Europa

L'Italia sta respingendo illegalmente i minori migranti che arrivano da soli

Dal 2010 al 2014 il numero di minori stranieri non accompagnati accolti dai comuni italiani è più che triplicato. Ma il sistema di accoglienza italiano è ancora carente, in particolare per quel che riguarda i respingimenti forzati dei minori.
02 agosto 2016, 9:50am
Bambini nel campo profughi di Idomeni, Grecia. [Foto di Mario Fornasari via Flickr]

Nelle ultime settimane l'arrivo di migranti sulle coste italiane continua incessantemente. Secondo quanto riferito dalla Guardia Costiera, solo negli ultimi quattro giorni di luglio sono state salvate nel Canale di Sicilia 6.500 persone — cifre che, complessivamente, sono sugli stessi livelli dell'estate 2015.

Ma mentre il numero totale di migranti giunti sulle nostre coste è rimasto stabile, è invece in crescita il numero di minorenni che arrivano in Italia da soli.

Stando al recente rapporto ANCI-Cittalia, dal 2010 al 2014 il numero di minori stranieri non accompagnati accolti dai comuni italiani è più che triplicato, passando da 4.588 a 13.500 circa.

Lo studio ha rilevato che il 96 per cento dei minori presi in carico dal sistema di accoglienza sono maschi, e che nel 2014 l'80 per cento era composto da ragazzi tra i 16 e i 17 anni. Il 53,4 per cento dei minori stranieri non accompagnati proviene da soli quattro paesi: Egitto, Bangladesh, Gambia e Albania.

Guardando a dati più recenti rispetto a quelli del rapporto ANCI-Cittalia, il trend crescente di arrivi di minori stranieri non accompagnati è confermato dai dati del ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, aggiornati al 30 aprile 2016: nei primi quattro mesi di quest'anno, i minori stranieri non accompagnati presenti in Italia erano 11.648.

"È sempre più difficile entrare in Europa, e anche per questo al momento registriamo un aumento così vertiginoso del fenomeno [dei minori stranieri non accompagnati]," ha spiegato a VICE News in un'intervista dello scorso febbraio Luca Attanasio, giornalista e autore de "Il Bagaglio," un libro che racconta le storie di 30 ragazzi arrivati in Italia da soli.

"Se una famiglia deve investire così tanti soldi per far partire qualcuno, è chiaro che tende a scegliere sempre il più piccolo o comunque il minorenne, perché se il minorenne riesce a passare le forche caudine del viaggio, perlomeno sarà sicuramente accolto. Per questo negli ultimi anni abbiamo visto quest'impennata."

Ma l'accoglienza, anche per i minorenni, non è sempre garantita, e le difficoltà incontrate da questi ragazzi durante il viaggio per arrivare in Italia spesso non si arrestano con l'approdo in terra italiana.

Il numero di minori soli vittime riconosciute di tratta è infatti relativamente basso: 51 nel 2014, cioè lo 0,4 per cento del totale — per la maggior parte ragazze, in prevalenza vittime di sfruttamento sessuale e provenienti soprattutto dalla Nigeria. Il problema, però, è che stiamo parlando dei bambini effettivamente riconosciuti come tali: i numeri, infatti, potrebbero essere molto più alti.

Secondo quanto ribadito la scorsa settimana da Human Rights Watch, le autorità italiane rispediscono indietro regolarmente i bambini migranti provenienti dalla Grecia qualche ora dopo il loro arrivo nei porti dell'Adriatico, senza aver effettuato tutte le adeguate considerazioni per stabilirne l'età o se sia bisognosi o meno di protezione internazionale.

Già nel 2013 Human Rights Watch aveva pubblicato un rapporto che documentava il "rimpatrio" di bambini anche di 13 anni e di richiedenti asilo che erano arrivati in Italia nascosti sotto i camion, giunti dalla Grecia in traghetto.

L'organizzazione ha parlato con 29 tra bambini e richiedenti asilo che testimoniavano di essere stati mandati indietro, spesso senza un esame accurato per stabilirne l'età o una valutazione sulle condizioni di vita nel paese d'origine.

"Gli ho fatto vedere il passaporto e gli ho mostrato che ho meno di 18 anni, ma la polizia italiana mi ha detto 'torna indietro, torna indietro,'" ha detto a Human Rights Watch un 17enne curdo proveniente dall'Iraq che è rimasto per 18 ore nascosto sotto un camion tra la Grecia e l'Italia.

Secondo la legge italiana, i minori stranieri non accompagnati non possono essere espulsi se non per motivi di ordine pubblico e sicurezza dello Stato — e in questo caso l'espulsione dev'essere decretata dal Tribunale per i minorenni.

Possono essere sottoposti, invece, al rimpatrio assistito, che però avviene solo se la soluzione risulta essere benefica per il minore e per la sua unità familiare, e solo dopo un'indagine avviata nel paese d'origine.

I rimpatri forzati denunciati da Human Rights Watch appaiono quindi illegali alla luce delle disposizioni legislative italiane, ma anche di quelle internazionali.

Già a ottobre 2014 la Corte Europea dei Diritti Umani ha decretato che i respingimenti forzati dall'Italia alla Grecia sono illegittimi in quanto violano il divieto di rimpatri collettivi e indiscriminati, e perché far tornare i migranti e i richiedenti asilo in Grecia, non ritenuto un "paese sicuro," non garantisce loro la protezione da trattamenti inumani e degradanti.

Nonostante la sentenza, però, i respingimenti continuano, e vanno a sommarsi alle difficoltà riscontrate dal sistema di accoglienza nell'accertare l'effettiva minore età dei giovani che approdano sulle coste italiane.

L'ANCI stesso, nell'introduzione al rapporto, ha segnalato come problematica l'identificazione dei minori e la determinazione della loro età.

Posto che in caso di dubbio dovrebbe essere sempre presunta la minore età, la normativa in merito non offre particolari indicazioni sul metodo da utilizzare nell'identificazione, né sui presidi in cui accertare l'età, né sul margine di errore che può risultare dal test.

"Questo accertamento viene fatto come metodi non sempre adeguati, o viene lasciato un po' al caso," ha spiegato Attanasio. "Certo, poi è difficile, non voglio dire che sia semplice stabilire se uno sia minorenne o meno. Ma organizzazioni come Save The Children, insieme ad altre, stanno portando avanti un disegno di legge in cui chiedono flessibilità perlomeno fino ai 19 anni: perché se si ha il dubbio che qualcuno abbia 17 anni e dieci mesi o 18 anni e due mesi, bisogna farlo entrare lo stesso."


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Foto di Mario Fornasari rilasciata su licenza Creative Commons