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Cultura

Il futuro è qui: cosa ‘Blade Runner’ ha indovinato e cosa no sul 2019

Il pianeta: al collasso. Le auto: ancora non volano. Noodle: sempre buonissimi. Blade Runner e le sue previsioni sul futuro sono qui.

di James Charisma
27 dicembre 2019, 10:36am

Scena per gentile concessione della Warner Bros

Ci credete? Ce l’abbiamo fatta: siamo nel Futuro, amici.

Almeno, nel Futuro descritto dal primo film di Blade Runner, uscito nel 1982 ma ambientato nel novembre 2019. (E grazie al secondo film, quello di Denis Villeneuve, sappiamo anche la data precisa degli eventi: 20 novembre 2019). La versione tetra di Los Angeles immaginata da Ridley Scott (regista del film originale), Jordan Cronenweth (direttore della fotografia), Hampton Fancher (sceneggiatore) e Syd Mead (concept artist) è finalmente arrivata.

Oppure no? Nel 1982, gli Stati Uniti stavano perdendo una guerra commerciale con il Giappone, Micheal Jackson usciva con Thriller, e la Person of the Year del TIME era un computer. Era un’era, questa, in cui le visioni distopiche del futuro erano limitate alle pagine post-moderne dei romanzi fantascientifici scritti da autori come Philip K. Dick (il cui romanzo, Do Androids Dream of Electric Sheep? ha ispirato proprio Blade Runner) e Harlan Ellison, o dipinte chiassosamente in fumetti come Judge Dredd. Eppure, Blade Runner è riuscito a trascendere decadi e generi nell’insegnarci come si immagina “il futuro”, ed è da allora diventato forse il film di fantascienza più influente di sempre, persino più del visionario Metropolis, o di 2001: Odissea nello spazio, o persino di Star Wars.

Ma quanto della tecnologia e della cultura raccontate in Blade Runner è diventata effettivamente realtà oggi, nel bene o nel male? Ecco un riassunto di quanto il film ci avesse azzeccato o no:

“'Più umano dell'umano' è il nostro slogan”

In Blade Runner, i “replicanti” sono esseri umani sintetici, che, grazie a forza e agilità superiori e caratteristiche fisiche specifiche, sono gli schiavi perfetti per lavorare in ambienti nocivi lontani dalla Terra, zone di guerra, e per colonizzare altri pianeti. Una buona parte di loro si è ribellata ed è fuggita sulla Terra prima degli eventi del film originale, in cui intere divisioni di agenti di polizia hanno il compito di stanare i replicanti e “terminarli”.

Nel nostro 2019, la tecnologia non è ancora capace di creare robot indistinguibili dagli esseri umani, ma non siamo neanche tanto lontani. Nel pieno di un vertiginoso declino della popolazione, il Giappone continua ad affinare l’arte della robotica, nel tentativo di portare in vita migliori dipendenti di hotel, assistenti personali, e persino burocrati governativi. E se gli ingegneri della Boston Dynamics smettessero di prendere a calci i loro robot quadrupedi—che comunque sanno correre velocissimi, aprire porte e saltare ostacoli—forse un giorno avremo anche noi macchine più simili a Roy Batty, che imparano il valore della vita, anziché macchine come Terminator. Per dire, eh.

L’ambiente fa talmente schifo che ci serve un nuovo pianeta

Nessuno spiega esattamente quanto sia tremendo il clima in Blade Runner, ma è facile farsi un’idea: la sua Los Angeles è sovrappopolata, le strade sono piene di immondizia e l’inquinamento è talmente denso da costringere la città a una perpetua oscurità. In questo mondo, il sole è visibile solo dagli uffici della Tyrell Corporation, che letteralmente incombono su Los Angeles da megastrutture piramidali che farebbero commuovere Ozymandias.

In Blade Runner piove sempre (questo in parte è stato un trucco per mascherare le imperfezioni del set, ha detto Ridley Scott) e la situazione è così tragica che tutti cercano un modo per andarsene e avere “la possibilità di ricominciare in una terra dorata di opportunità ed avventura" in qualche colonia extraterrestre che nel film non viene però mai mostrata—e che magari non è neanche un granché. Il famoso canto del cigno sotto la pioggia di Roy menziona “navi da combattimento in fiamme,” alludendo a titaniche guerre spaziali. E perché servono pubblicità così invasive (tipo cartelloni enormi) per convincere le persone a credere a questo paradiso?

Qui, nel mondo reale, non abbiamo ancora la possibilità di lasciare la Terra—al massimo puoi andare sulla Stazione Spaziale Internazionale, o se sei Elon Musk, puoi lanciare una macchina sportiva nello spazio—ma per fortuna, abbiamo ancora un po’ di tempo per impedire che l’ambiente vada del tutto in malora: circa undici anni per la precisione, stando all’IPCC, secondo cui le emissioni di anidride carbonica devono diminuire del 45 percento entro il 2030 per evitare “danni catastrofici e irreparabili.” Per rispettare questa scadenza, molti scienziati credono che sia decisione politiche importanti nei prossimo 18 mesi; altrimenti, la Terra si unirà alla lista di ricordi di Roy Batty, come l’ennesima cosa “perduta nel tempo, come lacrime nella pioggia.”

