Munchies

Cosa significa essere trans e lavorare in un ristorante

Tra le minacce di molestie dei clienti e la cultura misogina della cucina, l'ospitalità è difficile per le persone trans.

di Ruby Lott-Lavigna; foto di Liz Seabrook; traduzione di Andrea Strafile
15 ottobre 2018, 8:13am

Foto di Liz Seabrook

Quando Jade Jones ha iniziato a mettersi extension e unghie finte, il capo del supermercato dove lavorava non l'ha presa proprio bene.

"Il mio capo era piuttosto restrittivo su cose come questa", ricorda. "Non mi era permesso mettermi unghie finte, anche se le mie colleghe donne potevano avercele. Invece quando lavoravo in un altro settore, prima di trasferirmi a Londra, venivo presa di mira anche per il trucco- anche se ne mettevo davvero un velo".

Essere apertamente trans sul posto di lavoro non è facile. Secondo un rapporto dell'organizzazione Stonewall, l'anno scorso metà dei trans in tutta la Gran Bretagna hanno nascosto la propria identità sul lavoro - e non stupitevi se vi dico che il 12 percento delle persone transessuali o transgender sono state fisicamente molestate dai colleghi e dai clienti nell'ultimo anno, e che invece il 21 percento non si sente affatto al sicuro per denunciare un abuso.

Una volta c'è stato un cliente che mi ha dato un pugno in faccia solo perché ho rifiutato di servirgli un'altro drink, visto che era ubriaco lercio

E, come ha potuto scoprire Jones sulla sua pelle, i trans che lavorano nel mondo del food - che è un'industria basata più che altro sull'interazione con i clienti - devono affrontare sfide anche più grandi.

Grazie all'Equality Act del 2010 in Gran Bretagna, oggi è illegale dare mansioni di importanza minore in base e discriminare in base a come ci si definisce; questo significa che molti trans, ora più che mai, lavorano in ristoranti, bar, alimentari o supermercati. Con l'aumento della visibilità della questione transessualità e transgender - spinta anche dalle attuali consultazioni di Governo sul Gender Recognition Act - queste tematiche vengono ancora più alla luce. È sicuramente una cosa positiva, per più di un motivo, soprattutto perché si mette a conoscenza l'opinione pubblica dei diritti legali di cui godono o dovrebbero godere i trans. Ma dall'altra parte, questa visibilità li espone a molestie e crudeltà gratuite.

Jones è cresciuta a Dover, ma si è trasferita a Londra a 19 anni per inseguire il suo sogno, quello di incidere un album. Così si è messa a cercare un lavoro flessibile che le permettesse di pagare lo studio di registrazione, e ha ripiegato sulla sana, vecchia industria alberghiera. Si è unita al team della sala del bar LGBT Dalston Superstore nell'East London e poi è andata da Vodoo Ray's, una pizzeria al taglio dello stesso gruppo.

È da Voodo's Ray a Shoreditch che le ho parlato per la prima volta. Ci siamo seduti fuori nel patio del locale, a fumare una sigaretta mentre il sole ci scaldava la faccia. E lì ho notato il tatuaggio che ha sul petto, con la scritta "Perfetto è noioso".

"Quando lavori, da qualsiasi parte, per più di 20 ore a settimana, cominci a renderti conto che, in genere, le persone più si ubriacano più diventano aggressive", mi dice Jones. "Così impari a diventare molto più veloce e a limitare gli scambi coi clienti il più possibile."

Dai "signore" e "signora" dei ristoranti gourmet, al "ragazzo" o la "ragazza" che prendono gli ordini da McDonald's, i locali sono pieni zeppi di un linguaggio di genere. Per chi ci lavora ed è trans, la cosa aumenta il rischio di essere definiti con il genere sbagliato, delegittimizzando la loro identità e causando uno stress superfluo.

"Era una cosa che mi creava molta ansia", mi ha detto Jones riguardo al fatto di essere sempre insicura sul lavoro. "Ho cercato di evitare conversazioni approfondite con i clienti, per evitare di venire ferita o umiliata"

1539076727839-Jade_Selects_0F9A0573
Jade Jones fuori dal Voodoo Ray's nell'East London. Foto di Liz Seabrook.

Essere "misgenderizzati" (riferirsi a una persona con un pronome di genere specifico che non rispecchia la sua identità di genere, ndt.) è un problema comune per i trans che lavorano in sala o all'accoglienza di ristoranti e bar, ma non è certo il peggiore. A differenza di tanti altri lavori nell'industria del food, il personale di sala e i bartender devono interagire direttamente con i clienti, in ambienti dove l'alcol scorre spesso a fiumi. Una semplice informazione a un tavolo affollato per dire che magari non è più disponibile la cotoletta alla milanese, può diventare in un attimo in un attacco personale. E se sei trans, il rischio è ancora più alto.

