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Ecco cosa dobbiamo aspettarci adesso che la Brexit comincia davvero

È cominciato l'iter che in due anni porterà la Gran Bretagna fuori dall'Unione Europea: abbiamo cercato di capire di cosa si tratta e cosa succederà nei prossimi mesi.
29 marzo 2017, 10:55am
La prima pagina del Guardian del 29 marzo 2017

Quando lo scorso giugno il 51,9 percento dei britannici ha votato per lasciare l'Unione Europea, abbiamo pensato praticamente tutti che il mondo così come lo conoscevamo fosse finito per sempre.

Sono passati nove mesi: la vittoria di Trump ha ridimensionato il nostro concetto di tragedia, e come spesso accade in politica la Brexit a tratti è parsa la solita illusione tutta annunci e reazioni e niente effetti—i mercati non sono crollati, l'Europa nemmeno, Londra è ancora piena di italiani.

Tutto questo, però, adesso non vale più. Perché la Brexit è diventata reale e i suoi effetti saranno ormai tangibili.

Dopo infinite previsioni e ipotesi su quello che succederà, è cominciato ufficialmente l'iter che porterà il Regno Unito ad uscire dall'Unione Europea, e finirà esattamente tra due anni.

Il finale è già scritto e inevitabile, ma il modo in cui ci si arriverà ancora da vedere. Vediamo nel dettaglio:

Cosa è successo

Alle 13.30 del 29 marzo, Sir Tim Barrow, l'ambasciatore britannico a Bruxelles, ha consegnato a Donald Tusk, presidente del Consiglio Europeo, la lettera scritta e firmata da Teresa May nella quale si ufficializza la richiesta del Regno Unito di lasciare l'Unione.

La consegna della lettera attiverà a tutti gli effetti l'articolo 50 del trattato di Lisbona, che stabilisce le procedure che uno Stato deve seguire per poter lasciare l'Unione Europea.

'We're in - but without the fireworks': Guardian front the day UK joined the EU. Not sure the country ever got more enthusiastic -- — Dan Sabbagh (@dansabbagh)March 29, 2017

In una dichiarazione rilasciata ieri sera da Theresa May riguardo l'attivazione dell'articolo 50, la premier britannica ha richiamato all'unità e ha dichiarato che avrebbe cercato "di rappresentare ogni singola persona in tutto il Regno Unito—giovani e anziani, ricchi e poveri, di tutte le città, cittadine, campagne, e tutti paesini e i borghi."

Inoltre, nonostante negli scorsi mesi abbia più volte sostenuto di voler portare avanti una linea di uscita dura—la Hard Brexitl'atteggiamento mostrato in queste ultime ore palesa un approccio più morbido, che tiene conto di tutte le difficoltà che l'uscita comporta e di tutte quelle persone che hanno votato per il remain.

Cosa succederà dopo

Con l'attivazione dell'articolo 50 si darà il via ai negoziati e a tutti i passaggi che porteranno, tra due anni, alla Brexit vera e propria.

Il calendario prevede che a fine marzo (30 e 31) vengano decise dal Consiglio Europeo le linee per i negoziati. Bisognerà aspettare invece al 9 aprile per avere la prima risposta formale dell'Europa alla richiesta del Regno Unito.

.@JunckerEU @theresa_may pic.twitter.com/L0iEp1PJ2a
— Katie ???? (@says_it_now) March 28, 2017

Entro fine maggio 2017, ci sarà il primo faccia a faccia tra le due parti per i negoziati. Ad autunno del 2017, poi, si entrerà nel vivo delle trattative, che dovrebbero concludersi nell'autunno dell'anno dopo.

Il 29 marzo 2019, trovati o meno gli accordi, il Regno Unito dovrebbe essere ufficialmente fuori dall'Unione Europea. In caso di ritardi o complicazioni, solo l'Unione Europea potrà scegliere di concedere una proroga.

Cosa dobbiamo aspettarci dai negoziati

Ciò che è certo è che si tratterà di negoziati molto complicati, nei quali secondo alcuni calcoli sono circa 700 i nodi da risolvere.

Uno dei punti principali su cui trovare un accordo sarà quello del conto presentato dall'Unione Europea al Regno Unito per il divorzio.

Anche se ancora non esiste una cifra ufficiale, alcune voci, confermate da Claude Junker, dicono che si tratterebbe di circa 60 miliardi di euro—che il Regno Unito ha già comunicato di non voler pagare.

GUARDIAN: Today Britain steps into the unknown — Neil Henderson (@hendopolis)March 28, 2017

L'altro punto importante, oltre a tutti gli accordi commerciali, riguarda la cittadinanza, ovvero cosa fare dei circa 4 milioni di cittadini europei che vivono nel Regno Unito.

La scorsa settimana, alla domanda se gli studenti europei debbano essere considerati degli immigrati o no, Theresa May ha risposto con un "penso di sì", mentre altri membri del suo governo sembra avere opinioni opposte.

La questione della Scozia

Mentre Theresa May preparava la lettera che oggi attiverà l'uscita, il primo ministro scozzese, Nicola Sturgeon si vedeva approvata dal parlamento di Edimburgo la richiesta di un referendum per richiedere l'indipendenza della Scozia dal Regno Unito.

Today, the PM will take the UK over a cliff with no idea of the landing place. Scotland didn't vote for it and our voice has been ignored.

— Nicola Sturgeon (@NicolaSturgeon)March 29, 2017

In risposta, Theresa May ha dichiarato che in questo momento non è fattibile, facendo presagire mesi di scontro diplomatico tra i due paesi.

Il via libera per un nuovo referendum per l'indipendenza arriva a due anni e mezzo dall'ultima consultazione in materia (in cui gli indipendentisti persero con il 45 percento dei voti) e a nove mesi dal voto sulla Brexit, che in Scozia aveva visto il remain vincere 62 a 38 percento sul leave.


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