il collutorio non è obbligatorio per una buona igiene domiciliare, ma può rappresentare “un aiuto”  in determinate occasioni.

Sicuramente è importante sottolineare “cosa non fa” il collutorio:
1) non pulisce meglio i denti: la placca batterica si elimina solo spazzolando;
2) non risolve l’infiammazione delle gengive (se le gengive sanguinano significa che c’è un problema);
3) non combatte l’alitosi se prima non si rimuove la causa (sarebbe come mettere il deodorante senza lavarsi);
4) non è una scorciatoia per far prima a lavare i denti.

Quindi, quando utilizzarlo? Se si desidera avere un ulteriore senso di freschezza dopo aver spazzolato, o in tutti i casi in cui il dentista/igienista lo consigli come coadiuvante nella risoluzione di un problema. Ad esempio per la sensibilità dentale in aggiunta alla terapia che ne risolva la causanei soggetti a rischio carie, in caso di reflusso o vomito frequente, e così via.

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Nella scelta di un collutorio, il consiglio che posso darvi è quello di evitare quelli che contengono alcol, e comunque di farvi consigliare dal vostro dentista che, conoscendo il vostro sorriso, saprà dirvi cosa è meglio per voi.

Ma, invece, quegli “aggeggi” che puoi comprare autonomamente per sbiancare i denti funzionano davvero?
No, mi spiace. Tutto ciò che potete acquistare in autonomia (pennette, strisce, lucette, dentifrici) per legge non può contenere più dello 0,1 percento di perossido di idrogeno (l'unica molecola in grado di sbiancare) e tale percentuale non è sufficiente per modificare il colore dei denti. L’unico modo per avere un sorriso più bianco è affidarsi ad un dentista o igienista che esegua lo sbiancamento dentale professionale.

Quindi, come funziona lo sbiancamento professionale?
Esistono due tipologie di sbiancamento. Il primo è il trattamento alla poltrona, che deve essere ripetuto per almeno 3/4 sedute, e che prevede l’applicazione da parte del professionista di un gel contenente perossido di idrogeno.

Il secondo è il trattamento domiciliare, che prevede la realizzazione da parte del professionista di mascherine su misura all’interno delle quali è il paziente stesso a posizionare il gel sbiancante. Le mascherine vengono indossate di solito tra le due e le sei ore al giorno, per circa due settimane. Per quanto mi riguarda, il trattamento domiciliare è senza dubbio più efficace e duraturo.

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Invece, ogni quanto e perché andrebbe fatta la pulizia dei denti?
Secondo le linee guida il controllo dal dentista, con la contestuale pulizia dei denti, andrebbe eseguito ogni sei mesi. Esistono pochissimi casi in cui si può stabilire di vedere il paziente una volta all’anno e comunque in tal caso è considerata una situazione a rischio. Ciò che sappiamo è che sei mesi rappresentano un tempo adeguato per poter intercettare qualunque tipo di problematica in tempo utile.

Quali sono le cose più particolari che hai visto durante il suo lavoro?Dipende dal punto di vista di chi! Per esempio, nascere con denti in meno o in più non è cosi infrequente, però sicuramente è stato curioso il caso di un paziente a cui ho estratto insieme al dente del giudizio altri tre denti che in genere non abbiamo. Il paziente era molto stupito!

Un aneddoto che fa sorridere sicuramente, poi, è stata una visita in cui alla paziente ho chiesto di accomodarsi, e si è sdraiata a testa in giù. Abbiamo sorriso e piano piano preso confidenza. Era la sua prima visita dentistica in assoluto.

Parlando di denti del giudizio, ad alcuni è capitato che il dentista gli dicesse che andassero tolti anche se non presentavano alcun problema apparente. Perché?
Parto dal presupposto che qualunque odontoiatra, per deontologia, non consiglierebbe mai una terapia senza una motivazione. Piuttosto spesso accade che, se non si ha un forte dolore, si creda di non dovere intervenire.

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I denti del giudizio non devono essere sempre estratti: nella maggior parte dei casi, ce li teniamo e anche stretti. Quando però vi è l’indicazione? In linea generale ogni qualvolta presentino un problema non trattabile, oppure se hanno una posizione per cui possono creare problemi ai denti vicini.

Per esempio, quando la gengiva ricopre parzialmente il dente del giudizio e si infiamma di frequente (questa condizione si chiama pericoronite), se il dente è storto e quindi è difficile mantenerlo pulito (quando i batteri si accumulano possono causare carie e/o riassorbimento dell’osso anche in prossimità del dente vicino); o se vi sono ascessi frequenti, gonfiore e dolore pulsante.

In generale, avverti mai pregiudizi sulla tua professione? 
Più che altro ci si può ancora scontrare con il maschilismo, quello vecchio stampo—ma ancora molto presente.

Entrare in una stanza con il paziente che attende di essere visitato e sentirsi dire "Buongiorno signorina, quando arriva il dottore?”, “Ah ma è lei che mi toglie il dente? Non sapevo che anche le donne potessero.” Che si fa? Si lavora sodo, offrendo ai pazienti il massimo della professionalità e cercando, con questa, di far capire che sì, le donne sono in grado di curare le persone.

Ma può capitare che l’apparecchio ai denti crei piccoli incidenti durante il sesso orale, come insegnano certi film adolescenziali? O è una leggenda?
Può essere, ma difficilmente un adolescente lo racconta proprio al suo dentista. Oggi però l’apparecchio tradizionale con le stelline in metallo viene utilizzato sempre meno, grazie al sistema di allineatori trasparenti—mascherine quasi invisibili che indossate 22 ore al giorno allineano progressivamente il sorriso—e quindi sicuramente questi incidenti sono ridotti.

Ultima domanda, legata alla situazione attuale: cosa pensa dell'eventualità di coinvolgere dei dentisti nella campagna vaccinale contro il COVID?
Ogni aiuto è indispensabile per poter proseguire e raggiungere l’obiettivo. Purtroppo l’Italia è piuttosto indietro con il piano vaccinale e l’organizzazione è stata sicuramente poco efficace, speriamo di riuscire ad accelerare i tempi quanto prima.