"Una volta c'è stato un cliente che mi ha dato un pugno in faccia solo perché ho rifiutato di servirgli un'altro drink, visto che era ubriaco lercio", mi racconta. "Mi ha chiamato in modi davvero disgustosi".

"È stata una cosa davvero veloce e merdosa", continua a dirmi. "Mi sento costantemente come se fossi solo io ad avere questi problemi. Sono io in prima linea a beccarsi queste cose, nessun altro."

"Mi sento costantemente come se fossi solo io ad avere questi problemi. Sono io in prima linea a beccarsi queste cose, nessun altro."

La dottoressa Ruth Pearce, una femminista trans, studiosa dell'università di Leeds, concorda sul fatto che le persone trans che lavorano nel mondo della ristorazione e degli alberghi possono trovare delle difficoltà molto grandi con i clienti.

"Se qualcuno è visibilmente trans, e fa un lavoro di sala, è più probabile che ottenga risposte negative dai clienti, soprattutto se qualcuno ha davvero un problema", mi dice al telefono.

"Qualcuno poi ha spesso un problema quando arriva un trans", continua la dottoressa Pearce. "Ed è il momento in cui potrebbe esserci un ulteriore livello di discriminazione, con commenti inappropriati o minacce di violenza. Le persone che lavorano in questo genere di industria di servizi lo sperimentano comunque. Ma in questo caso, in un certo senso, essere trans può essere un fattore esasperante."

E per aggiungere altra carne al fuoco, i dati dicono che le persone trans sono più propense a lavorare in ristoranti e bar che in molti altri settori.

"I trans hanno enormi problemi a venire assunti", mi spiega la dottoressa Pearce, "perciò spesso vanno a lavorare nella ristorazione: è più difficile per loro poter accedere a molti altri lavori."

Con le minacce di abusi sul lavoro così alte, quali pericoli ci sono per chi di loro deve servire il cliente più affamato e più ubriaco?

Em Cameron (che li usa, i pronomi) si è trasferito a Bristol da Edimburgo per frequentare l'università. Dopo essersi laureato poco più di due anni fa, ha iniziato a lavorare al Cafe Kino, un caffè vegano e uno spazio comunitario nel quartiere di Stokes Croft a Bristol. Incontro Cameron proprio qui, durante un intenso servizio di pranzo del giovedì, e il posto è pieno di studenti che stanno ripassando per gli esami e di giovani famiglie che si godono falafel fatti in casa.

Con Cameron ci siamo seduti nella sala di sotto, con altri due ragazzi trans impiegati al Cafe Kino, Jamz e Rae. Per iniziare gli ho chiesto come la loro identità li ha influenzati sul lavoro.

1539078305894-DSC01643
Il Cafe Kino, caffè vegano a Bristol. Foto dell'autrice.

“Beh, sei lì a servire persone che fanno giudizi su "cosa sei" esattamente", dice Cameron.

"Quando sei dietro il bancone, ti senti molto più sicuro - tutto quello che devi fare è fare un passo indietro e sei relativamente al sicuro", continuano. "Ma non appena devi andare in sala, e devi chiedere a qualcuno di andarsene, e le cose sembrano finire in uno scontro, sai che c'è una buona possibilità di essere in pericolo."

Cameron mi spiega che mentre loro non si sono mai sentiti veramente minacciati al Cafe Kino, ci sono stati però casi di persone che sono entrate nel locale e hanno messo in discussione il loro genere, anche in modo piuttosto aggressivo.

"Ti guardi attorno e pensi, 'ok, tutti gli altri sono occupati, devo pensarci io a questo' ", continua Cameron. "Sai che c'è una possibilità che sfoci in una situazione di conflitto."

1539077496542-DSC01659
Em (a sinistra) con l'amica Jamz fuori dal Cafe Kino. Foto dell'autrice.

Come Jones e Cameron, molte persone trans e genderqueer (che non si definiscono in un sistema di genere binario, ndt.) hanno subito abusi sul lavoro. Il problema è che riferire di eventuali incidenti alla polizia non è sempre facile.

Per fare chiarezza, MUNCHIES ha richiesto informazioni sul numero di episodi e reati transfobici nei ristoranti e nei bar avvenuti negli ultimi tre anni, alla polizia metropolitana, a quella di Greater Manchester e a quelle di Glasgow e del West Yorkshire. Sebbene due di queste forze di polizia non abbiano registrato la posizione esatta in cui tali incidenti sono avvenuti, tutti hanno segnalato invece un basso numero di reati legati all'odio transfobico in rapporto alle loro dimensioni di competenza. La polizia di Glasgow, ad esempio, ne ha segnalati solo 12 nel 2016, un numero minuscolo per una forza di polizia che copre quasi 770.000 persone.

