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Ricordando 2001: Odissea nello Spazio

Abbiamo parlato con gli attori principali del capolavoro di Kubrick, il più grande di tutti i film sci-fi.
5.12.14

This article originally appeared on VICE UK

Il momento cui una scimmia lancia un osso che si trasforma in un'arma nucleare che inizia a orbitare intorno alla Terra. Quel mobilio futurista dai colori vivaci nelle lobby del futuro. Il gruppo di astronauti che posa per una foto veloce con il monolito. Scenari familiari? Chiunque abbia mai avuto anche il minimo interesse nel cinema o nella fantascienza ha presente almeno una di queste scene.

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Non sto dicendo una cosa nuova: 2001: Odissea nello Spazio è un film iconico. È il motivo per cui Taschen ha pubblicato un libro sul making of del film e il prezzo era di mille dollari. È il motivo per cui rientra in tutte le liste dei più grandi film di fantascienza di tutti i tempi e nella lista dei più grandi film di sempre. È il motivo per cui il BFI (British Film Institute) ha rilanciato il film.

Ogni volta che Keir Dullea (che interpreta Dave Bowman) o Gary Lockwood (che interpreta Frank Poole) vanno da qualche parte c'è sempre qualcuno che gli chiede di raccontare per filo e per segno come fosse lavorare con Kubrick. Cosa si prova ad essere stati parte di quel film. Anche se, stando alle parole di Lockwood, vennero presi nel cast solo perché il grande regista aveva deciso che “assomigliavano a degli astronauti”.

“Sono arrivato a far parte del cast di 2001 dopo aver lavorato a un film con Otto Preminger e, lasciatemelo dire, è stato come passare dall'inferno al paradiso,” ha detto Lockwood in una recente conferenza del BFI. “Kubrick era molto buono con noi. Non ha mai alzato la voce, era sempre molto silenzioso. Sentivi, o almeno, io lo sentivo, di essere in presenza di un genio in ogni momento. Non era mai esigente nel modo in cui ci si potrebbe aspettare. Era così—preparato. Il regista più preparato con cui abbia mai lavorato. Era rilassato perché sapeva perfettamente cosa voleva.”

Come molte persone ogni volta che guardo 2001: Odissea nello Spazio rimango a bocca aperta. L'Università di Stanford in passato ha pubblicato uno studio che ha portato gli scienziati a definire il sentimento di sbalordimento come reazione a un'esperienza che è così enorme che dobbiamo effettuare un upgrade dei nostri usuali schemi di pensiero per comprenderne la grandezza. Per me questo è il modo migliore per descrivere quello che provo guardando questo capolavoro. Anche quando uno degli unici due personaggi rimasti è morto e tecnicamente non succede niente (almeno non per uno spettatore abituato agli effetti pirotecnici dei film della Hollywood di oggi) e tutto quello che riesci a pensare è OMMIODDIO CAZZO APRI QUEL PORTELLONE HAL, ti sembra che di assistere alla concreta infinità del silenzio e della totale l'immobilità.

Avrei potuto prendere la pretenziosa strada del fan sfegatato e parlare di come ho capito dalla prima volta che ho visto il film che era stata aperta una finestra di una parte della mia coscienza che non conoscevo, ma in tutta onestà devo dire ho guardato per la prima volta il film su una grande TV, con un sistema audio della madonna e con una canna che mi ha reso fisicamente impossibile alzarmi dal divano.

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Lockwood mi ha detto che anche lui era fatto alla premiere del film nel 1968 a Washington, dove un giornalista “con la faccia di plastica” gli disse che sembrava che “fosse ancora nello spazio” (“devi ricordarti che erano gli anni '60,” mi ha detto). Dullea si ricorda come un paio di mesi dopo il lancio del film “la MGM realizzò che la generazione più giovane andava a vedere il film dopo aver fumato delle sigarette “speciali”, quindi cambiarono la loro campagna pubblicitaria. I nuovi poster recitavano: “2001..il trip definitivo”:

Ci sono persone che sono uscite durante il film a tutte e tre le prime del 1968, mi hanno raccontato Dullea e Lockwood. Dalla recezione del film di allora nessuno si era reso conto che fosse un momento fondamentale e leggendario della storia del cinema. Le recensioni erano miste, molti giornalisti dovettero rimangiarsi le proprie parole anni dopo, dopo aver scritto cose tipo, “2001 è un disastro perché è troppo astratto per riuscire a dimostrare i suoi astratti concetti.”

