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Smettiamola di chiamarla 'pace fiscale', è il solito vecchio condono

“Il Movimento 5 Stelle non è disponibile a votare nessun condono,” dichiarava esattamente un mese fa Di Maio. E invece, pare proprio che lo voterà.

di Vincenzo Ligresti
17 ottobre 2018, 1:07pm

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Da quando lunedì scorso il governo ha timbrato le nuove edizioni del Def e della bozza della manovra economica sono emerse diverse criticità. Un sacco di gente è impazzita perché credeva sarebbe stato abolito il numero chiuso a medicina, ma non era vero; qualcuno si è accorto che la flat tax adesso vale solo per ricavi fino a 65mila euro, e non più fino a 100mila; e soprattutto che la famigerata “pace fiscale” c’è eccome.

Quando se ne era iniziato a discutere a settembre, i giornali italiani avevano definito la pace fiscale—voluta fortemente dalla Lega—per quello che era nella sostanza: un condono, ossia "un annullamento totale o parziale di una pena o di un debito." Del resto, era stato lo stesso sottosegretario all’Economia e leghista Massimo Bitonci a dichiarare che il provvedimento sarebbe stato molto “simile al 2002,” cioè al “condono tombale” (con un tetto fino a un milione di euro) approvato durante il secondo governo Berlusconi.

Leggendo la bozza della prossima legge di bilancio, per l'appunto, si nota che il fulcro del condono giallo-verde sta nella possibilità di pagare un’aliquota forfettaria del 20 percento, fino a un tetto di centomila euro, per risolvere un'eventuale pendenza passata. Lo si potrà fare presentando una dichiarazione integrativa, in cui si ammette che all’epoca della dichiarazione originaria non si era dichiarato proprio tutto tutto. Questo "tutto tutto" non deve però superare del 30 percento quello che era già stato dichiarato in precedenza.

Adesso: i condoni sono stati praticamente la costante di ogni legislatura e questo non è certo il più pesante—100mila euro non sono certo un milione—ma nella sostanza cambia poco. Si tratta pur sempre di un condono. E di questo se n’è accorto non soltanto chi è più critico nei confronti del governo giallo-verde, ma soprattutto anche una fetta dell’elettorato del M5S a cui questa formula non è piaciuta per nulla.

Uno dei valori principali su cui si basa la militanza M5S è da sempre l’’onestà" e—prescindendo un attimo dai meme al riguardo—questa in teoria non prevede condoni fiscali. Quando nel 2014, ad esempio, passò lo scudo fiscale durante il governo Renzi, sul Blog di Beppe Grillo (all’epoca ancora legato al Movimento Cinque Stelle) venne pubblicato un post intitolato “un altro condono per i soliti furbi.”

Ma l’andazzo si era già intuito un mese fa, quando Di Maio aveva fatto un discorso fumoso dichiarando che “il Movimento 5 Stelle non è disponibile a votare nessun condono” pur parlando esattamente di condono. Insomma: si trattava dell'ennesima frase contraddittoria del vicepremier, da inserire in una una lista ormai molto lunga. Proprio oggi, il M5S ha continuato a negare l'evidenza pubblicando una card su Facebook in cui si magnifica preventivamente la "manovra del popolo" e si accusano i giornali di "sminuirla."

Certo: si potrebbe dire che questo nuovo e possibile condono sia una delle tante mediazioni tra le due forze politiche di governo. Secondo Il Fatto Quotidiano, al momento avrebbe vinto il Movimento Cinque Stelle perché alla fine si tratta di un “condonino.” (Anche se, anche a guardare quale proposta di legge sulla legittima difesa inizierà a essere discussa il 23 ottobre, l'impressione è che sia un po' il contrario).

E c’è di più. Nonostante la "pace fiscale" sia stata definita con un diminutivo, ieri Marco Travaglio criticava pesantemente il condono tombale per le case abusive a Ischia infilato di straforo nel decreto Genova. "È troppo chiedere il nome del proprietario della manina affinché sia licenziato in tronco," ha scritto il direttore del Fatto, "o in alternativa, una rivendicazione ufficiale di Di Maio e Salvini con le motivazioni che li hanno spinti a condonare gli abusi nell’isola degli abusi?”

Inoltre, proprio in queste ore sta iniziando a girare un vecchio video in cui Alessandro Di Battista diceva: “Con il condono si parla ad una parte di paese che pensa che l’illegalità possa essere la soluzione. L’esempio dell’illegalità viene dall’alto.”

Ah, i bei tempi andati!

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