La polizia Metropolitana di Londra e la polizia del West Yorkshire, invece, registrano le posizioni degli incidenti transfobici. La Met è responsabile di 8,6 milioni di londinesi, e, mentre il numero di attacchi registrati era leggermente più alto rispetto alle altre forze di polizia, ci sono stati solo otto attacchi nei bar e nei ristoranti riportati nel 2015 e nel 2016, e solo dieci nel 2017. I dati per la polizia del West Yorkshire, che copre 2,2 milioni di persone in città come Leeds e Bradford, hanno avuto risultati altrettanto bassi. Addirittura nel 2015, non ne è stato segnalato nessuno nei bar e ristoranti della zona.

Facendo conto che il 41 percento dei trans in Gran Bretagna hanno avuto almeno un'esperienza negativa, di odio o proprio criminale nell'anno passato, il numero specifico degli incidenti riportati per ristoranti e bar è ridicolmente basso.

"Quello che mi salta immediatamente agli occhi è che i numeri di incidenti transfobici segnalati nei ristoranti e nei bar sono chiaramente molto piccoli ", dice la dottoressa Pearce, quando le mostro i dati della polizia metropolitana. "Stanno chiaramente sottovalutando ciò che sta accadendo, il che non è una sorpresa. Detto questo, si tratta comunque di una quantità relativamente alta registrata anche in questi luoghi."

Secondo Pearce, i transessuali potrebbero essere riluttanti a denunciare abusi a causa di una sfiducia nei confronti della polizia, o una semplice mancanza di conoscenza intorno a ciò che definisce un "crimine di odio transgender" - un qualcosa che è diventato legge solo nel 2010.

"Molti transessuali non pensano che verranno presi sul serio dalla polizia", continua Pearce. "Quello che accadrà è che le persone avranno brutte esperienze e poi le condivideranno. Finisce per esserci questa idea generalmente condivisa di quello che le persone potrebbero anticipare che accada loro."

Mentre Cameron deve ancora fortunatamente avere una ragione per riportare un incidente alla polizia, gli altri mi dicono che chiedere aiuto alle autorità non sarebbe la loro prima risposta al problema.

"In generale, non ci fideremmo nemmeno del fatto che, una volta chiamata la polizia, stia dalla nostra parte o ci prendano sul serio", mi hanno detto. "Più in generale, qualsiasi interazione con le istituzioni statali o governative tende ad avere dietro un sacco di duro lavoro tra misgenderismo e cambi di nome, per qualsiasi transessuale, e la polizia non fa eccezione alla regola."

Ho chiesto alla polizia di Londra le politiche che ci sono volte ad aiutare le persone trans che lavorano a contatto con il pubblico. Il sergente Anthony Forsyth mi ha detto: "Il Met ha investigatori specializzati in crimini d'odio che lavorano all'interno delle unità di comando di salvaguardia della circoscrizione e che sempre più offriranno assistenza e consigli pratici per aiutarti a decidere cosa fare dopo un'aggressione."

"Gli agenti di tutta Londra continuano a sensibilizzare sui reati di odio e incoraggiano le vittime a farsi avanti. Siamo consapevoli che questo tipo di crimine sia sottostimato, motivo per cui continueremo a lavorare duramente per ottenere la fiducia di tutte le comunità, per farle uscire allo scoperto."

Dall'altra parte di Bristol un ex membro dello staff di Cafe Kino, Babs, ha aperto un caffè vegano, EAT YOUR GREENS. Il partner di Babs, Hywel, mi racconta di come può essere dura lavorare nella ristorazione per un trans.

"Sento quasi come se tutto il peggio mi investa in ogni modo, forse perché non ho ancora iniziato il processo di transizione fisica", mi dice Hywel, dopo aver discusso insieme della lunga trafila burocratica per l'operazione di cambio sesso tramite il servizio sanitario nazionale. "Devo dire che non sono ancora stato in quella situazione scomoda. Ma immagino debba essere piuttosto impegnativo trovarsi in una situazione del genere faccia a faccia con i clienti."

"Con un impiego di accoglienza, ad ogni modo, si sa che devi fare un grosso lavoro emotivo," prosegue Hywel. "A volte le persone vengono qui scaricando tutti i propri problemi appollaiati sul bancone. Hanno avuto una brutta giornata e si sfogano su di te."