Il New York Times lo descrisse come un “film molto complicato, languido, in cui passa circa mezz'ora prima che compaia il primo uomo e venga detta la prima parola, e un'ora intera passa prima che la trama inizi a svilupparsi.” Ma probabilmente la recensione più negativa fu l'esperienza di mio padre: quando con i suoi fratelli maggiori si intrufolò nel cinema per vederlo lo stesso anno, tutti e tre si addormentarono in quello che immagino fu il sonnellino più psichedelico della storia.

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È vero che con l'accorciamento dei tempi d'attenzione oggi ci sono probabilmente più persone che considererebbero 2001 come niente di più che il più lungo sbadiglio che abbiano mai fatto. Ed è anche per questo che il BFI e la Warner hanno commissionato un nuovo trailer.

Alla fine, quando Didley Scott disse che dopo 2001 la fantascienza era morta aveva ragione in un certo senso. E avrebbe dovuto saperlo, considerando alcuni miseri tentativi di realizzare film di fantascienza (Prometheus, mi riferisco a te). Certo, negli ultimi due anni ci sono stati film di grande successo, Interstellar e Gravity sono entrambi encomiabili per aver ricreato lo spazio con tanta accuratezza, (il che fa un po' ridere considerando che il buco nero iperrealistico di Interstellar è stato fatto circa 50 anni dopo 2001.) “Ho pensato che l'inizio del film era davvero brutto,” mi ha detto Lockwood di Interstellar. “Sai che sono da qualche parte nel Midwest e lui è su un pickup. Ho pensato, ok, non iniziava così anche Superman?”

A mio parere Under The Skin di Glazer ha raggiunto lo stesso tipo di inquietante disconnessione che ha reso il leggendario film di Kubrick così affascinante. Ma seriamente c'era solo Kubrick a Hollywood che voleva fare un film che parlava di spazio? Forse nessun altro voleva farlo. “Aveva occhio,” mi ha detto Lockwood, un'affermazione semplice ma vera. Ed è vero che la fama eccentrica di Kubrick fece aumentare l'attrattiva del film.

Quando Kubrick propose le sue teoria sulla vita extraterrestre e le origini dell'evoluzione in un'intervista incredibilmente lunga ma particolarmente interessante con Playboy, non fece altro che aumentare il fascino del film: è una sorta di decostruzione del pensiero dietro il genio, e decenni dopo è come una versione moderna dello special feature dei DVD, ma nascosto nei meandri di Internet e non aspetta altro che essere trovato da avidi super fan.

E come molti altri film di culto, come Apocalypse Now o Pulp Fiction, ci sono un miliardo di altre leggende metropolitane che lo riguardano, e ogni storia aggiunge un po' di magia. Lo sapete che a Dullea venne predetto da una veggente che nel suo futuro ci sarebbero stati dei missili una settimana prima che Kubrick gli offrisse il ruolo? O che il titolo prende ispirazione dall'Odissea omerica? O che la Samsung ha fatto riferimento ai tablet che gli astronauti usarono nel film per liberarsi dalla presa di Apple in una battaglia legale sul copyright?

Per farla breve, 2001 è un fottuto capolavoro e chiunque lo guardi vorrebbe continuarlo a vedere per sempre, in ogni momento. Ogni scena è perfetta e la colonna sonora, nonostante io non possa dire di essere un appassionato di musica classica, è una cornice ideale per i movimenti delle astronavi che danzano nella galassia e molto adatta all'epicità onnicomprensiva che il film incarna.

Speriamo che, con o senza il trailer del BFI, le nuove generazioni di amanti del cinema continueranno a dare a questo film la possibilità di stupirli e strabiliarli. Dullea sostiene che “la genialità del film, che è tutta di Kubrick, sta nel fatto che ha affascinato intere generazioni.” E coloro che non riescono ad apprezzarlo? Come ha notato adeguatamente Lockwood: “chi cazzo se ne frega?”