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Il divario sanitario si sta ampliando

Un nuovo report esamina i meeting dell’Organizzazione Mondiale della Sanità dal 1948 in poi: molte malattie che nel terzo mondo provocano ancora migliaia di morti sono state semplicemente ignorate.
9.6.14

Immagine: drinking water/Wiki

Sapete tutto sul divario digitale perché per le persone del “primo mondo” è una questione da prima pagina. Avete sentito discorsi sul fatto che l’accesso a internet dovrebbe essere un diritto umano, vi hanno posto domande tipo perché in questo momento non stai scrivendo delle lettere al Congresso o manifestando contro la FCC? Va bene. La tecnologia si sta affrettando e non possiamo lasciare che cose come la neutralità della rete ci sfuggano di mano. Preoccuparsi è ragionevole.

Ma l’accelerazione tecnologica ha l’interessante caratteristica di autoalimentarsi, accelerando l’accelerazione. La Legge di Moore potrebbe essere un esempio di quest’effetto, che vale anche in medicina. Conosciamo già l’enfasi sproporzionata che viene posta alla ricerca sulle malattie del mondo sviluppato, in particolare su malattie della vecchiaia come il cancro o la COPD (broncopneumopatia cronica costruttiva). Per cui, mentre in Occidente le cure per il cancro diventano sempre più sorprendenti con l’avanzare della biotecnologia, nel mondo in via di sviluppo si muore in giovane età a causa di malattie facili da sconfiggere. Questo è il disease divide, il divario sanitario, e anche questo, purtroppo, subirà un’accelerazione.

Un nuovo studio condotto dall’Università di Edimburgo e pubblicato sulla rivista PLoS Neglected Tropical Diseases, ha analizzato nei dettagli ogni meeting dell’organo decisionale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità dal 1948 in poi, in cerca del riconoscimento e dello stanziamento di fondi per tre malattie che nei Paesi in via di sviluppo si sono dimostrate devastanti: antrace, brucellosi e tubercolosi bovina.  Queste tre malattie sono caratterizzate dalla trasmissione da animali a esseri umani, e nel mondo sviluppato sono state del tutto debellate. Ma nel mondo in via di sviluppo provocano ancora migliaia di morti, mettendo anche a rischio le riserve di cibo e di acqua.

“È incredibile che nel 21esimo secolo non si riescano a fronteggiare la brucellosi e le altre malattie zoonotiche ignorate che impattano duramente sulle comunità rurali delle economie in via di sviluppo quando gli strumenti per affrontare molte di queste malattie sono ben sviluppati,” ha dichiarato l’autrice Sue Welburn in un comunicato.

Secondo i ricercatori, un grande ostacolo è costituito dalla mancanza di infrastrutture sanitarie. Questo meccanismo si autoalimenta.

“Ci sono diverse ragioni per cui queste malattie vengono ignorate.  Spesso il loro peso si riscontra soltanto in paesi in via di sviluppo, dove la maggior parte degli sforzi negli ultimi anni è stata concentrata su HIV/AIDS, tubercolosi e malaria,” scrivono Welburn et al nel loro articolo. “Comunque, è anche difficile raccogliere informazioni sull’estensione dell’impatto di queste malattie a causa dell’inefficacia delle abilità diagnostiche e della povertà dei sistemi sanitari; tutto questo conduce alla sottostima del peso di queste malattie. Se un problema non può essere quantificato, è difficile ottenere i fondi e l’attenzione dei policy maker,” continuano gli autori.

Non ho affrontato questo argomento sulle nostre preoccupazioni digitali per gettare della vergogna addosso ai sostenitori di questi problemi del mondo sviluppato. Se la spaccatura, che è semplicemente tecnologica nel senso più generale, viene affrontata in maniera così aggressiva, un giorno queste stesse preoccupazioni saranno condivise dalle regioni che attualmente si trovano sul lato opposto del divario sanitario.

Sconfiggere le malattie che sono già state sconfitte è un ottimo punto di partenza per costruire una riflessione critica rivolta a molti.