Quasi chiunque con cui abbia parlato per scrivere questo pezzo era d'accordo sul fatto che pubblicizzare una politica di inclusione dei trans tra i clienti e lo staff sia un primo passo cruciale nel migliorare la sicurezza e la serenità delle persone transessuali sul posto di lavoro.

1539078044166-DSC01671
Eat Your Greens cafe a Bristol. Foto dell'autrice.

Per Babs, che ha lavorato come chef in più di un ristorante a Bristol prima di aprire Eat Your Greens, era importante che il cafè fosse un posto sicuro per lavoratori e clienti LGBTQ.

"Se qualcuno facesse con un commento transfobico su un cliente o sullo staff non permetterei mai che passasse in sordina, neanche per un secondo," mi dicono. "Il silenzio è complicità."

Questa situazione è tutt'altra cosa rispetto alla maggior parte delle cucine nelle quali Babs ha lavorato in precedenza. Racconta, un po' esitando, di un ottimo ristorante a Bath dove lavorava.

"Ero in un ambiente tossico ed era orribile. Ho detto a tutti che il mio pronome è 'they' (non si intende come "they" plurale, ma come un singolare neutro, che si riferisce a entrambi i generi, ed è intraducibile, ndt.) e che 'mi chiamo Babs'. Loro hanno visto che il mio nome è Rebecca, e così mi chiamavano Becky. Nessun mi ha dato del 'they' per tutto il tempo che sono stato lì."

Nonostante le cattive esperienze nell'industria alberghiera e ristorativa, sia Hywel che Babs vedono i cafè e i ristoranti come spazi vitali di ampio respiro per aumentare la visibilità e promuovere la comunità trans.

"Più persone trans e genderqueer riescono ad aprire attività e a essere supportati dalla comunità, più aumenta la consapevolezza," mi dice Babs.

1539078203194-DSC01680
Babs (a sinistra) and Hywel. Foto dell'autrice.

Quasi tutte le persone con cui abbia parlato per scrivere questo pezzo erano d'accordo sul fatto che pubblicizzare una politica di inclusione dei trans tra i clienti e lo staff sia un primo passo cruciale nel migliorare la sicurezza e la serenità delle persone transessuali sul posto di lavoro.

Jones, per esempio, ha notato un netto cambio di atteggiamento dei clienti da quando Voodoo Ray's ha lanciato la semplice iniziativa di appendere poster nei loro locali con la scritta: "Voodoo Ray's è un locale LGBTQ-friendly. L'omofobia, la transfobia, il razzismo, la misoginia e qualsiasi altra stronzata non saranno tollerate."

"Mi capiscono decisamente meglio di prima," mi dice Jones.

In una conversazione che abbiamo avuto poco dopo sui poster ha aggiunto: "non mi importa dell'opinione degli altri, ma non mentirò - prima non era affatto facile."

"A volte credo che questi poster non dovrebbero essere necessari, le persone dovrebbero solo avere rispetto per gli altri senza che qualcuno glielo ricordi", continua.

Jones ricorda anche un incidente in cui un cliente transfobico aveva scritto una cattiva recensione di Voodoo Ray's, dove l'accusava gratuitamente di aver dato delle 'puttane' al suo gruppo di amiche. Fino a quest'anno avrebbe dovuto dare una sua versione scritta dell'accaduto al proprio superiore "come in un libro per scrivere dei rapporti," rivivendo dolorosamente su carta questi abusi da parte di estranei.

"Se avessi tra le mani i miei resoconti e li leggessi, probabilmente scoppierei a piangere", mi confessa.

"Mi hanno esplicitamente fatto capire che stavo danneggiando la mia immagine, dicendo al mondo che sono un trans. Così, due settimane prima di Natale mi hanno sfilato da sotto i piedi un accordo da 25.000 sterline."

Il Voodoo Ray ormai non richiede più che i suoi impiegati debbano fare un report scritto degli incidenti che avvengono nel locale, e si sono messi a lavorare insieme a Jones per stilare delle nuove regole per riportarequello che accade. Ha anche voluto chiarire che le semplici attenzioni che ha ricevuto al Voodoo Ray sono state preziosissime: "Il mio manager mi ha supportato in alcuni momenti davvero bui e gli sono davvero grata per questo."

"Tutti quelli con cui lavoro mi supportano, e per me è una grande cosa", aggiunge. "Questa è la condizione in cui dovrebbe essere chiunque sia transgender in un ambiente di lavoro: al sicuro."

Dan Beaumont, il proprietario di Voodoo Ray e Dalston Superstore, spiega come la società abbia lavorato per creare un ambiente di lavoro positivo per Jones e altri dipendenti trans.

