two young reindeer herders looking into the Arctic horizon
Matthe Ailo (24 anni) e Lene Anti (20), due giovani pastori di renne, guardano verso l'orizzonte artico. Tutte le foto sono di Hedda Rysstad.
confini

Orizzonte artico: il mondo senza confini dei giovani sámi

La fotografa Hedda Rysstad ha seguito i giovani pastori sámi, un popolo la cui lingua e cultura sono state marginalizzate per decenni.
Vincenzo Ligresti
traduzione di Vincenzo Ligresti
Milan, IT
Giacomo Stefanini
traduzione di Giacomo Stefanini
IT
12.8.19

La regione di Sápmi—che si allunga attraverso Norvegia settentrionale, Svezia, Finlandia e la penisola di Kola in Russia—è la dimora dei Sámi. Sebbene non esistano dati ufficiali, si stima che oggi siano tra gli 80.000 e i 100.000, per la maggior parte ormai stanziati nelle grandi città scandinave e tuttora vittime di una campagna di discriminazione sistemica.

Come per molte popolazioni indigene in tutto il mondo, la loro cultura e lingua sono state a lungo vituperate e indebolite, soprattutto da quando i confini tra i sopracitati paesi hanno iniziato a limitare la loro circolazione. Mano a mano che l’economia norvegese cresceva, per esempio, il governo ha investito ingenti somme per promuovere la propria cultura e lingua a discapito di quella dei sámi.

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Lene Anti con le sue renne.

Nel 1978 è poi scoppiata una crisi dopo che il governo norvegese aveva annunciato di voler costruire una diga e una centrale elettrica sulla foce di un fiume nel Finnmark, nella zona che ospitava un villaggio sámi dedito all’allevamento di renne e alla pesca di salmone. Per quasi un decennio, il popolo sami, sostenuto da svariati gruppi ambientalisti internazionali, ha protestato contro l'urbanizzazione nel Finnmark e a Oslo. Ma nel 1982 la corte suprema norvegese ha decretato che il governo aveva il diritto di procedere con la costruzione, che è stata completata cinque anni dopo.

Nonostante il risultato deludente, l'incidente ha portato molte organizzazioni internazionali a riconoscere le discriminazioni nei confronti dei Sámi. Eppure, io che sono cresciuta in Norvegia, a scuola non ho quasi mai sentito parlare di loro. Abbiamo studiato i nativi americani e gli Inuit groenlandesi, ma ai Sámi che vivono nel nostro paese non è mai stata dedicata grande attenzione. Una volta cresciuta, invece, la loro storia e cultura ha iniziato ad appassionarmi sempre di più, e di recente ho deciso di provare a capire cosa significhi essere un giovane sámi norvegese oggi e vivere al di fuori delle definizioni di confini politici, nazionali e culturali.

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Bambine in abiti tradizionali si fanno fotografare davanti alle bandiere della Norvegia e del Sápmi, nella giornata nazionale del popolo sámi, il 6 febbraio.

La cultura sámi è ancora sotto attacco, ma le cose stanno lentamente migliorando: la musica, l'arte e la lingua sámi sono più rappresentate in Norvegia. Secondo le persone con cui ho parlato nel Sápmi, essere sámi è motivo di grande orgoglio. Purtroppo, questo non basta per recuperare tutto ciò che è stato perso nel corso della storia.

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Guidando verso Karasjok, nel nord di Sápmi, a un certo punto ho fermato la macchina e sono uscita per ammirare il paesaggio. Sono stata subito colpita dal silenzio dei campi, dalla magia della luce e dal freddo estremo. Un bellissimo strato di neve bianchissima copriva la terra. Mi è sembrato tutto stranamente perfetto e ultraterreno, quando una renna è apparsa improvvisamente in mezzo alla strada e mi è passata accanto lentamente.

Lene Anti è di Karasjok. Ha vent'anni e al momento lavora come apprendista per l'allevamento di renne. Lene mi aveva invitato ad unirmi a lei sulle montagne per alcuni giorni, per stare nella baita in cui vive con il suo ragazzo.

Dopo un'ora di viaggio incontro il suo ragazzo Matthe Ailo, anche lui pastore. La coppia rimarrà nella baita per un turno di sette giorni.

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La baita dove Matthe e Lene abitano durante le loro settimane di turno con il gregge.

