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Perché Aung San Suu Kyi vincerà le elezioni, ma non potrà mai diventare presidente

L'eredità lasciata dalla dittatura militare impedirà ad Aung San Suu Kyi di diventare presidente del Myanmar, anche se il suo partito dovesse stravincere le prime elezioni libere degli ultimi 25 anni.
Foto di Rungroj Yongrit/EPA

Le elezioni di domenica in Myanmar si sono svolte senza problemi: non ci sono state violenze e non si è rovinato il clima di giubilo per le prime elezioni libere del paese in 25 anni—il più grande passo nel percorso dalla dittatura alla democrazia.

Trenta milioni di persone si sono recate ai seggi per scegliere tra le migliaia di candidati a parlamento e assemblee regionali. Molto probabilmente sarà Aung San Suu Kyi, leader del partito d'opposizione, a ottenere la maggioranza dei voti.

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Secondo l'agenzia Reuters Htay Oo, leader del Partito dell'Unione, della Solidarietà e dello Sviluppo (USDP) attualmente al governo, ha ammesso la sconfitta. La commissione elettorale del Myanmar ha annunciato che i 12 seggi finora assegnati sono stati tutti vinti dalla Lega Nazionale per la Democrazia (NLD), il partito di Suu Kyi.

Tra il 50% e il 70% dei voti già scrutinati, è stato comunicato questa mattina alle 9.30 (le 15 locali), sono proprio a favore dell'NLD.

Ma l'eredità lasciata da anni di dittatura militare significa che Suu Kyi non potrà diventare presidente dopo l'elezione, anche se il suo partito dovesse stravincere.

Secondo gli osservatori, le operazioni di voto si sono svolte senza complicazioni, con solo alcuni sporadici episodi di irregolarità.

"Delle decine di persone con cui abbiamo parlato dalle 6 di questa mattina, tutti ritengono di aver potuto votare per il loro candidato preferito in sicurezza," ha detto Durudee Sirichanya, un osservatore internazionale del Segretariato dell'Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico (ASEAN).

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Tuttavia, sono state sollevate delle preoccupazioni riguardo alla correttezza delle elezioni. Alcuni attivisti hanno stimato che fino a quattro milioni di persone, principalmente cittadini che lavorano all'estero, non avrebbero potuto votare.

Alla vigilia delle elezioni, l'NLD ha detto che in alcune zone era stato emesso un numero particolarmente alto di tessere elettorali. Addirittura una famiglia di Yangon ne aveva ricevute 38.

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Le tensioni religiose, alimentate dai nazionalisti buddisti che con le loro azioni hanno intimidito la minoranza musulmana, hanno caratterizzato la campagna elettorale. Circa un milione di musulmani Rohingya, praticamente apolidi nella loro terra, sono stati esclusi dal voto.

Nonostante questo, tra gli elettori era palpabile l'entusiasmo per le prime elezioni da quando un governo semi-civile ha preso il posto della dittatura militare nel 2011; un voto che è stato visto da molti come un referendum sull'incerto percorso di riforme intrapreso nel paese.

"Ho fatto il mio piccolo per il cambiamento, per l'affermazione della democrazia," ha detto Daw Myint, un'ex maestra di 55 anni, dopo aver votato per l'NLD a Yangon.

Aung San Suu Kyi arrived at the polling station where she cast her vote in Bahan Yangon(my video) — thapanee ietsrichai (@thapanee3miti)November 8, 2015

L'auto di Suu Kyi si è mossa lentamente tra la folla di fotografi fuori dal seggio elettorale di Yangon, dove il premio Nobel si è recata a votare. Il suo volto era impassibile mentre le guardie del corpo gridavano alla gente di spostarsi.

Gran parte dei suoi sostenitori sono riusciti a malapena ad adocchiare la ghirlanda che aveva nei capelli. Un grido di "Vittoria! Vittoria!" si è alzato dalla folla mentre entrava nel seggio.

Molti elettori non credono che i militari accetterebbero l'esito delle elezioni se - come sembra - il partito di Suu Kyi ne uscisse vittorioso.

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Ma domenica nella capitale Naypyidaw, il comandante militare supremo Min Aung Hlaing ha detto che non ci sarà una replica delle ultime elezioni libere del 1990, quando la vittoria di Suu Kyi è stata ignorata dai militari. La donna ha passato gran parte dei 20 anni successivi agli arresti domiciliari, fino alla sua liberazione, avvenuta nel 2010.

Quando gli è stato chiesto cosa proverebbe se dovesse vincere l'NLD, Min Aung Hlaing ha detto ai giornalisti: "Se saranno scelti dal popolo, non abbiamo motivi per non accettare [l'esito delle elezioni]."

Si ritiene che i risultati arriveranno molto lentamente. I funzionari dicono che un quadro chiaro e complessivo non emergerà prima di martedì mattina.

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Secondo una legge istituita dalla giunta militare per preservare il proprio potere, Suu Kyi non potrà diventare presidente del Myanmar. Un emedamento alla Costituzione le impedirà comunque di ricoprire la carica di presidente, avendo i figli della donna figli un passaporto britannico.

Ma Suu Kyi ha affermato che se otterrà la maggioranza dei voti e riuscirà a formare il primo governo democraticamente eletto dagli anni Sessanta, sarà il potere dietro al nuovo presidente nonostante le disposizioni costituzionali da lei definite "molto sciocche."

Suu Kyi si è candidata con uno svantaggio significativo: anche se il voto sarà ibero e corretto, un quarto dei seggi in parlamento rimarrà comunque nelle mani di funzionari militari non eletti.

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Per formare un governo e scegliere il proprio presidente, l'NLD, da solo o con degli alleati, dovrà ottenere più di due terzi dei seggi disponibili. L'USDP, il partito al governo, avrebbe bisogno di un numero di voti molto inferiore se riuscisse ad aggiudicarsi il sostegno del blocco militare.

Tuttavia si ritiene che molti elettori rinnegheranno l'USDP, creato dall'ex giunta militare e guidato da ex funzionari dell'esercito. Il partito è legato alla brutale dittatura che ha insediato il governo semi-civile del presidente Thein Sein nel 2011.

Guarda il documentario di VICE News An Uncertain Future for Myanmar's Refugees (in inglese):

Se non si avrà un risultato chiaro, alcuni dei 91 partiti, inclusi quelli che rappresentano la miriade di minoranze etniche del Myanmar, potrebbero diventare decisivi.

Anche se l'NLD uscisse vittorioso, l'esercito continuerebbe ad avere molto potere. Gli sono garantiti dei ministeri chiave, la costituzione gli dà il diritto di rovesciare il governo con il verificarsi di determinate circostanze, e ha anche un forte controllo sull'economia tramite delle holding.

Considerato fino a qualche anno fa uno stato-paria, isolato dalla comunità internazionale, il Myanmar ha poca esperienza nell'organizzazione di elezioni, e sono stati quindi reclutati 10.000 osservatori per controllare lo svolgimento delle votazioni.

Le misure di sicurezza sono state imponenti, con l'esercito in stato di allerta e circa 40.000 poliziotti altamente qualificati a sorvegliare i seggi. Molti mercati e ristoranti sono rimasti chiusi a Yangon, la principale città del paese, solitamente molto trafficata.

Wa Gyi, proprietario di un chiosco, ha detto di aver ricevuto l'ordine di rimanere chiuso quel giorno. "Per noi va bene," ha detto. "È il nostro contributo per l'affermazione della democrazia."


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