crisi dei migranti

Questa mappa mostra le rotte che i migranti seguono prima di arrivare in Italia

Il progetto 'Esodi' di 'Medici per i Diritti Umani' ha costruito una mappa interattiva delle rotte che i migranti fanno prima di arrivare sulle sponde del Mediterraneo, e tentare la traversata.
16 settembre 2016, 11:03am
Mappa via "Esodi"

"Sono scappato dalla Costa d'Avorio nel marzo 2011. Dopo la caduta di Gbagbo e la vittoria alle elezioni presidenziali di Ouattara ci sono stati giorni molto duri per il paese. Eravamo ricaduti in una violentissima guerra civile."

K. S. ha 30 anni ed è arrivato in Italia dopo aver vissuto, nell'ultima tappa del suo lungo viaggio, in Libia, un'esperienza che - dice - "non posso ancora raccontare."

"Sono venuti a casa, hanno violentato mia madre e bruciato vivo mio fratello. L'unica possibilità di salvezza era la fuga. Sono andato in Algeria passando per il Mali. In Algeria siamo stati fermati dalla polizia e incarcerati per 10 giorni. Sono rimasto lì per tre anni, fino al 2014."

La sua testimonianza, per quanto cruda, è solo una fra le oltre mille raccolte da Medu (Medici per i Diritti Umani) nell'ambito del progetto 'Esodi'.

Medu è un'organizzazione umanitaria che fornisce assistenza medica e psicologica alle popolazioni più vulnerabili in situazioni di crisi.

Il progetto 'Esodi' è nato dall'attività continua di Medu nell'ambito dell'assistenza a rifugiati, migranti, vittime di tortura e di trattamenti degradanti: nel corso degli anni molte sono le testimonianze raccolte dall'associazione, che già lo scorso anno aveva pubblicato un rapporto - intitolato 'Fuggire o Morire' - sulle migrazioni che interessano il Corno d'Africa e l'Africa sub-sahariana.

'Esodi' è una mappa interattiva online che illustra le rotte migratorie dell'Africa sub-sahariana e riporta le storie delle persone che vi sono transitate.

"E' una mappa dinamica, in progress," spiega a VICE News Alberto Barbieri, coordinatore generale di Medu, "la nostra idea è che si arricchisca periodicamente delle testimonianze che raccogliamo e che ci vengono segnalate, in modo tale da documentare in tempo reale quello che succede sulle rotte migratorie dall'Africa e verso l'Europa e l'Italia".

Spesso, quando si parla di migranti, si tende a pensare alla difficile traversata del Mediterraneo. Quella, però, è soltanto l'ultima parte di una lunghissima odissea.

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Esistono due rotte fondamentali: dall'Africa Occidentale (rotta Occidentale-Est) e dal Corno d'Africa (rotta Orientale-centro). I migranti da Senegal, Gambia, Guinea, Liberia e Costa d'Avorio abbandonano il proprio paese d'origine per recarsi prima a Bamako, in Mali e poi a Ouagadoudou in Burkina Faso, fino a raggiungere il Niger.

Da Agadez, in Niger, comincia un lungo tratto di strada nel deserto noto come 'la via per l'inferno', che conduce a Sabah, in Libia. La durata di questo lungo viaggio è in genere di 20 mesi, il tempo di permanenza in Libia di 14.

Coloro che fuggono dal Corno d'Africa, invece, incontrano subito un ostacolo: il confine tra Eritrea e Sudan, dove i militari eritrei sono incaricati di sparare e uccidere tutti coloro che cercano di fuggire dal paese.

Se riescono ad arrivare in Sudan, la prima tappa è la città di Kassala o il campo profughi di Shagrab; arrivati nella capitale Karthoum, comincia la traversata del deserto, che avviene quasi sempre in pick-up sovraccarichi, alla volta della Libia.

Questo viaggio dura 15 mesi, il tempo di permanenza in Libia per chi arriva dal Corno d'Africa è di circa 3 mesi.

I migranti che riescono a raccimolare il denaro per partire raggiungono i porti dove possono imbarcarsi per la Sicilia: le difficoltà con cui devono scontrarsi da qui in poi sono tristemente note.

Delle 1000 persone sentite da Medu, la stragrande maggioranza è composta da uomini (870 contro 130 donne), l'età media è di 26 anni; 133 sono minori.

Quel che li ha spinti a scappare non è quasi mai la ricerca di migliori condizioni economiche: i migranti provenienti dal Corno d'Africa fuggono per lo più dalla dittatura eritrea, dove la leva militare è obbligatoria a tempo indeterminato, in un sistema paragonabile ai lavori forzati e la detenzione arbitraria senza accusa né processo è ormai la prassi.

Coloro che provengono dall'Africa sub-sahariana occidentale, invece, scappano per motivi più eterogenei, ma si tratta quasi sempre di persecuzioni politiche, ideologiche, religiose o inerenti all'orientamento sessuale.

Ai traumi fisici e psicologici subiti nei propri paesi d'origine, vanno ad aggiungersi quelli vissuti nel corso del viaggio.

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