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I nuovi dettagli che rivelano il ruolo dell'Italia nella prossima guerra in Libia

Secondo il generale americano Bolduc i militari USA e gli alleati – inclusi Francia e Gran Bretagna – avrebbero "creato un Centro di coordinamento della Coalizione a Roma" e "da mesi" starebbero pianificando le operazioni sul campo.
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Foto via Wikimedia Commons.

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Il secondo intervento militare in Libia, dopo quello del 2011, sembra essere sempre più vicino.

Secondo il generale Donald Bolduc, comandante delle forze speciali statunitensi in Africa, i militari USA e gli alleati – inclusi Francia e Gran Bretagna – avrebbero "creato un Centro di coordinamento della Coalizione a Roma" e "da mesi" starebbero pianificando le operazioni sul campo.

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Parlando al Wall Street Journal, il generale ha anche sottolineato come lo Stato Islamico – che ha approfittato del conflitto tra i due governi rivali per espandersi in Libia – sia ormai diventato "troppo forte" per essere sconfitto senza il supporto degli Stati Uniti.

Il segretario della difesa Ash Carter, dal canto suo, ha dichiarato che la formazione di un governo di unità in Libia è "la chiave" per ottenere il lasciapassare all'intervento straniero.

Anche perché, secondo una fonte europea citata dal Wall Street Journal, Roma, Parigi e Londra non hanno intenzione di intraprendere un'azione militare prima della formazione di un governo di questo genere. Senza di esso, infatti, il timore è quello di "infiammare il sentimento nazionalista" e di "spingere ancora più libici nelle braccia dell'Isis."

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Il problema è che, stando agli ultimi sviluppi, questo governo di unità nazionale stenta a nascere. Ad esso, infatti, si oppongono diversi attori, tra cui il generale Khalifa Heftar.

Il quotidiano egiziano Al Ahram, citato da Repubblica, afferma che al Cairo "sono in corso negoziati informali" tra le parti libiche per arrivare ad un'intesa "che porti alla nascita di un Consiglio presidenziale guidato da Fayez al Sarraj, due vicepresidenti e due ministri di Stato affiancati dal ministro della Difesa." In questo quadro, Heftar dovrebbe restare "a capo dell'Esercito, ma senza incarico nel governo."

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A ogni modo, ha spiegato Carter al Pentagono, la guida di questa coalizione internazionale dovrebbe essere affidata all'Italia in ragione della sua "prossimità" con la Libia.

In un'intervista al TG1, il presidente del consiglio Matteo Renzi ha dichiarato che "l'Italia è un paese guida su questo dossier," pur ribadendo che "la priorità è formare un governo in Libia."

"Abbiamo rapporti molto solidi con gli Usa, sono i nostri principali alleati, e con loro condividiamo il giudizio che prima di una missione vadano fatti tutti i tentativi per formare un governo," ha aggiunto il premier. "Abbiamo visto cosa è accaduto quando i francesi e gli inglesi sono intervenuti senza un quadro di governo stabile."

Sulla questione è intervenuto anche il ministro degli esteri Paolo Gentiloni. "La situazione è abbastanza chiara e le ultime affermazioni del segretario alla Difesa americano Ash Carter sono chiare", ha detto a New York, specificando comunque che la "minaccia jihadista" non giustifica avventate "spedizioni nel deserto."

"L'azione è urgente ma l'illusione di interventi senza prospettive di medio e lungo periodo l'abbiamo già coltivata. Dobbiamo quindi evitare gli errori del passato e le fughe in avanti," ha infine ammonito Gentiloni.

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Foto in apertura di ????_?? via Wikimedia Commons.