La richiesta di estradizione di El Chapo negli Stati Uniti è stata approvata

Il leader del cartello di Sinaloa rischia seriamente di essere processato in Texas o in California, ma ha ancora la possibilità di presentare ricorso all'ordine di estradizione.
23.5.16
Foto di Mario Guzmán/EPA

Il ministero degli esteri del Messico ha approvato due richieste di estradizione avanzate dagli Stati Uniti nei confronti del leader del cartello di Sinaloa, Joaquin "El Chapo" Guzman.

Gli avvocati del boss possono comunque ancora presentare ricorso e, in questo modo, ritardare l'esecuzione del provvedimento di alcuni mesi o settimane.

Con un comunicato pubblicato venerdì, il ministero riferisce di aver accettato l'istanza di processare il narcotrafficante in Texas per i reati di associazione a delinquere, traffico di droga, crimine organizzato, detenzione illegale di armi, omicidio e riciclaggio.

In aggiunta, il ministero dice di aver dato il via libera a un'altra domanda di estradizione presentata da un tribunale della California del Sud, dove El Chapo è accusato di associazione a delinquere finalizzata all'importazione, possesso e distribuzione di cocaina.

"Il governo americano ha fornito garanzie sufficienti affinché Guzmán Loera non venga punito con la pena a morte se fosse estradato e processato in quel paese," riporta il comunicato.

L'estradizione dal Messico, dove la pena capitale è stata abolita tempo fa, è proibita nei casi in cui il presunto criminale possa essere condannato a morte.

Juan Pablo Badillo, uno dei legali di Guzmán, ha dichiarato venerdì a Reuters l'intenzione di presentare una serie di appelli legali per bloccare il provvedimento del ministero.

La minaccia dell'estradizione pende sulla testa del Chapo da quando è stato riarrestato lo scorso gennaio, sei mesi dopo essere scappato dal carcere di massima sicurezza di Altiplano attraverso un tunnel sotterraneo lungo più di un chilometro. La sua fuga, avvenuta 16 mesi dopo il tanto pubblicizzato arresto del boss, aveva creato forte imbarazzo al governo del presidente Enrique Peña Nieto.

Guzman era stato inizialmente riportato nella prigione di Altiplano, prima di essere trasferito con un'operazione segreta in un penitenziario vicino a Ciudad Juárez, città sul confine con il Texas.

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Il governo messicano ha detto che il trasferimento era dovuto "ai lavori di manutenzione all'interno della prigione di Altiplano," facendo circolare la voce che il boss sarebbe stato in procinto di tentare una nuova fuga.

Anche se gli ufficiali del governo hanno negato che si tratterebbe di una mossa preparatoria in vista dell'estradizione negli Stati Uniti, il trasferimento ha segnato un'accelerazione nel procedimento.

Ora, il tribunale federale di Città del Messico si è detto favorevole all'accettazione delle richieste di estradizione. La decisione è stata confermata da un altro tribunale, e ora la questione è passata nelle mani del ministero degli esteri.

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