Tommaso Paradiso è il Dr. House

LOVE dei Thegiornalisti mi fa incazzare tanto quanto mi fa innamorare di Tommaso Paradiso, proprio come mi succedeva quando guardavo Dr. House.
Screenshot dal video di "Riccione" / Fotografia promozionale.

Prima di approcciarmi al nuovo album dei Thegiornalisti mi sono guardato un’intervista a Radio Deejay del loro frontman, Tommaso Paradiso per l’appunto. Conosco il personaggio e la sua musica da quando il massimo clamore che generava nasceva da un post contro i colleghi dell'indie e quindi con il tempo ho potuto assaporare ogni suo cambiamento fino all'ultimo, quello che lo ha fatto diventare una sorta di Mahatma Gandhi della musica italiana che cerca di diffondere l’amore a forza di interviste e musica. Nel corso della sua ospitata su Deejay, Paradiso riesce in 10 minuti a infilare un pensiero come "ormai su Facebook non si dice più di essere andati al mercato di mattina con la nonna, che è un’esperienza incredibile che fa ricordare l’infanzia e i suoi sapori, si odia e basta". Il virgolettato non è preciso, il concetto è lo stesso e l'unica cosa che mi ha fatto pensare è: “Ok, io davvero devo ascoltarmi 39 minuti di disco di uno che per undici tracce mi ricorderà di quanto bella sia la vita e il passato e la Lazio e Pierluigi Pardo?”. Poi, come al solito, ha parlato la musica. Mi succede ogni volta, con Tommaso Paradiso. Accumulo per giorni, settimane, mesi dell’odio poi casualmente metto play su una sua canzone e tutto l’odio svanisce. Ascolto e gli riconosco di essere il migliore. Non è un caso che l’ultima traccia del disco si chiami "Dr. House". E non è un caso per il semplice fatto che Tommaso è la controfigura della musica italiana del personaggio interpretato da Hugh Laurie.

Pubblicità

Una foto promozionale di Tommaso Paradiso. O del Dr. House? Chi può dirlo? Non certo io. Credit: Carolina Amoretti.

Se dovessi mettermi a riflettere su cosa mi ha lasciato Dr. House negli otto anni di messa in onda, di primo acchito direi: "odio”. Ricordo ancora mia madre che, borbottando, metteva su Italia Uno nei minuti immediatamente precedenti alla cena per insultare per un’ora abbondante quell’attore in camice, che alla fine però l’aveva sempre vinta. Se oggi dovessi rimettermi a vedere una puntata di Dr. House l’odio sarebbe di nuovo la prima sensazione a pervadermi. Dovrei però riconoscere, con lo scorrere dei minuti, che subito dopo arriverebbero coinvolgimento, immedesimazione, ammirazione e infine trasporto. In poco più di 40 minuti, il personaggio di Hugh Laurie riusciva a passare dal più grande stronzo sulla faccia della terra al tuo eroe personale. E così tutti i cazzo di giorni. Tommaso Paradiso, dopo aver passato il suo periodo da Sgargabonzi, ha smesso di postare su Facebook e ha definitivamente indossato i panni del Dr. House. Se per il medico la soluzione primaria a tutto era il "lupus", per Paradiso è l’amore. Ovunque il cantante romano ci butta l’amore: lo fa nei cinepanettoni, nel calcio, nelle interviste in radio, sui pullman bianchi a due piani che stanno girando per Milano. E lo fa con questa nonchalance, non accettando che qualcuno gli dica "Ehi, Tommà, forse l’amore qua non c’entra proprio un cazzo", che tu frustrato non puoi che dargli ascolto e farti convincere che forse l’amore c’entra qualcosa. Poi, nel corso dei soliti 40 minuti—che per Paradiso sono la durata del disco—passa dalla testardaggine ad aprirti il suo mondo e con la sua innata e innegabile capacità di scrittura piazza undici hit una dietro l’altra, che ti costringono ad alzare le mani, lasciare la stanza e dirti “sarà pure stronzo, ma quanto è bravo”.

thegiornalisti love copertina

La copertina di LOVE dei Thegiornalisti, cliccaci sopra per ascoltarlo su Spotify.

Dentro LOVE, già a partire dal titolo, c’è tutto il Tommaso Paradiso di cui abbiamo bisogno. Come un ruminante, forse il migliore della categoria, Paradiso riesce a prendere il meglio del suo passato, il meglio delle espressioni al confine tra il serio e il faceto e crea un linguaggio in cui è impossibile non immedesimarsi, anche perché fortemente derivativo. "Zero stare sereno" è una formula colloquiale che ricorda quei momenti in cui Gué Pequeno sosteneva di entrare in discoteca "senza scarpe, oh"—e di Gué Pequeno mantiene la stessa volontà di distruggere la sintassi che vediamo in "il cellulare, sgamo". "Love mio" è la forma derivativa di tutto quel periodo in cui Tommaso cercava di convincerci che "diare", "winnare" e cose così fossero necessarie e prossime all’imposizione nella lingua italiana. Quindi, dopo 39 minuti di montagne russe di sentimenti in cui Tommaso Paradiso prova a convincerci di tutto e del contrario di tutto, non resta che spegnere la TV, dicendo ad alta voce “finalmente”. Come se lo si odiasse ancora come all’inizio dell’ascolto, ma rimanendo profondamente colpiti dalla sua forza dentro di sé, non vedendo l’ora che siano di nuovo le 19 domani, per poterci di nuovo incontrare e scontrare con questa versione 2.0 del Dr. House. Quella che al posto del "lupus" ha il “love”. Tommaso è su Instagram. Segui Noisey su Instagram e su Facebook.

Leggi anche: