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L'Italia deve regolamentare l'export dei software di sorveglianza

Una cosa è certa: l’export di tecnologie di sorveglianza deve diventare più trasparente.
Riccardo Coluccini
Macerata, IT
Shutterstock

Oggi, martedì 27 giugno, è prevista la riunione del Comitato consultivo del Ministero dello Sviluppo Economico (MISE), chiamato a decidere riguardo la licenza di esportazione concessa ad Area SpA: un'azienda italiana che produce tecnologie di sorveglianza vendute a diversi governi — fra cui quello della Siria.

Con un comunicato, l'associazione Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili (CILD) chiede al MISE la revoca della licenza ad Area e maggiori sforzi per garantire la trasparenza delle esportazioni di tecnologie dual-use — tutte quelle tecnologie che possono essere utilizzate sia per scopi civili che militari.

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All'appello, si apprende nel comunicato, si uniscono anche altre organizzazioni della società civile impegnate sui temi della protezione dei diritti umani nell'ambito digitale, come l'Hermes Center for Transparency and Digital Human Rights ed una serie di organizzazioni internazionali tra cui Access Now.

Lo scorso gennaio, CILD, Privacy International ed Hermes avevano scritto al MISE dopo la notizia che Area SpA sarebbe stata autorizzata a vendere tecnologia di sorveglianza delle comunicazioni all'agenzia di intelligence egiziana Technical Research Department (TRD), chiedendo chiarimenti. Il MISE aveva proceduto a sospendere la licenza già a gennaio in attesa della riunione dell'apposito Comitato consultivo di oggi.

"Il caso italiano mostra in modo esemplare come la regolamentazione europea non riesca a proteggere attivisti, difensori dei diritti umani, giornalisti e tutti gli utenti dall'impatto devastante delle tecnologie di cybersorveglianza."

Le esportazioni di tecnologie di sorveglianza sono al centro anche del dibattito europeo: purtroppo la mancanza di trasparenza non permette di avere un quadro completo ed esaustivo del numero e della tipologia di prodotti esportati, ma soprattutto non si è a conoscenza di quali siano gli stati ed i governi acquirenti.

"Il caso italiano mostra in modo esemplare come la regolamentazione europea non riesca a proteggere attivisti, difensori dei diritti umani, giornalisti e, in generale, tutti gli utenti dall'impatto devastante delle tecnologie di cybersorveglianza," afferma Lucie Krahulcova, EU Policy Associate di Access Now, nel comunicato diffuso da CILD.

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"Ormai le notizie di governi che usano queste tecnologie per sorvegliare dissidenti, giornalisti, avvocati sono all'ordine del giorno: serve maggiore trasparenza sulle licenze e chiediamo che il MISE renda disponibili queste informazioni."

Recentemente è stata riportata la notizia dell'utilizzo da parte del governo messicano di spyware, software da installare nei dispositivi ed acquistato presso l'azienda NSO, per attaccare giornalisti ed attivisti che si oppongono al governo. Per questo motivo, nel suo comunicato, CILD ricorda anche che la stessa azienda italiana Hacking Team aveva tra i suoi principali clienti agenzie governative messicane.

"Ormai le notizie di governi che usano queste tecnologie per sorvegliare dissidenti, giornalisti, avvocati sono all'ordine del giorno: serve maggiore trasparenza sulle licenze e chiediamo che il MISE renda disponibili queste informazioni," dichiara Antonella Napolitano di CILD.

Per cercare di chiarire i temi legati all'export delle tecnologie dual-use e diffondere una maggiore consapevolezza sul tema, oggi CILD pubblica anche una guida introduttiva in italiano ed in inglese.

Purtroppo, però, oltre alla mancanza di trasparenza da parte dei governi, siamo di fronte anche a tentativi di censura per l'attività giornalistica, poiché sia CILD che la nostra redazione di Motherboard hanno ricevuto una lettera dai legali di un rappresentante di Area SpA in cui si annunciavano eventuali procedimenti legali per un articolo sul documentario di Al Jazeera dal titolo Spy Merchants, risalente allo scorso aprile. Nel documentario, venivano mostrate aziende italiane e internazionali disposte ad esportare apparecchiature di sorveglianza in paesi autoritari, tra cui Sud Sudan ed Iran, che tendono a violare i diritti umani della popolazione.

Per garantire quindi il pieno controllo delle tecnologie di sorveglianza ed evitare abusi dei diritti umani, sarebbe necessario che il MISE revochi la licenza ad Area SpA e lavori per garantire la massima trasparenza sulle esportazioni di tecnologie dual-use.