Droga

Sono cresciuto con una madre tossicodipendente

Allora come oggi, non mi importava nulla del fatto che le persone che mi circondavano fossero tutte dei tossici.
28.11.17
Tutte le foto per gentile concessione di Adrian Goiginger.

"Torno subito tesoro." Non so quante volte ho sentito questa frase da mia madre, Helga Wachter. Me la diceva più volte al giorno. E ogni volta dopo averla pronunciata spariva in camera sua con i suoi amici e si chiudeva a chiave.

Io passavo minuti a fissare la porta chiusa e immaginarmi cosa stesse succedendo là dietro. La verità l'ho scoperta solo molto tempo dopo—per anni, ho pensato che gli adulti uscissero da quella stanza così rilassati e di buon umore perché ci facevano un sonnellino. E a dire il vero li invidiavo un po' perché, a sei anni, pur dormendo otto ore avevo poche energie per le mie avventure.

Adrian con sua madre Helga.

L'amore e l'affetto di mia madre erano strabilianti. Giocava con me per ore: io ero Link e lei Zelda e dovevamo sconfiggere i diversi Ganondorf che ostacolavano il nostro percorso nella Salisburgo degli anni Novanta.

Prima di tutto dovevamo procurarci una mappa e una bussola: solo allora avremmo potuto trovare i dèmoni e sconfiggerli. Nel frattempo, se mia madre esauriva le energie doveva bersi la sua pozione magica fatta da semi di papavero. Dopodiché era di nuovo in forma. E tutto questo non era solo frutto della mia fantasia: mia madre annotava le nostre avventure nel suo diario.

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Accanto a lei c'erano altri adulti, combattenti come noi: Werner, che otteneva la sua energia dalla natura e dagli alberi, Bertl che per anni ha militato nella SV Austria Salzburg [una squadra di calcio di Salisburgo] e Günter, che a sei anni mi ha insegnato a giocare a scacchi. Lui aveva imparato a giocarci in carcere. Allora come oggi, non mi importava nulla del fatto che fossero tutti dei tossici.

Probabilmente, l'unica vera bugia che mi ha detto mia madre è stata quella su mio padre: "Tuo papà è morto in un incidente stradale prima che tu nascessi." Soltanto anni dopo, quando sia lei che Günter si sono ripuliti, ho scoperto che era morto per overdose di eroina. Dopo diversi mesi passati in carcere per possesso di droga, è uscito e si è preso la stessa dose che prendeva prima. Era troppa.

A quel punto mia madre, incinta a 17 anni, aveva cercato di uccidermi con dei sonniferi. Finché un giorno, in un libro sul buddismo, aveva letto che se lo avesse fatto si sarebbe reincarnata nella creatura più schifosa del mondo. È stato più o meno così che è iniziata la sua lotta contro la depressione.

A scuola andavo male, ero quasi problematico, ma per fortuna la mia scuola era piena di alunni così. Con le storie che sentivo dal mondo degli adulti riuscivo a sbalordire i compagni e gli insegnanti, che si erano meravigliati quando, a sette anni, avevo spiegato che la bandiera austriaca era nata dopo che il duca Leopoldo, tornando da una crociata, si era legato una cintura bianca sulle vesti ricoperte di sangue.

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Anche il fatto che dopo scuola io e i miei compagni fumassimo non era niente di che. Il tabaccaio era così carino che non solo ci regalava caramelle e carte dei Pokèmon, ma non ci faceva neanche domande quando ordinavamo "un pacchetto di sigarette per papà" e pagavamo con soldi rubati.

Un articolo del 1999 su un incendio in casa di Adrian.

Abitavamo al piano terra in un condominio con un grosso giardino. Ci si entrava facilmente dal balcone: al citofono suonavano solo la polizia e il postino, tutti gli altri passavano dal balcone e bussavano alla porta a vetri o entravano direttamente in salotto.

Faceva così anche "il Greco", che era una figura importante nella vita di mia madre e del mio patrigno, perché era quello che portava "la medicina." Era anche matto e una volta mi aveva costretto a bere vodka con lui. Mia madre l'aveva scoperto e l'aveva cacciato a calci.

Purtroppo ogni persona merita una seconda opportunità nella vita, anche il Greco. Così dopo quella volta gli è stato permesso di tornare a casa nostra ed è stato allora che ho capito che per me le persone non meritano una seconda chance.

Gli amici della madre di Adrian, alcuni dei quali sono citati in questo pezzo.

Nell'estate del 1999, quando avevo otto anni, mia madre non ne poteva più. Günter, il suo compagno, stava per morire dopo 23 anni di dipendenza e io iniziavo a capire cosa mi succedeva intorno. È stato allora, quando mia madre se ne è resa conto, che ha deciso di smettere.

Un giorno era entrato in casa Bedda, un compagno di droga di mia madre. Günter era finito di nuovo in prigione per spaccio. Ma stavolta era diverso: Bedda non sembrava né stanco, né stordito, né nervoso, piuttosto sprizzava gioia e soddisfazione e il suo comportamento aveva quasi fatto piangere mia madre. Blaterava cose su come Cristo lo avesse liberato e curato.

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La sua presenza in casa era come una fiaccolata di luce in una grotta. Quando Günter era tornato lo aveva buttato fuori rompendo anche alcuni mobili, perché non voleva avere a che fare con "giochetti clericali per finocchi." Bedda era sempre tornato e aveva continuato a raccontare di come Gesù lo avesse liberato.

A un certo punto era stato chiaro che non era semplicemente passato a un'altra droga, ma si era disintossicato davvero. Capirlo aveva aiutato mia madre e Günter, che avevano già tentato diverse volte di disintossicarsi fallendo ogni volta. Medici, psicologi e assistenti sociali avevano sempre insistito sul fatto che fosse possibile uscirne solo con la volontà—volontà che nessuno dei due possedeva davvero. E il fatto che un loro amico ne fosse uscito li aveva aiutati.

Alla fine il mio patrigno si è ripulito dopo oltre 20 anni di dipendenza e mia madre ha sconfitto una depressione che l'aveva più volte spinta a tentare il suicidio. All'improvviso dove una volta c'erano stati solo tristezza, vuoto e disperazione erano arrivati appagamento, amore e sicurezza. Non era stata sconfitta solo la dipendenza, ma anche le ragioni che l'avevano causata. Altri però non ce l'avevano fatta: molti amici di mia madre che consideravo anche amici miei sono morti.

Il 4 luglio 2012, anche mia mamma è morta. Aveva 39 anni, ed è morta di cancro. Ha avuto molte altre avventure, sconfitto mostri e dèmoni e ha mostrato alle persone vicino a lei quello che l'amore può fare. Anch'io non ho mai abbandonato il mio spirito avventuriero—spronato dalle parole di mia madre, che mi ha sempre assicurato che sarei potuto diventare qualunque cosa volessi, purché ci credessi davvero.

Adrian Goiginger è un regista austriaco e da poco ha realizzato un film sulla dipendenza di sua madre e sulla sua infanzia al suo fianco.

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