La Nuova Zelanda, invece, misura duecentosessantotto 268.000 kilometri quadrati mila km quadrati, poco meno dell'Italia, "solo" duemila volte più grande di Macquarie. Se guardassimo solo alla dimensione da coprire, sarebbe come se dopo aver corso una maratona decideste che siete abbastanza allenati per fare giro della Terra sull'equatore a piedi. Due volte. A cui si deve aggiungere il fatto che la Nuova Zelanda non è quasi disabitata, ma c'è traffico di uomini, merci, animali, città e anfratti vari in cui possum e ratti possono nascondersi. I ricercatori ritengono che l'impresa in Nuova Zelanda sarebbe possibile nell'arco di 35 anni, e certamente sono consapevoli dei potenziali effetti indesiderati che questa operazione potrebbe avere sulle specie locali. D'altro canto, dall'arrivo in Nuova Zelanda delle specie invasive (esseri umani inclusi) circa 750 anni fa, il numero di specie native di vertebrati si è dimezzata, e la velocità di estinzione sta continuando ad aumentare da quando, nel tardo diciottesimo secolo, sono arrivati gli Europei.Dall'arrivo in Nuova Zelanda delle specie invasive (esseri umani inclusi) circa 750 anni fa, il numero di specie native di vertebrati si è dimezzata.
Pterodroma lessonii, uno degli uccelli marini che è passato da "Minacciato" a "Specie a rischio minimo" grazie alle operazioni su Macquarie island.
Anche da un mero punto di vista economico le specie invasive sono un disastro. Secondo alcune stime, i predatori invasivi e i programmi di controllo costano alla Nuova Zelanda più di 2 miliardi di euro l'anno in produttività perduta. Ragione per cui il governo, dopo aver considerato una stima del 2015 per cui il progetto in totale sarebbe costato 9 miliardi di dollari (neozelandesi), ha deciso che il gioco vale la candela e ha dato il via libera ad iniziare il progetto. Scalare i metodi tradizionali con cui si sono eliminati i predatori su altre isole non è affatto semplice. Esche, trappole e veleni sono contromisure efficaci su aree relativamente piccole: nell'isola di Rangitoto, sempre in Nuova Zelanda, ci sono voluti due anni di preparazione logistica e di conversazione con le popolazioni locali per avviare un'operazione che portato a sterminare i ratti invasivi i nel giro di 3/4 settimane.Secondo alcune stime, i predatori invasivi e i programmi di controllo costano alla Nuova Zelanda più di 2 miliardi di euro l'anno in produttività perduta.
Guida pratica per sterminare gli ermellini invasivi: a occhio non sembra molto efficiente.
Rilasciando un numero sufficiente di queste zanzare in natura, il gene dovrebbe diffondersi nella popolazione e "vaccinare" tutti i moscerini dalla malaria, impedendo alla malattia di diffondersi. Tecniche simili ma che generano femmine sterili e quindi incapaci di riprodursi, sono già state dispiegate su scala ridotta in Brasile e Australia, riducendo la popolazione locale di zanzare dell'85% nel giro di un anno. La stessa tecnologia è stata accolta da numerose proteste nelle Florida Keys, dove l'FDA statunitense ha approvato un test su scala più ampia per fermare la diffusione del virus Zika — In attesa dei primi rilasci, però, il dibattito sul tema continua a farsi sempre più teso.In laboratorio e in prove su piccola scala, è stato dimostrato che le tecniche di gene drive possono funzionare almeno in insetti e lieviti. Ma oltre alle numerose e ovvie complicazioni sociali e politiche, tra popolazioni che non si fidano di queste nuove tecnologie, regolamentazioni e leggi che fanno fatica a tenere il passo con il progresso tecnico, e il dibattito morale su quanto sia moralmente eradicare intere specie per i nostri fini, ci sono anche complicazioni meramente scientifiche.Una delle applicazioni più famose del gene drive riguarda le zanzare e la malaria: siamo riusciti, tramite l'ingegneria genetica, a creare delle zanzare immuni dalla malaria.
L'assurda efficienza della tecnica di gene drive preoccupa molti: se da un lato potrebbe servire a sterminare le specie invasive, dall'altra gli effetti sull'ecosistema potrebbero essere devastanti.
Infine, anche ammettendo di riuscire a impiegare dei gene drive in queste popolazioni di mammiferi, non possiamo dimenticare che in campo c'è un altro giocatore, ben più paziente e ben più allenato a modificare specie tramite eredità differenziale attraverso generazioni: l'evoluzione.Infatti, utilizzando troppo e male gli antibiotici, abbiamo favorito l'evoluzione più batteri resistenti e siamo già di fronte ad un disastro di proporzioni colossali, così potrebbe succedere con i gene drive. Se una mutazione che permette di sfuggire al gene drive compare nella popolazione, questa da un vantaggio selettivo tale che si diffonderà molto rapidamente in tutti gli individui. Se modifichiamo le zanzare di modo che siano immuni al parassita della malaria, di contro l'evoluzione favorirà i plasmodi che sono in grado di aggirare quell'immunità, se non riusciamo ad eradicarli abbastanza in fretta. Ci sono strategie per rallentare questo processo di evoluzione verso la resistenza, ma non possiamo fermarlo completamente, ed è fondamentale tenerlo presente prima di decidere di impiegarlo sulle popolazioni in cui è più probabile emerga resistenza.Nonostante tutti gli ostacoli e i pericoli, la Nuova Zelanda è probabilmente il paese candidato più forte a dispiegare un gene drive in mammiferi, probabilmente partendo da topi o ratti, che conosciamo molto bene da un punto di vista genetico. Se almeno i primi rilasci andranno in porto per il 2025 dipenderà probabilmente dalla reazione dell'opinione pubblica di fronte all'uso di questa nuova strategia.Se è vero che la Nuova Zelanda si è data complessivamente 35 anni per eradicare i predatori invasivi sul suo territorio, il momento di partecipare alla discussione sull'impiego dei gene drive, sulla loro messa a punto, e sulla loro liceità è già qui ed ora.
