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neofascismo

Che fine ha fatto Ultras Italia, il gruppo di estrema destra che supportava la Nazionale

Anche la Nazionale italiana ha avuto il suo gruppo ultras: è nato nel 2000, e si caratterizzava per uno spiccato orientamento neofascista. Da qualche anno, però, sembra essere scomparso.

di Vincenzo Marino
27 giugno 2016, 10:35am

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Aggiornamento di mercoledì 7 settembre 2016: Stando al portale sull'ebraismo in Italia Moked, un gruppo di tifosi avvicinabili a "Ultras Italia" avrebbe fatto evidente mostra del saluto romano durante l'esecuzione dell'inno italiano prima della partita Israele-Italia, disputata allo stadio Sammy Ofer di Haifa e valevole per le fasi di qualificazione ai mondiali di Russia del 2018. Due italiani sarebbero stati allontanati dalla struttura per "intemperanze".

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In Francia in questi giorni si stanno tenendo gli Europei di calcio, che da quest'anno ospitano 24 squadre e conseguentemente più tifoserie — anche quelle più organizzate ed estreme.

I primi giorni della manifestazione sono stati caratterizzati da scontri nelle città che hanno ospitato le partite: la devastazione dei russi a Marsiglia e Lille, i tafferugli con gli inglesi, le scintille tra ucraini e polacchi.

Nel luglio 2000, in Belgio e Olanda, gli Europei di calcio erano finiti da poco, con la sconfortante vittoria della Francia sull'Italia ai tempi supplementari e praticamente nessuno scontro tra tifoserie né episodi di cronaca da riportare.

Qualche giorno dopo a Verona, in gran segreto, alcuni membri della curva dell'Hellas di ritorno dall'esperienza europea si sono riuniti insieme ad alcuni ultras della Triestina, dell'Udinese, del Treviso, gli Irriducibili della Lazio, dei componenti del tifo organizzato della Roma e altri gruppi sparsi per la penisola.

Ad accomunarli soltanto due cose: l'orientamento politico, dichiaratamente di estrema destra, e l'intenzione di formare un cartello delle tifoserie neofasciste a supporto della Nazionale italiana sotto il nome di "Ultras Italia".

L'idea era quella di rifarsi ai movimenti hooligans nord europei degli anni Settanta e Ottanta, tramite una confederazione di gruppi ultras che avrebbero di fatto accompagnato la Nazionale come fosse una squadra di club.

Supportato da una simbologia ben definita, l'obiettivo - come messo nero su bianco dalla procura di Livorno - era infiltrarsi nelle tifoserie apolitiche, utilizzare la nazionale come 'bandiera' e propagandare odio e ideologie neofasciste.

Spiccata era infatti - come riferiva l'intelligence italiana, riporatata da testate come il Manifesto - "la tendenza a svolgere attività di proselitismo politico all'interno degli stadi soprattutto da parte del gruppo 'Tradizione e Distinzione', attraverso la 'fanzina' intitolata 'Black Shirt (Camicia Nera)' con contenuti non soltanto sportivi ma anche politici." Un fenomeno che Gianni Calesini, esperto di estremismo politico in Italia, definiva "più forte e più marcato" che mai.

Sempre attorno al 2000, qualche mese prima di Ultras Italia, un esperimento analogo era stato portato avanti su iniziativa di un gruppo di Salerno dalla federazione dei gruppi "Viking d'Italia" - composto da un gruppo di tifoserie di estrema destra sparse per la penisola - ai quali aderirono i Viking Inter, Viking Lazio, Viking Matera, Viking L'Aquila, Viking Salernitana, Viking Torino, Viking Viterbese, Viking Ravenna, Viking Fortitudo Basket Bologna e persino Orgullo Vikingo Real Madrid dalla Spagna.

Si distinsero soprattutto per le schermaglie contro tifoserie locali, come quelle di sinistra del Livorno e del Perugia, nonostante si fregiassero del motto "Oltre le città, uniti per l'Italia." L'esperimento non durò molto per scarsa adesione e contrasti interni.

Riconoscere Ultras Italia, durante le partite della Nazionale negli anni duemila, invece non era per niente difficile: bastava guardare sugli spalti, e se non si trovavano riferimenti all'italianità o a gruppi skinhead, li si poteva subito inquadrare dietro striscioni tricolore vergati dai nomi delle città dai quali questi gruppi provenivano - tutte caratterizzate da squadre con tifoserie neofasciste - e dall'uso inequivocabile del cosiddetto "fasciofont" — il carattere grafico tipicamente utilizzato dai movimenti di destra.