"Siamo davvero fortunati ad avere una squadra forte e solidale accanto a Jade, che ha lavorato con lei per sviluppare strategie per affrontare tutte quelle assurdità che ancora oggi si possono vedere", mi ha detto Beaumont per mail. "Se parliamo di supporto, la verità è che Jade Jones ci ha aiutato molto più di quanto abbiamo fatto noi con lei, aprendoci gli occhi sulla lotta quotidiana che molte persone trans affrontano solo per essere se stessi."

Un posto indipendente come il Voodoo Ray non è la sola azienda alimentare che apporta delle modifiche alle regole del locale per supportare i lavoratori trans. Negli Stati Uniti, Starbucks ha recentemente annunciato che amplierà i suoi benefit sanitari per i dipendenti, a copertura di interventi chirurgici "di base" e "top", mentre altri caffè e ristoranti su entrambe le sponde dell'Atlantico stanno cominciando ad adottare servizi igienici di genere neutrale come norma.

Nei media foodies le figure trans sono meno conosciute, ma individui come lo scrittore e promotore del cibo Jack Monroe, che si identifica come genderqueer, ha segnato uno dei più importanti cambiamenti pubblici in favore di una visibilità dei trans, quando ha fatto coming out nel 2016.

Monroe mi ha raccontato come non sia stata una decisione facile.

"Quando mi sono sentito pronto a uscire allo scoperto, nel 2016, stavo proprio per firmare un anticipo per quello che sarebbe stato il mio terzo libro di cucina", dice. "L'editore ha trovato un articolo che avevo scritto poche settimane prima, dove stavo parlando del mio essere transgender, e han deciso che non voleva pubblicare il mio libro di cucina."

"Mi hanno esplicitamente fatto capire che stavo danneggiando la mia immagine, dicendo al mondo che sono un trans", continua, "così, due settimane prima di Natale mi hanno sfilato da sotto i piedi un accordo da 25.000 sterline."

Mentre Monroe nota che il mondo del cibo sta lentamente diventando più tollerante, pensa però che ci sia ancora una lunga strada da percorrere. Giusto di recente ha twittato l'immagine di un commento violento che ha ricevuto sul suo blog, con un indirizzo email che si riferisce a Monroe, "die@theearliestpossible.com" (muori@ilprimapossibile.com, ndt.). Ed è stato pubblicato in fondo alla ricetta di un'insalata di ceci.

"Penso che l'industria della scrittura enogastronomica resti pietrificata da tutto ciò che non si adatta al loro bello stampo confortevole e casalingo", dice Monroe. "Ha davvero bisogno di mettersi al passo con il resto del mondo."

1539080882476-Jade_Selects_0F9A0515
Jones dietro il bancone al Voodoo Ray's Foto di Liz Seabrook.

Mentre alcuni settori dell'industria alimentare sono inospitali per le persone trans e transgender, i ristoranti e i caffè, con le giuste politiche e la giusta gestione, possono diventare una casa per coloro che altrove sono stati sistematicamente esclusi. Il Cafe Kino è stato il primo posto in cui Cameron si sentiva abbastanza a suo agio da far uscire se stessa.

"Ho fatto coming out solo dopo aver iniziato a lavorare qui", mi ha detto. "È stato grazie al grande calore che il Cafe Kino mi ha dato. Ho iniziato a lavorare qui e ho notato che metà dello staff usava i pronomi neutri. Quando ho visto il modulo con il box dei pronomi, ho pensato: "Ora posso farlo davvero."

Se lavorare in questo settore ha significato per Jones esporsi agli abusi, lei ha trovato la forza di usare la propria visibilità per sfatare i miti sull'essere trans.

"La transfobia non è presa sul serio molte volte. Il minimo che le persone potrebbero fare è educare se stessi e gli altri prima di parlare. Se le persone sono sinceramente interessate, colgo l'occasione e il tempo per dimostrare che le persone transessuali non sono diverse da chiunque altro." E poi, con aria di sfida, un ultimo gesto della mano con le unghie luccicanti, dice:

“Noi non siamo dei cazzo di mostri.”

Unisciti a VICE e a Stonewall per chiedere al governo di apportare modifiche sostanziali al GRA e invia la tua risposta alla consultazione. Segui qui tutta la nostra copertura Recognise Me.

Segui MUNCHIES su Facebook e Instagram

Vuoi restare sempre aggiornato sulle cose più belle pubblicate da MUNCHIES e gli altri canali di VICE? Iscriviti alla nostra newsletter settimanale.

Questo articolo è apparso originariamente su Munchies UK.