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Il nuovo video dello Stato Islamico non è altro che una presentazione aziendale

Il filmato, rivolto a chiunque voglia diventare un foreign fighter e unirsi alle barbarie del sedicente califfato, cerca di chiarire la 'mappa' e il funzionamento dell'organizzazione-IS.

di Davide Mastracci
08 luglio 2016, 11:03am

Screenshot dal video

Solitamente non pensiamo allo Stato Islamico come a un'organizzazione vera e propria.

Il gruppo terroristico - che ha fatto di decapitazioni, attacchi suicidi, e negazione dei diritti umani i suoi tratti caratteristici - sta però cercando di cambiare la percezione delle persone a riguardo.

È quanto emerge chiaramente da un nuovo video propagandistico intitolato "La struttura del Khalafah" e pubblicato da al-Furqan, media gestito da IS.

Il filmato, rivolto a chiunque voglia diventare un foreign fighter e unirsi alle barbarie del sedicente califfato, cerca di chiarire la 'mappa' e il funzionamento dell'organizzazione-IS.

In cima alla piramide sta il califfo, leader politico e spirituale del califfato terreno. Una posizione ad oggi occupata, stando a quello che sappiamo, da Abu Bakr al-Baghdadi, che appare nel video.

La presenza nel video di al-Baghdadi, che alcune testate hanno descritto come un 'ritorno' dopo mesi di comunicazioni interrotte, è in realtà una vecchia clip che viene utilizzata da IS già da un po' di tempo.

Secondo il video, al-Baghdadi in persona emanerebbe tutti gli ordini più importanti, aiutato sulle questioni più spinose da un gruppo di consiglieri appartenenti al cosiddetto "consiglio shura."

Gli ordini vengono poi smistati dal comitato delegato, che sta direttamente sotto ad al-Baghdadi, e ha anche il compito di supervisionare le tre grandi strutture dello stato: il Wilayat, il Dawawin, e i Comitati e Uffici.

Il Wilayat è composto dai governi regionali responsabili per l'amministrazione degli affari locali nel califfato. Al momento si contano 35 Wilayat, secondo quanto riportato nel video, di cui 19 all'interno dei territori in Iraq e Siria, mentre i restanti sarebbero sparsi in tutto il mondo.

I Dawawin, descritti nel video come "luoghi per la protezione dei diritti" sono praticamente dei ministeri, si trovano in ogni Wilayat, e hanno compiti come assicurarsi che si rispetti la sharia, raccogliere le tasse, dichiarare guerra, e creare e distribuire i messaggi di propaganda.

I Comitati e gli Uffici sono corpi specializzati che si occupano di questioni statali quali la gestione degli immigrati, il soccorso dei prigionieri di guerra dell'IS, e le pubbliche relazioni con le tribù locali.

Uno dei ministeri religiosi spetterebbe il compito, sempre secondo il video, di "tenere dei seminari preparatori." Il ministro per le tasse è invece "incaricato di rispondere ai bisogni dei poveri e indigenti secondo un meccanismo strutturato e seguendo precise linee guida."

Prima di addentrarsi nei dettagli burocratici dell'apparato, il narratore del video presenta una versione della storia approvata da IS — secondo cui il mondo musulmano sarebbe regredito in uno stato di squallore dopo la dissoluzione dell'ultimo califfato Sunnita largamente riconosciuto, governato dagli Ottomani, nel 1924.

Il narratore spiega che lo Stato Islamico, che nel giugno 2014 si era auto-dichiarato come califfato, sarebbe capace di riportare il mondo musulmano all'antica gloria.

Sebbene la maggior parte del video sia relativamente innocua - almeno per gli standard di IS - lo stesso si conclude con un montaggio che include decapitazioni ed esecuzioni perpetrate dai militanti.

Leggi anche: I disertori di IS spiegano perché hanno abbandonato lo Stato Islamico

Il video sembrerebbe un'operazione di pubbliche relazioni ben architettata, pubblicata per rassicurare i sostenitori che si tratta di uno stato totalmente funzionante e capace di governare i musulmani di tutto il mondo, e non un soltanto di un gruppo che vuole creare scompiglio.

Negli ultimi mesi, IS ha tuttavia subito perdite territoriali importanti, dovendo lasciare territori chiave in Iraq e Siria, almeno stando al governo americano. Alcuni documenti riservati dell'IS pubblicati a gennaio avevano rivelato che gli stipendi dei combattenti erano stati dimezzati a causa di una mancanza di fondi.

L'ultima ondata di attacchi rivendicati da ISIS in tutto il mondo sarebbe la conseguenza diretta di questo declino, secondo gli esperti.

Will McCants, direttore del progetto della Brookings Institution sulle relazioni americane con il mondo musulmano, ha scritto su Twitter: "Le perdite territoriali di ISIS causeranno più attacchi all'estero," aggiungendo che si tratterebbe di "una strategia di sopravvivenza che accelera la caduta dello stato ISIS provocando più interventi."

Al di là del provocare più interventi militari da parte dell'Occidente, gli attacchi intendono anche attirare più finanziamenti, secondo Clint Watts, un ricercatore al Foreign Policy Research Instituto.

In questo senso, il video può essere visto come il tentativo di una società in fallimento di rassicurare gli investitori che tutto va bene, e che i loro soldi sono in buone mani.

Leggi anche: Abbiamo incontrato l'italiano che è andato a combattere lo Stato Islamico a Kobane


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