Sono un po' sorpresa di vedere una TV funzionante in mezzo al nulla, specialmente in una capanna senza acqua o elettricità se non quella prodotta dal generatore. Ci sediamo sul divano e per un momento è bello godersi il silenzio, un piacere che provo raramente a Copenaghen. Almeno fino a quando non sento le melodie inconfondibili di Keeping up with the Kardashians.

Chiedo loro com'è vivere a meno di 20 chilometri dal confine finlandese. "Compriamo spesso generi alimentari, gas e alcol in Finlandia—è molto più economico", mi dice Matthe. "E nei fine settimana andiamo lì perché è dove si trova il bar più vicino. La maggior parte delle persone parla la [nostra] lingua, quindi non ti accorgi nemmeno di aver attraversato il confine."

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Incontro Alexander Hætta, 16 anni, e Egil Stueng, 17 anni, in una delle due stazioni di servizio a Karasjok. Alexander mi dice invece che percepisce spesso le divisioni dettate dai confini. "È come se ci fosse la Norvegia e poi Sápmi", afferma. "Sembra che Karasjok, Kautokeino e Tana siano un po’ isolate rispetto al resto di quello che è considerato Sápmi, dal momento che le persone lì non parlano davvero sámi." Egil lo guarda e annuisce.

Mi dicono anche che la discriminazione non è qualcosa con cui hanno a che fare ogni giorno, ma può capitare. "Anche se non pensiamo che la discriminazione nazionale e sistematica nei nostri confronti sia ancora in atto, la si trova comunque in una certa misura", afferma Egil. "Non è facile accorgersene, ma esiste. La si percepisce anche solo nel tono con cui le persone ti si rivolgono."

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Il distributore di benzina di Karasjok.

Faccio una foto fuori dal distributore di benzina. Mi invitano a salire rapidamente sulle loro motoslitte, perché non dovrebbero guidare senza caschi e la polizia pattuglia sempre la zona. Salto su e partiamo per il fiume. Ci sono -40 gradi e stiamo andando così velocemente che il vento mi taglia le guance come lame.

Ci fermiamo in mezzo al fiume ghiacciato e mi chiedono se voglio fotografarli lì. Salto giù e iniziano a sgommare in cerchio con la motoslitta. In pochi secondi, entrambi si ritrovano stesi a terra a ridere, con la motoslitta ribaltata.

Si alzano e mentre siamo lì al buio, chiedo loro cosa li trattenga qui. "Be', non puoi andare a pescare, a sciare, o guidare una motoslitta al distributore di benzina, o vedere le renne o essere libero da tutti quando vivi in città", dice Egil. "Adoro questo posto."

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Continua a scorrere per vedere le altre foto che Hedda Rysstad ha realizzato durante il suo soggiorno nel Sápmi.

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Alzarsi in piedi sulla motoslitta rende più facile tenere d'occhio il gregge di renne.

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Matthe e Lene mangiano renna lessa e patate per cena.

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Lene si fa fare le trecce da sua sorella minore prima di ritirarsi in montagna per alcuni giorni.

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Matthe cuoce carne di renna.

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Silje Maret Somby, conduttrice di cani da slitta, scrolla sul cellulare mentre dà da mangiare ai suoi dieci cani.

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Anne Berit Pedersen e Per Henrik Sara vanno a una festa in Finlandia.

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Il confine finlandese lungo la strada verso l'unico bar vicino a Karasjok. Il confine si trova a 19 chilometri da Karasjok.

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Nils Per Hendrik Gaup e Anne Berit Pedersen all'Hansabar in Finlandia.

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Aasllat Heandarat Aanti e Matthe Ailo cambiano il guinzaglio a un cucciolo di renna che Aasllat tiene legato vicino alla baita per abituarlo a mangiare concentrati invece di foglie e funghi. Una volta che la giovane renna avrà imparato ad accettare il cibo, sarà introdotta nel gregge nel recinto. Questa renna sarà usata per le gare di slitta.

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Aasllat dà da mangiare alle renne da corsa nel recinto.

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La madre di Aasllat guarda il telefono mentre sua zia fuma vicino al caminetto.

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Giochi tra una lezione e l'altra alla scuola di allevamento delle renne sámi.

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Rita con il suo abito tradizionale nella giornata di festa nazionale.

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Due pastori fanno salire una renna su un rimorchio.

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Tramonto al ritorno verso la baita.

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Il bar in Finlandia, Hansabar.

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Silje Maret Somby.

Questo articolo fa parte della nostra serie sui confini d'Europa e gli effetti che questi hanno sui suoi abitanti.