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Attualità

'Ways of Something' è un mega-mixtape di artisti imperdibili

L'acclamato seguito della serie 'Ways of Seeing' di John Berger è un who's who degli artisti contemporanei che devi conoscere.
15.1.15
Kim Asendorf and Ole Fach. Never-before-seen stills exclusive from Ways of Seeing Episode 3, courtesy the artists

Kim Asendorf e Ole Fach. Never-before-seen, screenshot in esclusiva da Ways of Seeing Episode 3, gentilmente concesso dall'artista.

Gli episodi 1 e 2 della raccolta Ways of Something di Lorna Mills scossero nel 2014 il mondo dell’arte, ricevendo ben meritata lode sia dal pubblico che dai media. Per il suo aggiornamento all’arte digitale della fondamentale docu-serie in quattro parti Ways of Seeing di John Berger, prodotta da BBC, l’artista residente a Toronto, ha impiegato alcune delle forze più creative del momento al lavoro su internet per assemblare con precisione chirurgica uno strabiliante video “patchwork”. Mettendo insieme il meglio del meglio della creatività web-based, Mills ha dato carta bianca ad una stellare e accuratamente selezionata lista di artisti, permettendo ad ognuno di loro di trasfigurare le proprie firme, estetiche e mezzi in loop da un minuto, i risultati dei quali vanno a formare le sue serie di video mashup da 30 minuti.

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Render 3D, GIF, remix di film, performance in webcam, siti internet e altro si combinano per la riappropriazione decostruita di Mills della critica di Berger alle tradizioni artistiche e alle estetiche culturali dell’occidente. Il risultato è una visione unica nel suo genere dei processi artistici nell’era di internet, perfettamente sincronizzati con la narrativa della serie del 1972. Attraverso questa sconcertante serie di video, Mills espone l’evoluzione delle discipline creative e i modi in cui l’arte è stata percepita sia dagli artisti che dal pubblico fin dall’alba di internet.

Per ottenere informazioni sulle origini del progetto e i suoi processi curatoriali e crativi, The Creators Project ha parlato con Mills mentre preparava la premiere del terzo episodio, il cui lancio è previsto a Febbraio.

Nicolas Sassoon

The Creators Project: Perché hai scelto Ways of Seeing come punto di partenza? Puoi descrivere i dettagli che trovi interessanti e importanti da applicare al tuo processo creativo?

Lorna Mills: È un po’ lunga: l’anno scorso ero stata invitata da The One Minutes ad Amsterdam a curare un programma di video da un minuto, su un tema a scelta. All’inizio, stavo cercando di inventarmi qualcosa che coinvolgesse artisti di GIF, ma le GIF animate non si prestano al limite di un minuto, dunque tutte le mie idee avevano un che di molto arbitrario e forzato. Mentre questo problema di che cosa fare restava nel retro del mio cervello, uno dei miei amici su Facebook, Jaakko Pallasvuo, postò per coincidenza un link ad un file YouTube di Ways of Seeing Episode 1, rimarcando seccamente che aveva “esattamente la stessa premessa di tutte quelle mostre post internet di immagini-oggetti dematerializzati/rimaterializzati, che si ripresentano ogni due mesi, ma questo è solo più elegante e presentato meglio e precedente di 40 anni [sic].”

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Lessi la versione in libro anni fa, come quasi ogni altro studente d’arte, ma non sapevo che la produzione BBC fosse venuta prima. Ho guardato il primo episodio e ho avuto l’illuminazione solo perché era stato sottotitolato. Un remake minuto per minuto senza sottotitoli sarebbe stato una pila di vignette fatte da un pugno di artisti diversi, e la cosa non mi avrebbe esaltata per niente. Invece ho visto i sottotitoli come un modo di amplificare la discontinuità visivamente, e comunque unire il tutto.

Fondamentalmente, ho visto il potenziale per un po’ di tensione strutturale che avrebbe reso il progetto molto interessante.

Attraverso Ways of Something descrivi le “condizioni cacofoniche del fare arte dopo Internet.” Puoi approfondire questa idea un po’?

“Dopo Internet” è diventato ormai un po’ un cliché, ma funge davvero da abbreviazione per alcune condizioni attuali in cui molti artisti lavorano, specialmente quelli che si esercitano online. Ovviamente c’è una distinzione da fare tra la distribuzione dall’alto verso il basso da parte dei mass media descritta da Berger e la cultura più trasversale della rete che abbiamo oggi, ma rimangono lo stesso molte somiglianze. O forse sarebbe meglio dire che molte delle sue osservazioni sono ancora pertinenti al produrre arte oggi.

Non posso dire se io abbia ideato il progetto perché fosse un tributo o una parodia del documentario originale, l’ho solo pensato come un veicolo per una piccola selezione di pratiche di arte digitale contemporanee, e come un modo interessate di presentare la storia dell’arte.

Alex McLeod

Puoi descrivere il tuo flusso lavorativo?

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Il primo è stato il più difficile. C’è un sacco di lavoro preparatorio da parte mia, il primo passo è stato scaricare la versione di YouTube e dividere l’interno episodio in minuti separati, renderizzare un file audio separato per ogni minuto e poi trascrivere i sottotitoli in file di testo. Nessuno dei quattro episodi era di esattamente tot minuti, dunque ho dovuto trovare punti nel video sorgente dove potessi tagliare via un buon numero di secondi prima di poterlo dividere in minuti interi. Poi ho caricato online tutte le sezioni, così che gli artisti potessero consultare la scelta.