Niente macchine volanti, ok, ma abbiamo i droni. E forse i taxi?

Le macchine volanti chiamate “spinner,” e che possono viaggiare sia nel traffico delle strade che decollare e atterrare in verticale, trasportano le persone in Blade Runner usando tre motori: combustione interna, jet, e anti-gravità. Il designer Syd Mead, che ha contribuito anche allo stile iconico di Alien e Tron, ha concepito gli spinner di Blade Runner come un misto tra un’automobile e un elicottero, ottenendo un veicolo che ha poi ispirato quelli di altri film di fantascienza, come Il Quinto Elemento, e gli episodi 1, 2 e 3 di Star Wars.

Nel frattempo, nella Monaco di oggi, in Germania, una startup chiamata Lilium ha appena testato il primo “taxi aereo” completamente elettrico, che potrebbe potenzialmente trasportare cinque passeggeri a una velocità di 300 chilometri orari, con zero emissioni nel tragitto. L’obiettivo è portarli sul mercato entro il 2025. E per chi non vuole correre il rischio di un viaggio e preferirebbe ricevere qualsiasi cosa dove si trova, il servizio “Air” di Amazon Prime dovrebbe entrare in funzione a un certo punto di quest’anno. Con questo programma, droni senza pilota porteranno in volo pacchi personali entro 30 minuti dall’ordine. E mentre aspettiamo che queste macchine volanti entrino effettivamente in servizio, possiamo accontentarci delle macchine senza pilota. Ammesso che non ci uccidano tutti.

Le inserzioni digitali sono ovunque

Cartelloni digitali alti 60 metri di Coca-Cola e Pan Am [una linea aerea americana che oggi non esiste più, ndt] brillano sulla Los Angeles del film, mentre insegne di Atari, RCA, e Cuisinart riempiono le strade affollate. Le pubblicità sono ovunque in Blade Runner, più o meno come oggi. Man mano che la tecnologia LED diventa sempre più economica e facile da implementare, le pubblicità si convertono agli schermi digitale, dai cartelloni alle vetrine.

Blade Runner immaginava che lo stile futuristico fatto di neon della Tokyo degli anni Ottanta si sarebbe diffuso ovunque, anche a Los Angeles. Ma, stranamente queste predizioni sulla tecnologia del futuro non hanno mai incluso i mezzi di comunicazione; per quanto il film abbia predetto l’avvento delle video chat, nessuno degli autori ha previsto che, un giorno, avremmo avuto tutti uno smartphone. Invece, Rick Deckard (Harrison Ford) deve usare una cabina telefonica per contattare Rachael (Sean Young) al bar Snake Pit, cosa che gli costa 1,25 dollari per 30 secondi di videochiamata. Vi immaginate quanto costerebbe una videochiamata interplanetaria?

La cucina asiatica come pilastro dello street food

Il cibo asiatico era ancora ampiamente esoticizzato nella Hollywood degli anni Ottanta, vuoi come prelibatezza misteriosa (come in The Breakfast Club), o come pasto economico mangiato in un vicolo parlando di magia nera cinese (come in Grosso guaio a Chinatown), oppure come ultima alternativa ordinata controvoglia dopo che il cane ha sbranato il tacchino di Natale (come in Una storia di Natale).

Certo, Deckard dimostra di non avere proprio dimestichezza assoluta con le bacchette mentre cena al White Dragon Noodle Bar nel cuore di Los Angeles. Ma Blade Runner concede al cibo asiatico la dignità del pasto occasionale, un senso di normalità nel panorama americano, quando appare all’inizio del film. Il ristorante è popolare (Deckard deve aspettare per avere un tavolo) e quando l’agente Gaff (interpretato da Edward James Olmos) riesce finalmente a trascinarlo fuori, l’ex poliziotto scorbutico si porta via la ciotola per finire il suo contenuto. E oggi, un po’ come Rick, in ogni grande città (non solo Los Angeles) puoi fermarti a mangiare al volo una porzione di ramen a pranzo o cena, e in alcuni posti devi magari aspettare per sederti.

Trent’anni fa, Blade Runner ha presentato una visione del 2019 che si è rivelata stranamente premonitrice. Solo il tempo ci dirà se Blade Runner 2049, ambientato a trent’anni nel futuro da ora, sarà stato altrettanto preciso. (Speriamo che non lo sarà affatto, considerato che la maggior parte delle persone sono costrette a mangiare scarafaggi allevati in “fattorie di proteine” e intere città, tipo San Diego, sono state convertite in discariche). Da qui è difficile per noi sapere come sarà il futuro allora. D’altronde, chi può saperlo?

Questo post è originariamente apparso su VICE US.

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