La stessa oggettistica, d'altro canto, non lasciava spazio a troppe interpretazioni: il gruppo, per un certo periodo, ha anche avuto uno store online su Ebay e sul sito BlackBrain, nel quale era possibile acquistare felpe con scritte inneggianti al Duce e alle "Origini Italiche," stemmi fascisti e una cintura con fibbia in metallo con su scritto "Campioni del mondo" — come riportava Panorama. Tra i simboli, la scritta Ultras Italia e un tirapugni con riferimenti al tricolore.

Gli stessi rapporti "diplomatici" con le tifoserie straniere non facevano che confermare questa spiccata tendenza politica: gemellaggi e rapporti di amicizia erano stati stretti con la curva del Levski Sofia e del Lione, per esempio — tutte tifoserie note per le loro tendenze neonaziste.

Un gruppo ultras della Lazio canta cori a favore del Levski Sofia.

Ma al di là della loro prima apparizione negli stadi, nel 2001 a Trieste con striscioni come "Siamo quelli del tricolore" e scritte a ricordo dello scomparso leader di Forza Nuova Massimo Morsello, è proprio in Bulgaria che il tema della confederazione ultras a sostegno della Nazionale di calcio entra prepotentemente nelle cronache.

Sarà infatti il rapporto coi bulgari a portarli, nel 2008, prima di Bulgaria-Italia, a sfilare per le strade della capitale est-europea brandendo delle croci celtiche, e a urlare "Duce Duce" e vari canti del ventennio.

A Sofia il gruppo incontra la frangia estrema del Levski per lanciare una specie di raid contro quelli del CSKA, altra squadra cittadina, nota per esser supportata da una tifoseria tendenzialmente di sinistra.

Alla fine riusciranno a portare delle cinghie allo stadio, a ferire un poliziotto, e a vedersi arrestare cinque dei loro componenti. Gli aderenti - tutti giovani, con età inferiore ai 30 anni - erano comunque già tutti noti al ministero. Ma il salto di qualità era stato portato a compimento.

Proprio in quei mesi, il Viminale stimava in circa 500-700 componenti il numero degli aderenti al cartello. In Germania, per i mondiali che alla fine videro affermarsi proprio la Nazionale italiana, Ultras Italia portò centinaia di ragazzi dalle intenzioni bellicose — a giudicare dalle frasi registate prima della loro partenza, "Siamo pronti a scontrarci con tutti."

Alla fine le autorità tedesche riuscirono a contingentarli, e tornarono a casa sostanzialmente inoperosi — fatta eccezione per il riuscito gemellaggio con il NPD, il partito neonazista tedesco.

Leggi anche: Dentro la propaganda sotterranea dell'estrema destra italiana

La fase due della "lotta" di Ultras Italia, quella più 'moderna', comincia però con uno dei cicli più recenti della nazionale: è infatti dal 2010 che si distinguono per i cori razzisti nei confronti dei calciatori italiani di colore.

A Klagenfurt, in Austria, lo stadio era stato riempito da striscioni come "Giustizia per Gabriele," il tifoso della lazio ucciso nel 2007, e "No alla nazionale multietnica", con riferimento a Cristian Ledesma, laziale di origine argentina convocato dal CT Cesare Prandelli, ma soprattutto nei confronti di Mario Balotelli — all'indirizzo del quale erano stati rivolti cori come "Non ci sono neri italiani" e "Nell'Italia solo italiani". Alla fine ci saranno ben 41 identificazioni, e il fermo di un 20enne di Udine.

Sono stati 32 invece i tifosi bloccati in Croazia, per uno dei casi più eclatanti - probabilmente l'ultimo - che li vede coinvolti: il loro arrivo a Belgrado nel 2011, sprovvisti di biglietti validi per assistere a Serbia-Italia: è l'ultimo episodio di rilievo di cui si hanno notizie di Ultras Italia, che appare sporadicamente come sigla sui giornali senza alcun riferimento fattuale.

L'ultimo risale al 2015, con una citazione su Repubblica dopo un Bulgaria-Italia: si parla di "sparuti ultras italiani neofascisti" con questo nome, e poco altro.

Negli ultimi report del Viminale sulle manifestazioni sportive non si fa più menzione del gruppo da anni. Intanto, malgrado il tentativo di creare una falange di ultra-destra a supporto della Nazionale sia sostanzialmente fallita, o quanto meno andata disperdendosi, fonti come il ministero degli Interni e diverse inchieste fanno notare come ormai le curve italiane a supporto delle squadre locali stiano lentamente scivolando verso posizioni palesemente neofasciste.

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