Il lavoro più grosso era comunicare con così tanti artisti, mentre la deadline era molto stretta. Una volta che ho confermato l’esatto numero di artisti di cui avevo bisogno, ho mandato loro un link per guardare i minuti disponibili, poi in un giorno e orario stabilito ho condiviso un doc di iscrizione e li ho lasciati scegliere il minuto con una politica del chi prima arriva meglio alloggia. Avrei dovuto prendere qualche screenshot del processo, perché la metà degli artisti stava già leggendo e modificando il documento appena è uscito. Una volta che gli artisti hanno scelto il loro minuto, ho mandato ad ognuno di loro il file sonoro e il file di testo con i sottotitoli.

Ho tentato di fare in modo che fosse il meno doloroso possibile per loro. Era importante che gli artisti selezionassero il minuto che dava loro il maggior numero di idee per il loro approccio; per me, scegliere per chiunque sarebbe stato pretenzioso e un po’ come un compito alla scuola d’arte.

Riassemblando i minuti completati in un episodio intero ha comportato toglierci via l’audio, posizionarli sulle tracce video in ordine, mettere una master del suono, prendere i sottotitoli e creare i titoli di coda. Sfortunatamente, i codec video possono essere ingannevoli, e alcune compressioni avevano aggiunto un paio di frame, dunque ho dovuto aggiustare qualcosa perché tutto andasse bene.

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Gli artisti hanno usato un’ampia varietà di strumenti di montaggio, quindi alle volte i file Mac non si aprivano sul mio programma di montaggio per Windows OS. La mia paura più grande era di aver rovinato il lavoro di qualcuno nel prodotto finale.

Come sei riuscita a mantenere la connessione tra immagini e testi mentre lasciavi che le immagini avessero senso insieme alle parole? Come hai tenuto fede all’essenza del documentario di Berger?

Non sono stata io–io definisco solo una struttura entro cui lavorare, e sono gli artisti a portare tutto ciò che è importante nel progetto. Non ho mai agito come regista. Invito artisti e accetto le decisioni visive che compiono per i loro minuti (a meno che qualcuno non mi chieda opinioni o qualcosa del genere).

Nella mia lettera d’invito iniziale, li ho avvertiti che la cosa intera poteva finire per apparire ridicola, ma spiegavo che anche quei risultati mi avrebbero deliziata. Se dovevamo sbagliare in questo progetto, lo avremmo fatto per troppa esuberanza o irriverenza. Non ho chiesto agli artisti di illustrare il testo; erano liberi di contrraddire il contenuto se volevano. Non ho mai preteso che la vera essenza del documentario originale fosse conservata.

C’erano ovviamente delle specifiche tecniche, ma, più importante, c’erano regole: non potevano usare spezzoni dell’originale, dovevano usare l’audio che gli davo io come guida, dovevano mettere i sottotitoli al loro pezzo e richiesi che cercassero di evitare le transizioni all’inizio e alla fine dei loro minuti. Se qualcuno aveva una buona ragione per rompere una di queste regole, doveva parlarmi, non volevo che fosse usato il materiale originale perché volevo evitare qualsivoglia ridondanza visiva, e i sottotitoli non erano negoziabili. Nel primo episodio, Hector Llanquin mi chiese se poteva tradurre il testo in spagnolo, e io ero davvero felice perché speravo segretamente che qualcuno degli artisti volesse cambiare i sottotitoli nella sua lingua madre (ma pensai fosse paternalistico da parte mia chiederlo).

Una volta che tutti gli artisti compresero di essere parte di un tutto, ogni cosa sembrò trovare il suo posto.

Come hai scelto la lista di artisti? Avevi qualche criterio?

Una domanda importante, perché i criteri mutavano sempre e io avevo una gran quantità di programmi e ovviamente personali pregiudizi di gusto. Prima di tutto, volevo che fosse equilibrato tra i generi, semplicemente perché non c’era ragione perché non lo fosse.

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Il primo episodio comprendeva per lo più persone con cui ho lavorato in passato. Avevo bisogno di persone che potessero consegnare un buon lavoro entro i tempi stabiliti. Una volta che avevo Episode 1 completo in mano, fu più semplice approcciare altri artisti che non conoscevo così bene (ed era molto più semplice spiegare il progetto).

Volevo anche che fosse internazionale. La cosa fu un po’ più complicata–la maggir parte degli artisti partecipanti erano canadesi e americani, sebbene all’interno di quei due paesi ci sia comunque molta mescolanza. Ci sono anche molti artisti dall’Europa e dal Sud America. Anche il range di età degli artisti è molto vario, e si trovano in diversi momenti delle loro carriere.

Benché sia stato descritto come un progetto formato da artisti di net-art, non è preciso dire così. Ovviamente è un progetto di video digitale, ma c’è il classico bizzarro animatore buttato dentro, così come un paio di artisti che lavorano con video e fotografia. Non ero molto interessata in un pratica di tipo filmico per questo progetto; volevo artisti attivi nello sfruttamento delle tecnologie digitali e fonti di internet. Gli artisti partecipanti sono stati estremamente entusiasti e molto generosi.

Luis Nava

Quale sarà la prossima fase per te e Ways of Something?

Episode 4 è al momento in produzione, per cui l’intera serie dovrebbe essere finita entro la primavera.

Dopo che il quarto episodio sarà completato, dubito che intraprenderò un altro progetto del genere per un po’. Voglio arrivare ad una migliore comprensione del mio contributo in tutto questo. Ho usato la parola “curatore,” ma le mie motivazioni hanno anche molto a che fare con il mio essere un’artista, e in quanto artista, l’intera cosa sa ancora di progetto in via di costruzione. Sono molto curiosa di vedere come si assemblerà (o disferà) la cosa alla fine. Benché sia ovviamente io a portarla avanti, non penso che mi sentirò parte del progetto finché non avrò completato il mio minuto.